Torna il Friday for Future. E chiede
al governo di agire

Tornano i ragazzi di “Fridays for future”. O meglio: non se ne sono mai andati ma qualcuno aveva pensato, magari sperato, che la crisi sanitaria si portasse via anche la novità di Greta Thunberg e di migliaia di giovani in tutto il mondo mobilitati per ottenere che gli adulti, finalmente, si occupino sul serio di scongiurare il collasso climatico.

frifay for futureInvece eccoli qua per le vie di oltre 100 città, con mascherine e distanziamento, a gridare che il clima che cambia non è un’astratta minaccia per il pianeta, è un problema maledettamente serio e concreto per noi umani e prima di tutto per loro che in questo mondo vivranno ancora per molti decenni, ben oltre quel 2050 limite oltre il quale la crisi climatica potrebbe davvero provocare catastrofi sociali, economiche, umanitarie.

Manifestano nonostante il Covid e, d’altra parte, se c’è una cosa che questa pandemia dovrebbe far capire a tutti è che se l’uomo se ne infischia della natura, dei suoi equilibri, anche dei pericoli che comporta, poi la natura si vendica e gli presenta il conto. Molte ricerche condotte in questi mesi indicano che, da una parte, la distruzione degli ecosistemi naturali, a cominciare dalle grandi foreste tropicali, aumenta la possibilità di salti di specie di virus dagli animali all’uomo, e che dall’altra il Covid fa più danni, più vittime dove maggiore è l’inquinamento dell’aria per la banale ragione per cui. attaccando le vie respiratorie. qui trova una popolazione più esposta alle conseguenze del contagio.

Il movimento dei “Fridays for future”, dunque, è oggi un protagonista prezioso anche rispetto al dopo-pandemia. Per esempio rispetto al modo in cui spenderemo le centinaia di miliardi che l’Europa, i singoli Stati friday for futuredestineranno alla ripresa dell’economia. Entro il 2030, così ha dichiarato pochi giorni fa la presidente della Commissione europea Ursula von de Leyen, l’Europa dovrà più che dimezzare le emissioni di gas che alimentano il climate change, per poi cancellarle nei successivi 20 anni. Significa abbattere il consumo di energia fossile – carbone, petrolio, gas – e invece sviluppare al massimo le energie rinnovabili. E’ una strada chiara e impegnativa, che richiede, per esempio, di spendere per questo scopo buona parte dei 200 e più miliardi che l’Europa darà all’Italia tramite il Next Generazione EU: spenderli per trasformare i nostri sistemi di mobilità puntando sui trasporti pubblici su ferro e sull’auto elettrica, spenderli per rendere molto più efficienti sul piano energetico le nostre case e i nostri edifici pubblici, spenderli per migliorare l’efficienza energetica nell’industria e nell’agricoltura.

Finora il governo italiano a parole si è detto ripetutamente disponibile a questa sfida, ma nei fatti ha fatto poco per praticarla e anzi in qualche occasione si è mosso per frenarla: così nel recente decreto semplificazioni non ha tolto nessuno degli ostacoli burocratici che da noi rallentano il decollo delle energie pulite dall’eolico al solare, e fino adesso nemmeno ha ridotto i lauti sussidi che lo Stato paga ogni anno ai produttori di energia fossile.

Per l’Italia i miliardi del Next Generation EU sono un’occasione irripetibile non solo per dare spinta alla transizione ecologica dell’economia, ma anche per mettere fine a oltre un decennio di declino economico. Il verde è il colore dell’economia del futuro, scommetterci è il modo più saggio per dare fiato allo sviluppo, all’innovazione, al lavoro. In molti, finora, non l’hanno capito o fanno finta di non capirlo. Tra i “conservatori” c’è di tutto: dalla vecchia industria fossile capitanata dall’Eni, che mentre si rifà il trucco stringendo accordi per insegnare la sostenibilità ambientale nelle scuole (si chiama green washing), resiste disperatamente all’innovazione ecologica, fino a quanti nel nome abusivo e abusato dell’ambiente si oppongono a progetti – come i parchi eolici al largo delle coste adriatiche – che corrono in direzione di un futuro green. Allora viva i “Fridays for future”. Con la loro saggezza fresca, brillante, incazzata, sono un attore indispensabile, in Italia come altrove, per colorare di verde, e così ridarle senso e futuro, l’idea di progresso.