Di Maio, trattative e aria di prima repubblica

Finora siamo stati travolti dalle parole. Dalle parole e dalle formule. Nemmeno un’idea, dico una. Nemmeno un contenuto – figurarsi un progetto – sul quale cercare faticosamente di costruire un’alleanza, una coalizione, una maggioranza di governo. E’ passato un mese abbondante dalle elezioni del 4 marzo e sembra di essere precipitati nel bel mezzo del periodo più buio della prima Repubblica. Indietro di trent’anni. Anche nella terminologia: i due forni, la staffetta, un patto di legislatura, i caminetti, i vertici segreti. Si gira attorno a un ipotetico e fumoso accordo di governo che non si capisce a chi debba servire e tanto meno per fare che cosa.

Nessuno si senta escluso: tutti coinvolti. A cominciare da chi aveva promesso di cambiare la politica, di aprire il Parlamento come una scatoletta, di sovvertire l’ordine costituito riconsegnando al popolo il potere e soprattutto di lavorare nell’interesse esclusivo degli italiani e non degli affari privati di partiti o di leader e che sventolando demagogicamente questi argomenti è arrivato al 32%. E ora? Ora siamo qui, come ai tempi del Caf (Craxi, Andreotti, Forlani: l’apoteosi degli anni Ottanta). Con il premier – eternamente – in pectore Luigi Di Maio che si sbatte a destra e a manca come fosse un Rumor qualsiasi per raccattare una maggioranza che lo faccia governare: prima la voleva con il centrodestra tutto, poi solo con Salvini ma senza Berlusconi, poi o con la Lega o con il Pd ma derenzizzato, poi con il Pd comunque sia anche con Renzi dentro. Tutto a prescindere, come se ogni forza politica fosse interscambiabile con le altre. In questa fantastica giostra del politichese non si è sentito un tema su cui costruire questa maggioranza. Se vai con il centrodestra per fare che cosa? La flat tax per esempio? E se vai con Salvini, lo fai per dare il via all’epurazione di tutti i migranti presenti e futuri? E se scegli il Pd vuoi approvare una legge sullo ius soli? E se vai con il Pd renziano pensi davvero di poter abolire la legge Fornero o di introdurre il reddito di cittadinanza o che altro vuoi fare insieme?

Questa ennesima anomalia italiana – che somiglia molto a una sceneggiata – è tanto più grave perché coinvolge quelli che hanno urlato migliaia di vaffa contro i politici politicanti. Gli stessi – è giusto ricordarlo – che cinque anni fa mandarono al tappeto in diretta streaming Pier Luigi Bersani nonostante avesse fatto loro proposte concrete per coinvolgerli nel governo. Che infatti non si fece, con tutte le conseguenze pessime che conosciamo. Ma davvero, cari cinque stelle e caro Di Maio, pensate che il cittadino, il supremo cittadino, sia così eccitato nel seguire le vostre giravolte alla ricerca di un esecutivo purchessia che vi permetta di fare il vostro giro a Palazzo Chigi?

La stessa involuzione interessa gli altri soggetti in campo. Salvini e Berlusconi intanto: basta leggere le loro interviste per toccare con mano la vacuità dei programmi e l’assoluta centralità dello schema tattico di gioco, come fosse una gara a chi è più bravo a muovere le pedine sulla scacchiera.

Anche nel Pd ovviamente accade lo stesso. Tramortito da un risultato elettorale pessimo il partito si divide aspramente sul tema se aprire o meno un dialogo con Di Maio e si accapiglia tra favorevoli e contrari, ma senza entrare nel merito del che cosa fare, quando, come e perché. Senza mettere sul tavolo tre-quattro proposte sulle quali per esempio avviare una trattativa oppure tre-quattro pregiudiziali di contenuto sulle quali per esempio nemmeno transigere. No, si fanno solo discorsi di principio: stare all’opposizione e non toccare palla o cercare di toccare palla e giocarsi una partita oppure fare melina in attesa di un errore dell’avversario. Peggio di così è difficile fare in questo tripudio di ideologismi senza idee.

Ma l’Italia, quella che a parole vi stava tanto a cuore – a tutti indistintamente – durante la campagna elettorale, dove sta? Dove stanno le persone in carne ed ossa? Dove stanno i disoccupati, i male occupati, i morti sul lavoro, i precari, i giovani senza speranze, i licenziati? Dove sono le donne svantaggiate, malpagate sul lavoro oppure massacrate dai loro uomini? Dove sta il Sud abbandonato e arretrato e le mafie e le camorre? Dove stanno i malati e i superticket e la sanità per i ricchi? E dove gli studenti e i professori, la scuola e l’università e la formazione? E dove le ricette per favorire la crescita e creare lavoro?

Insomma, per farla breve: dove stanno gli esseri umani veri in queste vostre astratte e noiosissime trattative per un governo che non si sa che cosa farà e per chi lo farà?