Tra incertezze e divisioni
l’occasione persa
della sinistra spagnola

Chi sperava che il quadro politico iberico si colorasse tutto di “rosso” (a Lisbona vi è già una attiva collaborazione progressista che coinvolge gran parte della sinistra lusitana) con una alleanza PSOE-PODEMOS che è sembrata a portata di mano fino all’ultimo, è ora profondamente deluso. Soddisfatta invece la destra nelle sue tre attuali componenti, Ciudadanos, Partido Popular e il gruppo post franchista VOX.

Che le cose non andassero bene lo si è capito fin dalle prime battute della discussione parlamentare sulla candidatura di Pedro Sanchez a capo del governo: il segretario del Psoe ha scelto un tono di dura critica e sfiducia nei riguardi di Pablo Iglesias, il leader di UP, Unidas Podemos. Critica non tanto rivolta ai punti programmatici del futuro governo, sui quali si era verificata una sostanziale convergenza negli incontri preparatori, quanto alla gestione degli stessi. “Vogliono solo i Ministeri e le posizioni di potere all’interno del nuovo governo” ha ribadito più volte il segretario socialista. “Sanchez vuole per noi un ruolo solo decorativo, non possiamo accettare una proposta umiliante” ha risposto Iglesias.

Dialogo interrotto

Dunque il dialogo auspicato da buona parte della base sia socialista che di Podemos, già incarnato in molteplici accordi di governo sul piano locale (Municipi e Autonomie) si è interrotto e tutto fa pensare che non sarà facile rilanciarlo. Ora Sanchez ha due mesi di tempo per fare un ultimo tentativo a meno che il Psoe non decida di passare il testimone ad un altro esponente socialista, aprendosi ad un eventuale accordo tra i socialisti e i Ciudadanos, i liberisti di destra emersi dalla crisi del Partito popolare . L’appuntamento è a settembre: ultima scadenza per evitare nuove elezioni anticipate. Una data che preoccupa non pochi perché dovrebbe più o meno coincidere con la conclusione del processo ai dirigenti della “rivolta indipendentista” catalana. Questione, quella catalana,  che ha prodotto la radicalizzazione della destra, e non solo di quella apertamente franchista e certamente sta dietro l’irrigidimento del Poe nei riguardi di Podemos, favorevole alla autodeterminazione.

Incertezze e divisioni

Che dire, quindi, di una sinistra che è stata vicina alla creazione di un governo di coalizione progressista perdendo  una occasione che non si ripresenterà facilmente nel prossimo futuro? Il tema è complesso e non lo si può affrontare con facili definizioni ideologiche. In Spagna, come altrove, la sinistra resta incerta e divisa sul tema di fondo del come affrontare la crescenti disuguaglianze sociali e i cambiamenti indotti nel lavoro e nella società dalla rivoluzione digitale. Interrogativi e incertezze che producono frustrazione e timore diffusi, simili ad altri paesi, come l’Italia, anche se i dati macroeconomici sono oggi in Spagna decisamente tra i migliori a livello europeo. Anche per questo preoccupa quanto sta avvenendo all’interno della sinistra spagnola, sia quella maggioritaria di matrice socialdemocratica, sia quella minoritaria di matrice post comunista, entrambe tuttora condizionate da vecchie tradizioni politiche e culturali.