Tullia Zevi, dalle ignobili leggi razziali
all’impegno civile nell’Italia democratica

Il libro di Puma Valentina Scricciolo dedicato a Tullia Calabi Zevi costituisce un atto dovuto. Un atto dovuto ad una personalità tanto eminente non solo della storia dell’ebraismo italiano contemporaneo, ma direi del nostro Paese nel suo insieme (…).

Il mio con lei era un legame di tipo famigliare, anche se qualche differenza di età comincia a rendere più definito il mio ricordo solo a partire dal secondo dopoguerra, lei rientrata in Italia dopo il provvido espatrio americano, io sopravvissuta agli orrori dello sterminio nazista.

Ricordo ancora quando ci rincontrammo dopo tanti anni, tutto il mio sgomento per non aver la mia famiglia seguito l’invito dei Calabi a fuggire dall’Italia già nel 1939. Ma anche lei mi raccontò i suoi rimorsi per essersi loro salvati mentre in Europa accadeva quello che accadeva. La verità è che le preoccupazioni dei Calabi erano parse esagerate, perché ci si era illusi che in Italia non sarebbe mai successo quello che si sentiva dire della Germania. Un errore di prospettiva e di valutazione, in cui cadde buona parte della comunità ebraica italiana, che avrebbe avuto conseguenze drammatiche.

Comunque al rientro in Italia Tullia, abbandonata l’amata professione di arpista, si era concentrata sul lavoro di giornalista, intrapreso già durante l’esilio negli Stati Uniti. Nel corso degli anni riuscì a realizzare, insieme al marito Bruno Zevi, tutta una serie di relazioni, anche di carattere politico e culturale, che furono di grande valore e importanza non solo quanto ai rapporti fra Italia ed Israele, ma anche fra Italia e Stati Uniti. Ricordo come il suo portamento, la forza della sua personalità, oltre all’esperienza appunto di giornalista e corrispondente dall’estero, furono particolarmente utili in alcuni passaggi cruciali della nostra storia recente; i vari riconoscimenti ricevuti dalla Presidenza della Repubblica, dall’Europa, dall’Unesco, fino alla carica di Presidente dell’Ucei, la prima volta di una donna, stanno a dimostrarlo.

1973, al ricevimento da Papa Paolo VI
1971, intervista al re Hussein di Giordania

Lascio alla lettura del libro i particolari della mia testimonianza, in questa introduzione intendo solo sottolineare il rilievo di una vicenda biografica importante nella storia recente dell’ebraismo italiano, di una comunità cioè che ha cercato di ricostruire il suo legame e il suo ruolo nella nuova Italia democratica e repubblicana. In questo senso la firma dell’Intesa del 1987 fra Stato italiano e Ucei (…).

Non un mero successo diplomatico, ma il risultato tenacemente perseguito di un lavoro lungo e difficile. C’era infatti da rimediare alla ferita profonda inferta dalle ignobili leggi razziali del fascismo ma anche, bisogna dirlo, al modo in cui la persecuzione dei cittadini di origine ebraica era stata tollerata da troppa parte dell’opinione pubblica italiana (…).

 

 

Pubblichiamo ampi stralci della prefazione

della senatrice a vita Liliana Segre

al libro Tullia Calabi Zevi 

di Puma Valentina Scricciolo

(Ali&no Editrice) che sarà nelle librerie a metà febbraio.

Il volume, che ripercorre la storia di Tullia Zevi,

contiene, tra le altre, le testimonianze di Walter Veltroni,

Lia Levi, Piera Di Segni, Emanuele Ascarelli,  Luca e Adachiara Zevi.