Una democrazia
minore

Quando il ministro Finocchiaro ha preso la parola alla Camera, per annunciare che il governo poneva la questione di fiducia sulla nuova legge elettorale, si consumava un evento fortemente simbolico. Nella storia repubblicana il momento di tenuta dell’ordinamento costituzionale è stata sempre la sinistra e la sua grande battaglia per la democrazia e la centralità del parlamento.

Che una politica, per giunta di estrazione comunista, trovi normale la compressione della democrazia parlamentare, su una regola fondamentale come la legge elettorale per giunta, svela il preoccupante decadimento delle culture. Nulla più tiene. L’esposizione simbolica di Finocchiaro (e l’appoggio di tutti i ministri della sinistra ad eccezione di Orlando al “colpo di mano” come l’ha chiamato “Repubblica”) certifica non solo che quella vicenda, nel segno di un organico collegamento tra sinistra e costituzione, è da tempo spenta ma che proprio dalle ceneri di quella storia sorgono gli attacchi più insistenti alla tenuta del sistema repubblicano.

Il Pd, che celebra i suoi dieci anni di vita, è inopinatamente diventato un elemento di destabilizzazione e di erosione del quadro istituzionale. La sfida del Pd alla struttura della repubblica si è espressa in tre momenti di rilievo: la personalizzazione del referendum costituzionale (tramutato così in una variante di plebiscito per l’acclamazione del capo), la costruzione, con prove di forza e accelerazioni scandite da canguri e voti di fiducia, di una legge dichiarata incostituzionale come l’Italicum, la ridefinizione con nuovi strappi di una ennesima legge elettorale che presenta profili di dubbia costituzionalità (la figura del capo di coalizione, la presenza di liste bloccate che costringono l’elettore ad accettare la rappresentanza, non a concorrere alla sua definizione, la costrizione irragionevole a un voto trasferibile dal candidato uninominale alle liste collegate che mina il senso stesso dei collegi maggioritari).

Il dato più preoccupante è oggi l’assenza di una democrazia costituzionale in grado di condividere almeno le regole della contesa. Se chi vince disegna le tecniche più utili per conservare il potere o penalizzare gli altri attori concorrenti, questo uso strumentale del plusvalore politico (maggioranza occasionale) per sbarazzarsi dell’avversario proietta lo scontro oltre una solida cornice liberaldemocratica. L’Italia si conferma un sistema fragile a democrazia indebolita. Non ci sono nel mondo altre democrazie che hanno visto dichiarare incostituzionale ben due leggi elettorali e dopo incidenti di percorso così rilevanti prenotare una terza normativa che nasconde altri vizi suscettibili di sanzione della Consulta (e comunque in assoluto contrasto con le raccomandazioni europee in materia elettorale).

Il sistema delle garanzie è saltato e il conflitto politico si svolge nei modi del tutto irregolari del governo che impone un nuovo congegno elettorale ad appena 4-5 mesi dal voto. Questo modo di procedere lede diritti politici essenziali, riconosciuti a livello europeo e altera di sicuro la regolarità della competizione. E’ evidente che, se alla vigilia delle consultazioni ancora è indefinita la tecnica di svolgimento della contesa, il gioco è profondamente alterato e le strategie degli attori non possono essere ponderate come richiede una democrazia stabile.

Secondo il diritto europeo, i partiti che si presentano al voto devono aver avuto un significativo tempo di apprendimento delle modalità della contesa. Il passaggio dal cosiddetto Consultellum (proporzionale con sbarramento) al nuovo dispositivo (misto con un innesto maggioritario del 37 per cento) rappresenta una inversione così brusca che lede ogni requisito di una corretta competizione. Il fatto poi che viene esclusa la ricerca di un consenso ampio alla revisione delle regole (solo una generale condivisione del pacchetto delle nuove procedure avrebbe affievolito l’eccezione di una legge consegnata a pochi mesi dal voto) rende evidente che, senza scomodare la metafora del “Fascistellum” utilizzata per designare i tratti oscuri della nuova legge, il Pd celebra il suo decennale facendo precipitare l’Italia nel pantano di una democrazia minore. Come altro definire un sistema blindato che ha l’ossessione di bloccare con regole mirate l’ascesa del primo partito nei sondaggi?