Tornano gli scioperi
alla rovescia

Sembra un ritorno agli anni 50, quando con gli scioperi alla rovescia i disoccupati andavano a offrire gratuitamente la propria fatica per lavori necessari. Ora gli scioperi alla rovescia tornano di attualità. Sono un elemento del “piano del lavoro” lanciato dalla Cgil. Sta succedendo, ad esempio, a Roma. Qui la Fillea (il sindacato degli edili) in collaborazione con il sindacato dei lavoratori della conoscenza (Flc) hanno deciso di interpellare i vari Municipi. Uno di questi (il quarto) ha risposto indicando il caso di una scuola (una delle tante) in condizioni spesso malridotte. Con danni soprattutto per il capitolo riguardante le cosiddette “barriere architettoniche “,  quelle che non consentono l’accesso ai bambini disabili. E’ la “Scuola Elementare A. Nuzzo”, situata in un quartiere popolare della capitale, quello di Settecamini.

Il sindacato, spiega Walter Fadda (esponente della Fillea), con l’appoggio della Direzione scolastica, ha contattato alcune imprese con le quali nel passato aveva instaurato buoni rapporti. Così sono stati forniti i materiali necessari per realizzare, in un parco infestato da erbacce, percorsi in grado di far accedere i bambini alla biblioteca e al laboratorio. Quindi sono stati coinvolti, fra i 40 mila disoccupati di Roma e del Lazio, carpentieri, muratori, manovali. Un gruppo di operai che, con rimborsi solo per un panino a pranzo e le spese di trasporto, hanno prestato, a turno, la loro opera attraverso 160 ore lavorative. Un modo per denunciare la crisi (la ripresa qui non si vede, osserva Fadda, visto che ci sono nel settore 800 mila disoccupati in tutta Italia) e, nello stesso per far vedere come esistano forze lavoro professionali inutilizzate e un gran numero di opere pubbliche bisognose di interventi urgenti.

Ricorda Mario Guerci, segretario generale degli edili Cgil di Roma e Lazio: “Dal 2008 oltre la metà dei lavoratori edili hanno perso il lavoro e, con gli investimenti ridotti all’osso, le comunità locali non riescono a fare le manutenzioni necessarie”. Non è un caso isolato quello di Roma. Altre iniziative sono state adottate in altre parti d’Italia, aggiunge Guerci, “con squadre di disoccupati per ripulire giardini, bagni e spazi pubblici, ricoprire buche nei centri storici”.

Una vicenda emblematica importante. L’augurio è che non rimanga isolata. Una conferma dell’impegno nazionale del sindacato su questo terreno è stato dato dal fatto che l’inaugurazione della scuola rinnovata a Settecamini è avvenuta ieri sera alla presenza di Susanna Camusso e del segretario nazionale degli edili Alessandro Genovesi.

Le tante opere in disarmo, spesso denunciate nei servizi dei talk-show, potrebbero essere al centro di una mobilitazione non solo di denuncia, ma anche di proposta operativa. Capace di coinvolgere disoccupati, municipi, imprese, università, sindacati. Le voci e le opere di un’Italia moderna che riprende, in altri termini, le lezioni del passato. Quelle presenti, negli anni 50, in una arringa di Piero Calamandrei nel processo a carico di Danilo Dolci, in Sicilia: “Ci sono a Partinico migliaia di disoccupati. La Costituzione dice che il lavoro è un diritto e un dovere. Allora, che cosa fanno questi settemila disoccupati: invadono le terre dei ricchi, saccheggiano i negozi alimentari, assaltano i palazzi, si danno alla macchia, diventano banditi? No. Decidono di lavorare: di lavorare gratuitamente; di lavorare nell’interesse pubblico. Nelle vicinanze del paese si trova, abbandonata, una trazzera destinata al passo pubblico; nessuno ci passa più, perché il comune non provvede, come dovrebbe, alla sua manutenzione; è resa impraticabile dalle buche e dal fango. Allora i disoccupati dicono: ‘Ci metteremo a riparare gratuitamente la trazzera, la nostra trazzera. Ci redimeremo, lavorando da questo avvilimento quotidiano, da questa quotidiana istigazione al delitto che è l’ozio forzato. In grazia del nostro lavoro la strada tornerà ad essere praticabile. I cittadini ci passeranno meglio. Il sindaco ci ringrazierà’. […] È un caso, si potrebbe dire, di esercizio privato di pubbliche funzioni volontariamente assunte dai cittadini a servizio della comunità e in ossequio al senso di solidarietà civica…”.