Un Nobel antinucleare
ora al bando le armi

Non poteva essere più tempestivo, questo premio Nobel 2017 per la Pace assegnato oggi a Oslo alla International Campaign to Abolish Nuclear Weapons (ICAN), che ha sede a Ginevra «in riconoscimento del lavoro fatto per suscitare attenzione sulle catastrofiche conseguenze umanitarie conseguenti a qualsiasi uso delle armi nucleari e per i suoi innovativi sforzi per ottenere un trattato per la loro messa al bando».

Speriamo sia anche efficace.

La tempestività nasce dal fatto che è in questi giorni alla firma presso le Nazioni Unite il Treaty on the Prohibition of Nuclear Weapons, il Trattato per la Proibizione delle Armi Nucleari approvato al Palazzo di Vetro lo scorso 7 luglio con 122 voti a favore a uno solo contro (quello dell’Olanda). Non avevano partecipato alla votazione i nove paesi in possesso di armi nucleari e i loro alleati. Tra di loro, purtroppo, anche l’Italia. Il Trattato entrerà in vigore non appena sarà ratificato da almeno 50 paesi, anche se non sarà valido per chi non lo firma.

Il premio Nobel all’ICAN è dunque un esplicito appoggio a questa campagna, in un momento in cui l’orologio del rischio di una guerra nucleare è più che mai vicino alla mezzanotte. E non solo per le note vicende della Corea del Nord. L’International Campaign to Abolish Nuclear Weapons è un’organizzazione nata dieci anni fa a Melbourne su iniziativa della Federazione internazionale dei medici per la prevenzione della guerra nucleare, con lo scopo specifico di promuovere l’adesione del maggior numero possibile di paesi al Trattato per la Proibizione delle Armi Nucleari. Il voto alle Nazioni Unite dello scorso 7 luglio è stato, dunque, anche merito dell’ICAN, che già prima di oggi aveva ricevuto l’appoggio di altri Nobel per la Pace, come Desmond Tutu, il Dalai Lama e Jody Williams, oltre che dell’ex Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon.

La speranza, come abbiamo detto, è che questo sacrosanto premio Nobel sia anche efficace e spinga più paesi che sia possibile a firmare il trattato per la messa al bando e, dunque, per l’eliminazione di tutte le armi nucleari.

In realtà, già esiste un trattato – il Trattato di Non-Proliferazione Nucleare (TNP) – che, preso alla lettera, dovrebbe aver  raggiunto questo obiettivo. Purtroppo è un trattato non solo asimmetrico, ma anche lacunoso. È asimmetrico perché riconosce a cinque potenze – guarda caso, i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (USA, Russia, Cina, Regno Unito e Francia) – il diritto a detenere un arsenale nucleare, anche se le impegna a svuotarlo non appena possibile. Da decenni queste potenze, che pure hanno sottoscritto il Trattato, ne violano lo spirito, anche se non la lettera, e conservano le loro armi nucleari. Ci sono poi altre tre nazioni (Israele, India e Pakistan) che hanno le bombe, ma non hanno sottoscritto il TNP.  Infine c’è la Corea del Nord che è uscita dal TNP in maniera del tutto unilaterale e si è dotata di un arsenale che, secondo alcune fonti, contiene almeno 20 bombe nucleari.

È opinione di ICAN, di altre organizzazioni che si occupano di disarmo e di molti paesi che se a firmare il nuovo Trattato per la messa al bando delle armi nucleari fosse un numero ampio di governi, allora la prospettiva desiderabile di un mondo “libero da armi nucleari” diventerebbe più realistica. Proprio la Corea del Nord, ma anche la proliferazione degli arsenali atomici in India e Pakistan, dimostra che la deterrenza nucleare, lungi dall’essere un fattore di stabilità, è un fattore di pericolo imminente. E l’unica possibilità per eliminare il rischio di una catastrofica guerra nucleare è eliminare le armi nucleari.

Si sono espressi in tal senso non solo numerosi scienziati – tra i primi, Joseph Rotblat, già presidente del Pugwash e Nobel per la Pace – ma anche numerosi politici. Per esempio gli ex segretari di stato Usa Henry Kissinger e George Shultz, o gli ex ministri degli esteri italiani Giancarlo Fini e Massimo D’Alema. Un mondo privo di armi nucleari non è dunque una pia aspirazione di pacifisti che camminano sulle nuvole, ma una prospettiva politica tanto necessaria quanto realistica.

Tanto più che ci sono precedenti incoraggianti. Altre armi di distruzione di massa – come quelle chimiche o come quelle biologiche – sono state dichiarate illegali e messe al bando. La notizia che proviene da Oslo ci dice che è giunto il tempo per fare altrettanto con le più terribili. È giunto il tempo di mettere al bando le armi nucleari.