Top manager commissari
per la ripartenza.
Ma è la ricetta giusta?

Così abbiamo il top manager Vittorio Colao, ex presidente della britannica Vodafone, a presiedere la commissione speciale per la ripartenza, la bramata Fase 2 (come è stato ricordato da un genio sul web nei giorni scorsi, teniamo però sempre a mente che per Freud la fase 2 è quella anale).
A guidare i navigator dell’Agenzia nazionale delle politiche attive del lavoro (fase due – e ridagli – del reddito di cittadinanza) è da qualche tempo approdato a Roma – su suggerimento di Di Maio – Domenico Parisi, direttore del National strategic planning and Analysys Research Center dell’Università del Mississippi. C…o, direbbe il poeta. Siamo ai classici: “America’, facce Tarzan!”.

Nomine ai tempi del coronavirus

coronavirusTornasse sulle rive del grande fiume dopo il bagno in marana, Parisi non lo rimpiangerebbero di sicuro il ministro del Lavoro, i sindacati e le centinaia di lavoratori precari dell’Anpal (tranne quelli da lui personalmente chiamati). Parisi, oltre ad aver combinato pochino, non ha di sicuro facilitato la stabilizzazione dei navigator, “precari che ricollocano i disoccupati”.

Contraddizione al cubo: uno che non crea lavoro in casa sua a capo di un’agenzia delle politiche attive sul lavoro. Quasi come nominare Bolsonaro capotribù degli Awà-Guajá in Amazzonia.

L’alluvione di mascherine

Conte ai primi di marzo ha nominato Domenico Arcuri “commissario delegato” per potenziare produzione e distribuzione di tutte le attrezzature utili nelle terapie intensive e non solo. Arcuri è amministratore delegato di Invitalia, ovvero l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, dipendente dal Ministero dell’Economia. Finora non è si è vista un’alluvione di mascherine & c., è presto per tirare bilanci, ma vallo a spiegare ai medici e agli infermieri delle residenze assistite per anziani della Lombardia.

Commissari Deus ex machina

In Italia la deriva verso la nomina di un deus ex machina per qualsiasi problematica urgente e grave è ormai patologica. Domanda: perché l’amministrazione dello Stato di un Paese economicamente e demograficamente “pesante”, con ministeri s’immagina colmi di funzionari mediamente a giorno delle loro materie specifiche, con tanto di mille diramazioni operative, ricorre a sempre nuove commissioni e commissari?

Forse perché la nomina d’urgenza in tempi di “guerra” è il colpo a effetto migliore per non ammettere che i problemi e gli obblighi (due tra tanti: sburocratizzazione e prevenzioni piano pandemico) non sono stati neanche accarezzati in tempo di “pace”?