Tutte le ombre sui militari libici
addestrati in Europa

E’ dal 2014 che i libici vengono in Europa per addestrarsi.

Non sono grandi numeri. Anzi. Sono, però, particolarmente significativi i segnali del loro passaggio e che lasciano un’ombra pesante sulle operazioni ufficiali che li hanno visti coinvolti. In un primo tempo è stato per rispondere all’appello del governo di Tripoli, avanzato a Italia, Gran Bretagna, Stati Uniti e Turchia, nell’ambito dell’iniziativa del ”G8 Compact” per la ricostruzione delle nuove Forze Armate e di sicurezza libiche dopo la caduta e la morte di Gheddafi, che arrivano, solo nel nostro Paese, 340 libici per addestrarsi secondo un programma, allora interamente finanziato dal Governo di Tripoli, che fa seguito ad un accordo firmato a Roma il 28 maggio 2012 e che prevede, nel suo insieme, la formazione in Italia di più gruppi, scaglionati nel tempo, per un massimo di 2000 unità provenienti dalle tre regioni libiche: Tripolitania, Cirenaica e Fezzan.

Ma il flusso non si è più interrotto perché nel giugno 2015 viene lanciata l’Operazione Sophia, ufficialmente European Union Naval Force Mediterranean e conosciuta anche con l’acronimo EUNAVFOR Med. Quest’operazione esclusivamente militare avviata dall’Unione Europea per contrastare la tratta di migranti nel Mediterraneo in seguito ai disastrosi naufragi avvenuti all’inizio del 2015, aveva, tra i suoi scopi, quello di addestrare militari libici, a spese della comunità internazionale, per promuoverli a Guardia costiera libica e ufficialmente impiegarli per combattere gli scafisti, nella realtà usarli per i respingimenti. Ed è in base a questa brillante idea dell’addestramento in Europa che ci siamo messi in casa il fior fiore della feccia libica che si è distinta, nei luoghi dell’addestramento, per ubriachezza molesta, per aver molestato le donne del posto, per ogni genere di schifezza. Naturalmente di questi gravi fatti non se ne sa nulla ufficialmente, ma nei Paesi in cui questa gentaglia è arrivata, le voci sono più forti del segreto di Stato! Solo la Gran Bretagna, dove l’esercito britannico prevedeva di addestrare in Inghilterra 2 mila libici tra i quali molti ex miliziani che avevano combattuto contro il regime del colonnello Gheddafi, guerriglieri o più spesso banditi a cui Tripoli aveva offerto un lavoro nelle forze armate, ha sospeso, ad un certo punto, il programma di addestramento dei militari libici dopo un’ampia gamma di problemi disciplinari e comportamentali difficilmente digeribili dai rigidi protocolli del British Army.

Pochi i dettagli resi noti ma pare che i problemi sorti nella caserma di Bassinbourn, nel Cambridgeshire, che ospitava le reclute provenienti dal Paese nordafricano, siano stati davvero tanti, inclusi casi di reati penali e violenze sessuali. In Italia, dove, prima la ministra Pinotti benediceva le operazioni a sostegno del Programma di respingimenti del Ministro Minniti, ora la ministra Trenta benedice la continuità di Sophia, un silenzio di Stato ha circondato l’addestramento di questi uomini che rappresentano le “punte di diamante” del controllo delle coste libiche.

Nulla si sa ma molto si dice, in un silenzio, dei nostri vertici militari e istituzionali, colpevole per via del fatto che questi uomini addestrati in Europa, sono gli la stessi che dovrebbero “contenere” e nei casi di naufragi, salvare uomini, donne e bambini che scappano da violenze di ogni genere. Nemmeno sappiamo se le figure e i ruoli di libici/militari/scafisti/ coincidano in qualche anello della catena, perché scafisti non ne acchiappiamo quasi mai e nemmeno ci mettiamo molto impegno a ricercarli! Le nostre istituzioni sono tutte concentrate a combattere le ONG e ad alimentare l’insofferenza degli italiani nei confronti degli arrivi degli immigrati, a scopo di consenso elettorale. Un quadro drammatico che ci sta portando fuori da ogni consesso democratico che timidamente mette dei paletti.

Che fare? Cercare delle gambe forti, ben diritte di un’Italia democratica e consapevole che avanzino in sede internazionale, la proposta di dare all’UNHCR, che è struttura organizzativa delle Nazioni Unite e che fino ad oggi ha fatto soltanto saltuarie e preannunciate ispezioni, l’organizzazione e la gestione dei campi di detenzione libici che potrebbero diventare campi d’attesa per il trasferimento in Europa in relazione ad accordi interni ai Paesi UE da sottoscrivere in modo condiviso. Portare avanti una battaglia così, farebbe fare un salto di qualità a chi voglia intestarsi la risoluzione del problema immigrazione e farebbe entrare tutti noi a testa alta in un nuovo mondo possibile di nomadismo condiviso.