Un monumento
al signor Zampironi

Quei piccoli coni di polvere insettifuga che si bruciano la sera nelle camere per stupefare le zanzare e renderle incruente; gli zampironi, altrimenti detti “sonni tranquilli”, che si consumano in accensioni e fumate intermittenti e danno idee di minuscoli vulcani in stato di eruzione; gli zampironi si chiamano così dal nome dell’inventore Gio Batta Zampironi, che fondò il suo laboratorio in Mestre nel 1862.

Per venti anni e più, dal 1922 al 1943, gli italiani furono educati all’ammirazione di ogni sorta di ammazzatori e al disprezzo di coloro che hanno operato per il bene dell’umanità; e il secolo decimonono, eccellentemente umanitario, fu chiamato con le parole stesse di Léon Daudet lo “stupido secolo decimonono”.

I vent’anni sono passati e gli italiani possono tornare senza pericolo a disprezzare gli ammazzatori e a onorare i benefattori, compresi i minimi come Gio Batta Zampironi, il quale, per averci salvato dalle punture delle zanzare in un paese così dovizioso purtroppo di questi ditteri crudeli, può a ragion veduta esser tenuto egli pure per un benefattore dell’umanità.

Due anni sono un giornalista romano propose di abbattere alcuni monumenti “ottocenteschi” della capitale e fondere col loro bronzo dei cannoni, e fra i monumenti da abbattere metteva anche il monumento a Terenzio Mamiani che non è di bronzo ma di marmo. Quel giornalista credeva probabilmente che le palle dei cannoni sono ancora di pietra, come quelle che da Castel Sant’Angelo sparava Benvenuto Cellini.

A partire da quale grado di merito l’uomo è degno di essere perpetuato nel marmo e nel bronzo? Ora che i monumenti eretti dalla dittatura sono stati rimossi, si potrebbe sostituirli con monumenti a Gio Batta Zampironi e ad altri italiani modesti ma degni della nostra gratitudine.

(Alberto Savinio, “Nuova enciclopedia”, anni Quaranta)