Regionali toscane,
il grande sconfitto
è Matteo Salvini

In piena abbuffata di cifre, proiezioni e di dichiarazioni che straripano dagli schermi, c’è chi si lecca i baffi e chi rosica parecchio. Almeno nelle terre toscane. E forse anche altrove. Ma è qui, in Toscana, che Salvini aveva tentato una rivincita sulla scottante sconfitta leghista in Emilia Romagna con una candidata che a detta di molti (e in particolare dei molti giornalisti) avrebbe potuto battere il candidato del centro sinistra, visto come uno smaliziato uomo del vecchio sistema che da troppo tempo governa la Regione.

La giovane Ceccardi non ce la fa

CeccardiLei giovane, agguerrita, prima sindaca leghista a conquistare la roccaforte rossa di Cascina; lei che avrebbe attutito le asprezze stilistiche di Salvini non molto apprezzate nella civile Toscana. Lei è la sconfitta. Le cifre, almeno quelle conosciute a tarda serata, quando batto queste veloci note, sono impietose per le truppe di Salvini e della Ceccardi che ora, dopo la dura sconfitta, discendono sbandate gli Appennini tosco-emiliani. Giani supera il 48 per cento e stacca di ben sette-otto punti la rivale. E i sondaggi delle ultime settimane? E gli astrologi? E i titoloni dei giornali? Tanta, se non tutta fuffa.
Giani vince nei voti dei capoluoghi, da Firenze, forte di un consenso al Pd che è stato, almeno nelle ultime settimane, il vero motore della campagna elettorale. Lui, il “vecchio” Giani, nuovo Presidente, ha battuto ogni borgo e ogni contrada, conoscendo a menadito ogni castello o campanile di un territorio toscano che, come quello emiliano, ha avvertito come un’intrusione la battente campagna quasi reazionaria del centro destra. Con lui gran parte dei sindaci dei paesi e delle città.

La civiltà toscana

Foto di Moshe Harosh da Pixabay

La Toscana è una terra che per prima ha visto abolire la pena di morte, con la famose leggi del Granduca Leopoldo; che ha dato un contributo alla liberazione dal nazifascismo e alla nascita della Repubblica e ha contribuito allo sviluppo di un welfare dalle specifiche caratteristiche di protezione sociale.

Questa terra non ha disquisito, come hanno fatto molti osservatori che poco conoscono le genti toscane, solo sui pregi o sui difetti dei due candidati (donna/ uomo; gioventù/ maturità; novità/ tradizione) ma i toscani hanno messo nella scheda il carico di ciò che riguarda la loro vita quotidiana (il lavoro, la famiglia, la sanità, gli asili nido) e anche la loro storia. Hanno ripercorso le storie delle loro famiglie, dei loro gruppi sociali; hanno respinto l’attacco di chi invocava a gran voce di un cambiamento che è apparso più un progetto politico una trovata propagandistica.
Per Salvini è facile prevedere tempi non facili: saranno molti, nel suo partito, a chiedergli il perché di questi tentato attacchi alle roccaforti “rosse” mai riusciti. Nei fatti una sorta di Armata Brancaleone. Ma meno simpatica.

Un consenso inatteso

Ci vorrà tempo, dopo l’euforia di queste ore, per analizzare nel dettaglio i motivi del successo del centro sinistra che è dovuto a una sana reazione del popolo toscano contro la prepotenza; per capire come hanno votato le città e le zone delle aree interne e periferiche; per leggere in profondità i dati. Bisognerà cercare di capire qual è stato, al di la dei numeri ottenuti, che sono abbastanza striminziti e probabilmente al disotto delle aspettative, il contributo dato dal movimento di Matteo Renzi.
Questa volta, a differenza dell’ultime sconfitte, ci deve esser tempo e modo per leggere i fenomeni sociali e politici che stanno dentro le schede di un consenso, inatteso nelle dimensioni. Questo successo la sinistra deve saperlo utilizzare, tornando ad avere forme più organizzate delle forme della politica, ad aderire in maniera più convinta alle nuove modalità di comunicazione politica. Questo risultato, cioè, non deve diventare il paravento per ritornare, come se nulla fosse, a pratiche conformistiche vecchie e nuove. C’è una richiesta, proprio nel voto, di partecipazione e di passione politica che non va disattesa. Intanto, ora, brindiamo con dell’ottimo rosso toscano che da queste parti, come sappiamo, è molto buono, ma molto buono.