Tra passerelle di Stato e brindisi il dramma dei tarantini e della fabbrica

L’immagine plastica del conflitto sociale e di classe che continua a a tormentare i tarantini, lo si è potuto vedere la scorsa settimana quando, mentre i lavoratori del siderurgico manifestavano incazzati davanti ai cancelli dell’acciaieria, contro il nuovo piano industriale di ArcelorMittal (più di tremila esuberi oltre al non rientro dei 1.600 operai ancora in carico all’ex Ilva), il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano con il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, brindavano in municipio per la firma dello statuto dei «Giochi del Mediterraneo» del 2026. Dedicando ai manifestanti solo dichiarazioni di circostanza del tipo «siamo vicini ai lavoratori» lasciandoli di fatto soli e più arrabbiati che mai.

L’addio di ArcelorMittal

arcelor mittal tarantoE ne hanno motivi per esserlo. La società franco indiana, lo hanno capito oramai tutti, non vede l’ora di fare le valige e togliere il disturbo cercando di farlo nella maniera più indolore possibile sborsando il minimo della penale prevista per il recesso del contratto. E il governo italiano, proprietario della fabbrica? Dalla blindatissima Villa Pamphili a Roma, anche questa distante anni luce dalla vita reale di Taranto e del Paese, il presidente del consiglio Giuseppe Conte manda messaggi attraverso note stampa che dovrebbero rassicurare tutti.

Solo frasi di circostanza

Più o meno come le frasi di circostanza della coppia Emiliano-Melucci. «Abbiamo le idee molto chiare e non consentiremo che un progetto strategico per il Paese possa essere snaturato e reso non idoneo. Questo vale anche per gli esuberi che non riteniamo accettabili». Idee chiare sull’ex Ilva. E quindi? Ci penserà lo Stato, attraverso Invitalia a risolvere tutto, si dice. Ed ecco che ritorna l’incubo della vecchia Italsider che lo Stato fu costretto a regalare ai Riva con i risultati che sappiamo.

Già, l’acciaieria più grande d’Europa e più indebitata del mondo (attualmente produce 100 milioni di euro al mese di perdite), nelle mani dell’Agenzia nazionale per lo sviluppo, la stessa che qui a Taranto sta gestendo – male – la costruzione del nuovo polo ospedaliero della provincia ionica, l’ospedale San Cataldo, affare da 207 milioni di euro che dopo tre anni di «tutto è pronto» è ancora imbrigliato in un contenzioso arrivato sino ai giudici della Corte Europea che devono esprimersi sul conflitto tra norme comunitarie e italiane sulle certificazioni degli appalti.

Si parla solo dei morti Covid

di Mafe De Baggis from Milano, Italy – Le Benevole, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=20466457

E l’inquinamento? E i morti per tumore? Nemmeno questi argomenti, tranne che in poche eccezioni, trovano più spazio nel dibattito politico locale e regionale. L’informazione di Stato, quella regionale e della Asl in questo caso, non parlano ormai d’altro che dei morti per Covid lasciando in coda interminabili liste d’attesa per visite ed esami specialistici, anche per patologie oncologiche, sospese dal lockdown (se ne contano sessantamila in attesa).

Persino sui dati dell’inquinamento non ci si mette più d’accordo. Per gli ambientalisti che analizzano i risultati delle centraline dell’Arpa, l’agenzia per l’ambiente, i livelli sono ancora preoccupanti. Ma poi i sindacati ricordano che l’industria dell’acciaio è pressoché ferma, con solo due altiforni in funzione, ma a marcia ridottissima e quindi con emissioni pari a zero. «E allora bisogna indagare – ricorda il segretario generale della Uilm, il tarantino Rocco Palombella -, perché vuol dire che l’inquinamento non viene solo da lì».