Una donna al Senato, ma è una foglia di Fico

Una donna presidente del Senato. È la prima volta. E il movimento delle donne si spacca in due davanti alla notizia. Contente perché “comunque donna”, oppure – assolutamente – no. Io sono tra quelle del no.

Simone Veil disse, più o meno:  “La parità di genere sarà raggiunta solo quando ai vertici ci saranno donne stupide e donne intelligenti, come accade per gli uomini”. E questo è una sorta di nuovo “comandamento” condiviso. Il fatto è che non considero Maria Elisabetta Alberti Casellati una donna stupida. Tutt’altro. È più semplicemente una donna che persegue un’idea della società contrapposta alla mia (e ai valori della sinistra): vuole rivedere l’aborto, è contraria alle unioni civili, si batte per una legislazione che riconosca la famiglia tradizionale come centro dell’azione politica, quando era nel Csm dichiarava che “non si può far crescere un minore in una coppia che non sia famiglia”. È per la riapertura delle case chiuse…

Tutto il resto lo si legge sui giornali: pasdaran di Berlusconi e delle sue “leggi ad personam”, vicina a quella Chiesa che non è vicina a papa Francesco (e questo lo si intuisce nelle esternazioni dell’avvocata Alberti Casellati, che è esperta in diritto canonico e ecclesiastico), finita nelle polemiche per aver assunto la figlia quando era sottosegretaria al ministero della Salute, così come da sottosegretaria al ministero della Giustizia fece della difesa di Berlusconi una missione anche mediatica. Donna navigata in politica, sulla breccia dal ’94. Sa il fatto suo. Altro che stupida.

No, non sono contenta di Alberti Casellati presidente “in quanto donna”. Non perché è di destra: la destra ha vinto (e giustamente leggo in un post di Paola Tavella, ripreso da tante: “È importante che le donne, pure reazionarie etc, possano ambire a qualunque ruolo”). Non perché è una pasdaran di Berlusconi (l’accordo tra Lega e 5Stelle non ha avuto altre mediazioni, e qui ne abbiamo molto parlato). Non per le sue personali scelte di campo nel cattolicesimo, che proprio non mi riguardano.

Non sono contenta perché la sua visione civile ci riporta indietro nei decenni, perché l’elaborazione delle donne e del femminismo è estranea alla sua cultura, perché è fiera avversaria delle conquiste delle donne – e degli uomini – sui temi più “sensibili” della nostra società, quelli legati ai diritti primari della nascita (e dell’aborto) e della coppia, quale che sia.

No, non mi basta che sia donna. Non mi basta la valenza simbolica di avere una donna un gradino sotto al Colle. La destra ha altre figure femminili di altro spessore civile – persino la candidata per una notte Anna Bernini – per le quali avrei speso un plauso.