L’eclissi della sinistra
nella città dei Cantieri

Era città di sguardi lunghi. Ora pare un posto di pensieri sincopati, dettati da paura (sicura), cinismo (forse), impotenza (certa). Abbandonate il luogo comune, se volete capire Castellammare di Stabia, che già alla fine degli anni Cinquanta Franco Ferrarotti eleggeva a paradigma della complessità del Paese in pieno boom, scrivendoci su un ferocissimo libello, “La piccola città”, rieditato poi nel 1979. La città dei Cantieri navali e delle terme con 28 sorgenti di acqua minerale. Ridimensionati drasticamente i primi (da 5000 ai meno di 1000 addetti attuali, metà dei quali esterni), chiuse le seconde (un grande patrimonio naturalistico abbandonato e 170 lavoratori sul lastrico).

Insieme all’Avis (carrozze ferroviarie), la Maricorderia (cordami per navi), la Meridbulloni, i Cantieri metallurgici del gruppo Falk. La città che quando dicevi “cintura operaia di Napoli” te la ritrovavi là in prima linea bella tosta e determinata. A ricordarti che il Sud sapeva esprimere la medesima soggettività politica, talvolta di grana perfino superiore, di Mirafiori, di Genova, delle periferie milanesi descritte dai film di Elio Petri. Nonostante Antonio Gava e il suo sistema di potere. La città che bloccava per giorni il Comitato centrale del Pci (un partito che qui volava oltre il 40%) perché s’erano perse le Amministrative, e al Comune era salito un sindaco amico di don Antonio, dopo due sindaci socialisti e uno comunista.

1977. Quarant’anni fa. “No, quattro secoli”, corregge Salvatore Vozza, uno che partito dai cantieri è arrivato in Parlamento, ha fatto il sindaco, si è candidato alla presidenza della Regione contro De Luca e, tra l’attività a tempo quasi pieno di nonno a quella sempre più residuale di consigliere d’opposizione (in quota Mdp) al sindaco Pd Antonio Pannullo, ha scelto la prima: qualche giorno fa ha protocollato la lettera di dimissioni, abbandonando l’assemblea cittadina. “Perché – spiega – è meglio far entrare un giovane, e se proprio vuoi una sintesi dell’attuale momento, mi viene in mente il titolo, azzeccatissimo, dell’ultimo libro di Bauman, Retropia”.

Peggio del pessimismo di Vozza a Castellammare c’è solo la realtà. Nell’area industriale, al nulla punteggiato di capannoni inanimati la città di Luigi Cosenza, l’urbanista che sapeva immaginare l’inimmaginabile e metterlo al servizio dell’uomo, non sa dare un nome. Né un segno che ne riveli una qualche identità, “possibilmente nuova e diversa da quella che la speculazione legata alla rendita fondiaria vorrebbe ipotecare”, avverte l’ex assessore Nicola Corrado, Pd, uomo di punta dei ‘Giovani Turchi’ in provincia di Napoli. Insomma: “Il rischio è che quel nulla si popoli di case”, per dirla più chiaramente e con le parole di Tonino Scala, che nonostante abbia scollinato di poco i 40 ha accumulato parecchie medagliette e almeno altrettante cicatrici (consigliere comunale, provinciale, regionale, ora è il leader campano di Sinistra Italiana), e usa un termine forse un po’ scontato, ma efficacissimo per descrivere lo stato complessivo delle cose. “Macerie”. Nella sua sensibilità di scrittore, da poco anche regista, con quella parola il segretario di SI accomuna tutto: la crisi industriale e quella della rappresentanza, i conflitti sociali che nemmeno esplodono più, “perché – spiega Vozza – chi soffre o sceglie il silenzio o si sfoga su Facebook”, e l’eclissi – terrificante – della sinistra.

Nella città che arrivava ad annoverare sette sezioni del Pci – sette – un anno fa, subito dopo le Amministrative, ha chiuso i battenti l’unico circolo del Pd. Gli altri partiti, Mdp e SI, non hanno proprio aperto. E Scala, che grande e grosso com’è non passerebbe comunque inosservato, sembra un redivivo Camillo Prampolini. Come gli apostoli del primo socialismo, solca a piedi in lungo e in largo le strade del centro e della periferia. Quotidianamente. Facendo il pieno di caffè, strette di mano e incazzature.

Quella di Filomena De Simone, insegnante di Lettere in pensione, è in agguato sul Corso. La prof si accende rabbiosa una Ms e lo scuote: “Ma che state facendo? Io leggo i giornali, guardo i telegiornali e trasecolo. Divisioni, spaccature. Odi. Rancori personali. D’Alema che si riflette allo specchio e vede solo se stesso, il Pd che continua a fare leggi pessime, di destra, come la cosiddetta Buona scuola. Ma dove ci porteranno? Io ho votato Pci tutta la vita, tranne una volta i Radicali per la battaglia sul divorzio. Nel 2015, per la prima volta, non sono andata a votare”.

Di divisioni a sinistra Castellammare è laboratorio raffinatissimo. Spaccature che hanno delimitato il perimetro del secondo deserto cittadino, quello della politica. “Generando – avverte Scala – un rischio supplementare: che la domanda di rappresentanza degli interessi trovi soddisfazione nell’offerta dei clan camorristici”. Dalla casa in cui si è ritirata alla fine del lungomare Ersilia Salvato, già vicepresidente del Senato, scaccia il pensiero molesto: “E’ venuta meno la dimensione collettiva. Vedo apatia, indifferenza. Un rintanarsi nella sfera individuale. E lo capisco, perché la sinistra ha consumato tutte le parole, non sapendo generarne di nuove, rinchiudendosi anzi in una dimensione di arrogante ipocrisia. Non perdo la speranza di trovare sulla scheda elettorale qualcosa di votabile. Ma di un fatto sono certa: non seguirò il vecchio consiglio di Montanelli. Nemmeno stavolta mi turerò il naso. Piuttosto non voto”.

Non le ha smarrite del tutto, le parole, Giovanni Maresca, una vita in Fincantieri, da due anni e mezzo in pensione: “Ma da lì non te ne vai mai. La crisi dei Cantieri è coincisa con il massimo di arretramento della sinistra. In pratica, quando avremmo avuto bisogno di ritrovarcela accanto, ci siamo girati e abbiamo scoperto che non c’era più. Sparita”. L’ultima speranza di un rilancio di Fincantieri era la costruzione di una grande nave oceanografica. “Ma – rivela Vozza – il progetto ha preso altre strade, anche se nessuno ha il coraggio di dirlo”. “E il porto avrebbe bisogno di una grande operazione di dragaggio – aggiunge Maresca – ma sembra non interessi a nessuno”.

Corrado, che è un ragionatore, prova a fare il punto. “La sinistra non può fermarsi a difendere l’esistente, e la politica non salverà Fincantieri. Ma senza Fincantieri Castellammare non ce la fa. Il Pd deve caricarsi due battaglie: la realizzazione del bacino di costruzione per i nuovi Cantieri e la rotazione del porto, che deve diventare lo scalo di Pompei, inserito nel Grande Progetto finanziato dall’Ue. Oggi il porto di Pompei è Gaeta, a cento chilometri da qui. Su questa dimensione progettuale si può anche recuperare un rapporto unitario a sinistra. Di errori, passati e presenti, ne abbiamo fatti troppi e non tutti sono recuperabili. Solo che ora il tempo a nostra disposizione si sta esaurendo”.
Per vincere le paure bisogna tornare agli sguardi lunghi.

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