Tra Trump e Xi Jinping
teniamoci stretta
la nostra Europa

Molti lo prevedevano, adesso è una realtà. Sul ring nel duello finale per il dominio del mondo salgono Donald “Caligola” Trump e Xi “Bronz Face” Jinping. Applausi. Anche se c’è poco da divertirsi.

Il primo è un biondo riccone bugiardo psicopatico che guida un Paese pieno di psicopatici che sparano alle beccacce coi mitra da guerra, dove non si discute su come migliorare un pochino-ino-ino la condizione di vita dei neri, facendoli uscire da una segregazione socio-economica brutale, ma ci si chiede pensosamente se i poliziotti possono continuare a schiacciare il collo di un fermato a terra con tutto il peso del corpo: gli farà davvero male? e se soffocarlo così, alla buona, per strada, alla pioniera fosse un deterrente efficace e indispensabile per i tutori dell’ordine? e perché non usare il lazo come facciamo da sempre coi vitelli?; un Paese dove gli acuti consiglieri del Commander in chief scambiano i cortei di protesta e le razzie nei negozi per attentati terroristici e manca solo la scoperta delle buste di antrace come dopo l’11 settembre con Bush jr; dove di qui alle elezioni succederà di tutto e il sistema di pesi e contrappesi dell’architettura istituzionale americana sarà ulteriormente minato; dove il politically correct produce bei tomi come lo scrittore-attore-sceneggiatore premio Oscar John Ridley che ha individuato finalmente i due nemici mortali del riscatto black negli Usa: il primo è il film “Via col vento” perché veicola un messaggio razzista (come prendersela perché nel “Gladiatore” c’è gente che si sbudella nell’arena del Colosseo e sugli spalti si divertono), il secondo è Quentin Tarantino, perché spesso nei suoi film gli attori usano il dispregiativo ”nigger”, e così Ridley ha chiarito per sempre di non aver capito la differenza tra “Django Unchained” e la “Sirenetta”.

Quanto a Xi Jinping quest’inverno ci ha presi tutti in giro tacendo a lungo criminalmente l’esistenza del Covid-19 e fottendosi in allegria chi invece denunciava la verità e ora ci ri-prende per i fondelli facendo rilasciare ad arte la “notizia” che il focolaio infettivo appena rilevato al mercato pechinese di Xinfadi ha avuto origine da salmone importato dall’Europa: ma certo, di tutti i tipi di animali con cui viene rifornito il mercato principale di una città di quasi 22 milioni di abitanti, guarda un po’, hanno trovato tracce di coronavirus su un tagliere utilizzato per fare a tocchi il subdolo, malefico salmone norvegese su cui è stato eseguito un tampone alla gola (sic!). La “notizia” è stata prontamente rilanciata da agenzie amiche, le solite che se c’è da prendere di mira l’Europa non si tirano mai indietro e mai racconteranno che la solenne promessa cinese di abolire i wet market (Wuhan, pipistrelli etc, presente?) non si è ancora minimamente concretizzata. Perché levare a un cittadino modello il piacere di una cenetta con fricassea di pangolino e aquila?

Paese che vai usanza che trovi. Peccato che in Cina un quinto delle cose scritte nelle righe precedenti provocherebbe l’immediato arresto e la perdita di molti punti nella patente del buon cittadino (vedi “Io non sono qui. Black Mirror” di Fabio Chiusi), faccenda molto più grave della tessera a punti Coop perché comporta seri guai, dalla difficoltà a ottenere un mutuo o una casa in affitto alla impossibilità di acquistare un biglietto per i treni superveloci. C’è chi la fantascienza distopica l’immagina e chi la mette in pratica. Imitando, come nella tradizione cinese.

Ragazzi, teniamoci stretti all’Europa che è meglio.