Trump attacca la Corte
sui crimini di guerra
e l’Europa sta a guardare

Anche se in Italia media e politica non hanno dato il minimo peso alla notizia, non è poca cosa che l’amministrazione Trump abbia comminato sanzioni ad personam contro il procuratore capo della Corte penale internazionale, la gambiana Fatou Bensouda. In sostanza Washington ha colpito chi indaga sui crimini contro l’umanità con i provvedimenti che commina ai grandi malfattori internazionali – sequestro di eventuali beni detenuti negli Usa, proibizione a cittadini americani di avere a che fare con i sanzionati. In passato vari notabili dell’amministrazione Usa avevano manifestato ostilità alla Corte penale internazionale (in sigla ICC); ma per quanto sguaiate e proterve, le invettive statunitensi (Bolton su tutti) non avevano avuto seguito.

Fatou Bensouda

Se erano avvertimenti, non hanno fermato la Bensouda. Che negli ultimi mesi aveva avviato o accelerato indagini non solo sull’impiego disinvolto dei droni americani in Afghanistan ma anche sulla possibilità di crimini di guerra commessi da alleati di Washington: militari britannici in Iraq, israeliani a Gaza e nel West Bank, emitìratini in Libia… troppo. Washington diffida della giustizia penale internazionale; e anche l’amministrazione Obama si attenne a questa linea. Ma solo un presidente che liscia il pelo al nazionalismo più aggressivo poteva spingersi fino al punto di equiparare a sterminatori e narcos il procuratore dell’Icc.

Il contributo italiano

L’Unione europea non ha battuto ciglio, così confermando ancora una volta la propria congenita pochezza. Eppure, se c’è un tratto ‘identitario’ che distingue l’Europa è proprio la concezione dei diritti umani come valore universale, non relativizzabile, che fonda l’Icc. Idea presente nella cultura europea da quattro secoli, molto liberale e molto poco praticata. Ma nel 1998, in un contesto internazionale particolare e irripetibile, fu l’Europa a produrre il primo codice penale internazionale su crimini di guerra e i crimini contro l’umanità, e con quelli gli accordi che istituivano l’Icc. Che la Corte sia un prodotto europeo lo dice la sua storia. Ha sede all’Aja, dove già nel 1899 e nel 1907 due conferenze internazionali avevano tentato di codificare un diritto bellico. E il suo codice di riferimento è noto come Statuto di Roma perché fu a Roma che si tenne, su proposta italiana e per decisione dell’assemblea generale delle Nazioni Unite, il conclave diplomatico che produsse quel testo.

Il contributo italiano fu essenziale, tanto nella conduzione dei lavori (a presiedere era l’italiano Giovanni Conso) quanto nello sforzo per vincere le resistenze dei recalcitranti, una cinquantina di Paesi. Alla fine lo Statuto fu approvato con i voti favorevoli di 120 stati. Nella lista dei contrari (7) e degli astenuti (21) figuravano grandi potenze come Russia e Cina, e alleati degli Usa come Israele. Clinton firmò il trattato istitutivo della Corte solo pochi giorni prima di lasciare la Casa Bianca. Ma dalla presidenza Bush in poi, la destra americana ha espresso una crescente ostilità verso la Corte, fino all’aperto boicottaggio messo in opera dall’amministrazione Trump. Così adesso gli Stati Uniti, che pure nella seconda metà del Novecento erano stati decisivi nel promuovere la giustizia sovranazionale (processi di Norimberga e di Tokyo, tribunali ad hoc sui crimini commessi in Ruanda e nell’ex Jugoslavia), adesso sono tra i sabotatori.

Giovanni Conso

Sarebbe sufficiente perché un’Europa appena furba promuova la propria immagine nel mondo raccontandosi come ‘adesso l’America siamo noi’. Siamo noi che tuteliamo, nei limiti del possibile, gli inermi minacciati di sterminio; che ci preoccupiamo di porre un limite etico alle operazioni militari; che puniamo gli eccidi. Siamo noi, di conseguenza, che garantiamo all’Icc il sostegno politico senza il quale la Corte andrebbe ad aggiungersi ai rottami di progetti precedenti, smarritisi lungo il percorso periglioso e contorto attraverso il territorio in larga parte ancora incognito di una possibile giustizia mondiale. Quale migliore occasioni per rivendicare un’identità europea! Quale straordinaria opportunità per dire al mondo chi siamo senza scivolare nel tartufesco discettare dei media sull’essenza della nostra ‘civiltà’, come è noto ‘giudaico-cristiana’ con una spruzzata di illuminismo e un cucchiaino di ellenismo.

La grande glaciazione in tema di valori

Ma l’Europa del 2020 non è più quella del 1998. Come effetto dell’immigrazione e delle reazioni che l’immigrazione ha prodotto, una grande glaciazione ha raffreddato, se non proprio spento, gli slanci libertari e liberali che avevano infiammato un po’ di centro e un po’ di sinistra. L’Icc, con le sue inevitabili ambiguità e contraddizioni, non scalda i cuori, non suscita interesse, non porta introiti elettorali.

Quanto all’Italia, nessun merito viene oggi riconosciuto a giuristi, diplomatici e politici che ebbero un ruolo non marginale nel varo dello Statuto di Roma (eppure quella fu una delle poche iniziative degli ultimi trent’anni da cui questo Paese ricavò prestigio). Valga per tutti il destino di Giovanni Conso, ricordato non come presidente di quella conferenza ma per il sospetto che gli incollarono addosso un paio di magistrati, non aver prorogato il regime di carcere duro a 334 detenuti per adempiere ad un diktat mafioso (la sua fu una decisione discutibile, ma non tale da cancellare la storia di un galantuomo).

Il triste esempio della Libia

Beninteso, i diritti umani ufficialmente rappresentano sempre un valore in quei territori che siamo soliti chiamare centro e sinistra: però nei fatti un valore parecchio svalutato. Da quelle parti l’importante, si direbbe, è salvare le forme. Esempio: battezzare una banda libica ‘Guardia costiera’, organizzarla, armarla, incaricarla di intercettare migranti diretti in Europa fingendo che agisca per decisione autonoma del governo di Tripoli e in base alle leggi di uno Stato di fatto dissolto (e fin qui saremmo nei limiti di un’inventiva spregiudicata ma efficace). E poi non curarsi del destino dei migranti detenuti illegalmente dai ‘guardacoste’, e coprire il tutto sotto un’enorme menzogna annunciando che a tutelare i prigionieri sarà il personale dell’Onu (Alto commissariato per i rifugiati e Organizzazione per i migranti) cioè gente che quasi per statuto non si arrischia mai in zone insicure. I media aggiungono la loro dose di ipocrisia, commozione per le morti di migranti bambini e lodi per le politiche che hanno contribuito alle loro sventure. L’apoteosi del doppio standard si raggiunge in Senato quando i Cinquestelle votano a favore del processo a Salvini per decisioni (il divieto di attracco per la ‘Open Arms’) che l’ex ministro dell’Interno prese quando governava con Di Maio.

Non so cosa ricavino da questo ballo in maschera i nostri dirimpettai nordafricani e mediorientali ma ho il sospetto che laggiù non siano poche le menti nelle quali si va formando il seguente pensiero: se questa è la vostra democrazia, il vostro stato di diritto, i vostri liberali e la vostra sinistra, teneteveli.