Londra: fiume di gente
dice no alla Brexit

Un milione di manifestanti a Londra per un nuovo referendum sulla Brexit (più quelli che non ce l’hanno fatta ad entrare e hanno sfilato nelle città vicine) e 4 milioni trecentomila firme, nel momento in cui scriviamo, alla petizione che chiede al parlamento di revocare l’articolo 50, facendo restare la Gran Bretagna nell’Unione Europea, in una posizione di sicurezza fino a una chiara decisione democratica.

Sono questi  i due fatti nuovi alla vigilia di una settimana europea decisiva: i deputati di Westminster, in questo uniti in modo trasversale, riprenderanno il controllo della Brexit, sfilandolo dalla gestione di Theresa May,  con una serie di votazioni tecniche e di contenuto politico.

Vediamo intanto di spiegare perché, sul volume delle firme alla petizione per restare in Europa, e sul numero dei partecipanti alla marcia di Londra, promossa dal comitato “The People’s vote” e dal gruppo editoriale The Independent, le stime sono certe. Le rilevazioni aeree e il confronto con la precedente protesta di ottobre dicono che i cittadini, uniti dallo slogan “Rimettiamoci al popolo” (“Put it to People”), stavolta erano molto più numerosi: ad autunno furono 700.000, secondo le autorità.

Quanto alla petizione “Revochiamo l’articolo 50 e restiamo in Europa”, talmente popolare da aver a più riprese bloccato il sito del governo, il comitato organizzatore ha reso noti i filtri cui ogni firma viene sottoposta. “Alcune persone -hanno scritto – hanno parlato di frodi e di firme straniere. A questo momento, circa il 96% delle firme proviene da cittadini britannici. È ciò che ci aspettavamo. Non commentiamo sul dettaglio delle misure di sicurezza – aggiunge il comitato – ma usiamo diverse tecniche, automatiche e manuali, per identificare e bloccare le firme da robot, account di comodo e ogni altra fonte che dia segnali di attività fraudolenta”.  È la petizione in assoluto più firmata nella storia del Paese.

Così come ha pochi precedenti la manifestazione per chiedere un nuovo referendum. La folla è partita da Park Lane, verso Westminster e fino alla piazza del parlamento. Nei discorsi si sono alternati parlamentari laburisti, conservatori, liberali, verdi, indipendenti, cittadini comuni e celebrità: ha accomunato gli interventi la convinzione che il mandato del primo referendum, che diceva sì all’uscita dall’Unione, sia stato superato dagli eventi, strumentalizzato e gestito dalla prima ministra Theresa May in modo opaco.

L’autorevole speaker della Camera, John Bercow, ha già detto che è tecnicamente non ricevibile la richiesta di un terzo voto sull’accordo con l’Europa. Più di due votazioni non possono essere richieste al Parlamento sulla medesima materia, e l’Unione Europa ha condizionato la striminzita dilazione di due settimane a un incondizionato sì all’intesa.

Westminster, dopo aver votato un controllo parlamentare chiaro ed esclusivo sulla Brexit, vaglierà diverse possibilità, ma la revoca dell’articolo 50 e l’attivazione del meccanismo per un nuovo referendum sono le opzioni più realistiche sul tavolo. L’altra questione è ottenere, come reclama la maggioranza del parlamento nelle riunioni di gruppo, tra gruppi e nelle dichiarazioni alla stampa, le dimissioni di Theresa May.

Adesso gli stessi parlamentari conservatori, sia pro che contro la Brexit, l’hanno scongiurata in privato e in pubblico di dimettersi entro l’estate; oltre questo termine vi sarà un voto di fiducia.

La marcia e in generale l’attività di Put it to the People, assieme alle 4 milioni e trecentomila firme raccolte ad oggi per restare in Europa ridanno forza al parlamento e peso all’opinione dei cittadini. La non sempre disinteressata fretta di fare a meno della Gran Bretagna e della sua tradizione democratica deluderà forse qualcuno nell’Unione Europea. Qualcosa sembra essere andato storto nei calcoli, come dice uno straordinario Benedict Cumberbatch nei panni di un cinico stratega e analista pro-Brexit nel film “Brexit”.

Nella realtà esistono i cittadini e i loro rappresentanti che, scrive il comitato The People’s Vote, “non possono, non devono e non vorranno imporre questa corrotta Brexit ai cittadini britannici senza darci la parola finale. È venuto il momento di restare uniti e di rimettersi al popolo.