Un paese impoverito
assiste al balletto
di una crisi oscura

Siamo un Paese malato, profondamente malato. Ben prima che arrivasse il Coronavirus siamo stati colpiti da una patologia che si insinua nei corpi vitali della democrazia, che impedisce il funzionamento del Parlamento, la gestione trasparente dell’economia, il controllo dei conti pubblici, il rapporto costruttivo con l’Europa, il nostro unico paracadute. Solo un Paese malato con una leadership politica che guarda il proprio ombelico, che abdica alla responsabilità di classe dirigente e si batte per difendere interessi e privilegi individuali, di casta o di gruppo, può rinunciare al governo in una congiuntura di emergenza come quella che stiamo vivendo.

Come spiegare la crisi di governo?

Da un anno l’Italia è colpita e ferita dalla pandemia, il numero dei morti si avvicina a 90.000, decine di migliaia sono i contagi, il sistema sanitario soffre mentre il tessuto sociale e l’economia si sfaldano, si indeboliscono di fronte a una prova che pare non finire. Non possiamo illuderci nemmeno per una veloce ed efficace campagna di vaccinazione. Le grandi multinazionali del farmaco tagliano dosi, dirottano forniture, violano contratti senza pagare pegno, si comportano come se fossero i veri padroni, imponendo le loro condizioni ai governi subalterni al rito del profitto. In questa situazione sociale ed economica, con un debito pubblico passato in due anni dal 130 al 160% del Pil, l’industria e i consumi che arrancano e la prospettiva di un’ondata di disoccupati quando finirà a marzo il blocco dei licenziamenti, non si sa come spiegare il terremoto politico che il Paese sta vivendo. Nemmeno i cittadini sanno cosa dire. I sondaggi pubblicati negli ultimi giorni (Pagnoncelli, Ghisleri, Diamanti) sono concordi nell’indicare la sorpresa e lo sconcerto degli italiani per questa situazione, circa la metà non capisce le ragioni della crisi. In testa alla classifica dei leader politici restano il premier Giuseppe Conte e il ministro della Salute Roberto Speranza, mentre il capriccioso Matteo Renzi è in fondo ma, comunque, ha un posto chiave al tavolo della crisi, alzando continuamente la posta nel tentativo di smuoversi dai suoi consensi da prefisso telefonico. Lo spettacolo è indecente.

Tra costruttori e competenti

Costruttori”, “responsabili”, “europeisti” cercati dal democristiano per tutte le stagioni Bruno Tabacci, non sono per ora in numero sufficiente a stabilizzare la maggioranza Pd e grillini. E allora vai con una bella pagina di intervista ai coniugi Mastella per il loro sdegnato rifiuto. Il leader del Pd Nicola Zingaretti sarebbe quasi tentato dal voto anticipato pur di liberarsi dei ricatti di Renzi se non ci fosse, però, una parte del suo stesso partito che non vuole andare a casa e punta a ricomporre un asse con lo scissionista di Rignano. E poi avete sentito Bettini? Il M5S, che due anni fa era il gruppo parlamentare più forte, con oltre il 30% dei voti e Luigi Di Maio che chiedeva l’impeachment per Mattarella, perde i pezzi per strada e non ha un capo che possa parlare per tutti. A destra c’è un po’ di animazione. Mentre Salvini, Meloni, Tajani chiedono le elezioni, Berlusconi vorrebbe salvare la patria, ma deve fare i conti con il tradimento della senatrice Rossi, già promoter delle cene di Arcore, e i dilemmi del collega Vitali. Sui giornali e nei talk tv, con la solita compagnia di giro ormai impresentabile, si discute del futuro, si lanciano le candidature di Mario Draghi e Carlo Cottarelli perché come sosteneva il prof. Mario Monti “un po’ di competenza non guasta”, ma “no, no adesso ci vuole una donna” e allora spunta l’ex presidente della Corte Costituzionale Marta Cartabia.

L’incognita Next Generation

Da fuori, intanto, ci guardano spaventati. Non siamo ancora in grado di presentare una proposta organica e coerente per il Next Generation Eu, i tanti soldi che arriveranno dall’Europa. I piani di investimento previsti, alla fine, sono superiori di oltre 30 miliardi di euro al programma europeo e quindi sarebbe necessario creare nuovo deficit. Una follia, non ne abbiamo proprio bisogno. Tutto rimane sospeso. Le grandi questioni economiche, industriali, sociali restano irrisolte. Da due anni e mezzo attendiamo di sapere se sarà tolta ai Benetton la concessione di Autostrade, il Monte Paschi di Siena oscilla tra un altro salvataggio pubblico e un matrimonio faticoso con Unicredit, Alitalia è stata (di nuovo) salvata ma vola come una compagnia regionale, Macron ha bloccato Fincantieri che aveva legittimamente acquisito i cantieri francesi Stx mentre il governo italiano non ha detto una parola sul take over di Psa su Fca. Intanto con le assemblee di bilancio di primavera scadono i consigli di amministrazione di importanti imprese pubbliche e sarà necessario rinnovare le cariche sociali, si liberano posti e poltrone. Chissà che non sia la spinta giusta a risolvere la crisi di governo.