Un democristiano “sociale” inaugura
l’era del dopo Merkel

Il congresso on line che ha eletto Armin Laschet  alla presidenza della CDU tedesca ha avuto due vincitori, lui e Angela Merkel, ma soprattutto un perdente: Friedrich Merz, rappresentante della destra-destra dell’Unione cristiano-democratica.

Convinto fautore dell’austerità di bilancio, nemico delle aperture della cancelliera Merkel verso i rifugiati e l’integrazione degli stranieri, propenso a cercare un rapporto con l’estrema destra di Alternative für Deutschland, non tanto con il partito (ché questo in Germania non se lo può permettere nessuno) quanto con i suoi elettori, amico dei potenti della Confindustria ostili alle politiche verdi tedesche ed europee, se avesse vinto Merz sarebbero cambiate la Germania, un po’ anche l’Europa e gli effetti, negativi, sarebbero arrivati fin qui da noi.

Il padre minatore

Laschet, invece, si è presentato sugli schermi dei delegati esibendo la targhetta d’ottone con la quale il padre entrava a lavorare in miniera. Un gesto forse un po’ retorico ma politicamente molto chiaro e nel suo discorso per la candidatura alla presidenza ha rivendicato il carattere popolare del partito, l’apertura all’accoglienza dei migranti, l’adesione alle scelte della Commissione europea per il finanziamento comune della ripresa post-epidemia, che Merz invece aveva apertamente criticato, una certa disponibilità ad accogliere le istanze ambientali e di lotta ai cambiamenti climatici che lui ha spinto fino a formulare ipotesi di alleanze politiche con i Verdi. D’altronde l’uomo è il Ministerpräsident della Renania-Westfalia, la regione in cui più che altrove nella formula tutta tedesca dell’”economia sociale di mercato” si tende a privilegiare il senso dell’aggettivo. In Renania Laschet è nato (ad Aquisgrana nel 1961), ha vissuto e si è formato politicamente nell’atmosfera di quel “cattolicesimo renano”, fortemente orientato sui valori sociali, di cui lui stesso, legato – si dice – alle gerarchie cattoliche locali, si considera un po’ un esponente.

La partita delle elezioni di settembre

È presto per dire se il nuovo presidente della CDU cercherà di diventare il successore della sua maestra anche alla cancelleria. Dopo l’ingloriosa uscita di scena di Annegret Kramp-Karrenbauer, la “delfina” che Angela Merkel si era scelta in un primo momento e che cadde per il pasticcio di un’intesa della CDU turingia con AfD in cui in qualche modo c’entrava anche Merz, forse è proprio lui che può sperare più degli altri. La scelta del candidato democristiano alla guida del governo federale per le elezioni che si terranno (Covid permettendo) il 26 settembre 2021 sarà compiuta dopo Pasqua insieme dalla CDU e dalla CSU, la sua sorella bavarese. All’interno del suo partito, Laschet dovrebbe avere buone chance: eliminato Merz, l’unico che potrebbe competere con lui pare essere Norbert Röttgen, anch’egli di origine renana, che nel congresso telematico ha favorito la sua vittoria facendo confluire su di lui i voti dei suoi delegati. Laschet ha fama di essere un buon combattente elettorale, tanto da aver battuto un po’ a sorpresa, tre anni fa una rivale molto forte come la Ministerpräsidentin di allora, la socialdemocratica Hannelore Kraft, una delle poche figure della SPD sfuggita al logoramento del gruppo dirigenti socialdemocratico.

Ma è fuori dai ranghi della sua CDU che Laschet potrebbe trovare un rivale molto insidioso: il presidente della Baviera e capo della CSU Markus Söder. Questi parrebbe proprio intenzionato a smentire il luogo comune che vuole i leader bavaresi sempre perdenti nella loro corsa alla cancelleria federale: Josef Strauss fu sconfitto da Helmut Schmidt nel 1980 e nel 2002 Edmund Stoiber, che nel suo gabinetto ombra aveva attribuito un ruolo importante a Merz, fu battuto sul filo di lana da Gerhard Schröder.