Tiro al giornalista,
Di Maio come Silvio

Al congresso del Partito popolare europeo a Bonn: “Esiste una sinistra forte dell’80% della stampa italiana che mi ha attaccato su tutti i fronti, inventandosi delle calunnie incredibili” (YouTube, 10 dicembre 2009)

Ai giornalisti presenti alla conferenza stampa: “Attenti voi a quello che scrivete, vi ricordo che a casa mia si tengono in questi giorni le riunioni sulla Rai” (Corriere della Sera, 3 aprile 2009)

Ai giovani industriali riuniti a S. Margherita Ligure: “Non date pubblicità a chi si comporta così, bisognerebbe non avere una sinistra e dei media che tutti i giorni cantano canzoni improntate al disfattismo” (varie agenzie, 13 giugno 2009)

“Quello che spiace veramente è che la stampa italiana remi contro, perché non è possibile che la stampa italiana non abbia altro obiettivo se non quello di dire che il premier ha fatto delle gaffe o delle figuracce, a uno viene voglia di dire: ma andate al diavolo” Ansa, 4 aprile 2009)

Durante la conferenza stampa di fine anno: “Io non provo nessun imbarazzo, piuttosto mi chiedo se lei non prova imbarazzo a scrivere per un giornale come l’Unità” (Ansa, 20 dicembre 2003)

A un inviato del Tg3 a Napoli: “Non rispondo alla sua domanda perché lei, questa mattina, ha affermato che non rispondo alle domande. Per una volta mi consenta di darle ragione” (Ansa, 23 novembre 1994)

“Non è colpa mia se conosco Craxi da venticinque anni. Ma nelle mie televisioni non c’è nemmeno un giornalista con la tessera socialista” (la Repubblica, 17 giugno 1988)

“Ho letto il fondo di Scalfari, cioè il capo della Spectre che vuole la mia eliminazione politica” (la Repubblica, 27 marzo 1995)

“Chi parla in questo momento di televisioni e di conflitto di interessi, buttandomi addosso una colpa, come se la mia azione politica fosse condizionata dalla televisione e dal conflitto di interessi, lo dico chiaramente, è un mascalzone, che io, naturalmente, non rispetto”. (Ansa, 22 luglio 1997)

“Volete denunciare un giornalista? A me questa voglia non è mai passata” (Ansa, 24 aprile 1997)

“Quando leggo certe cose sui giornali mi cadono le braccia. Ne ho parlato una volta anche con Margaret Thatcher la quale mi ha consigliato di far depurare dall’ufficio stampa la parte della rassegna con le notizie negative: questa potrebbe essere una tattica da adottare dal prossimo anno” (Ansa, 20 dicembre 2001)

“Ormai i giornali non li leggo quasi più. Bonaiuti si è abituato all’idea della signora Thatcher e mi fa leggere solo le cose che mi fanno piacere” (Agi, 1 agosto 2003)

“Mi ha telefonato mio figlio undicenne da Washington. Mi ha chiesto: ‘Ma davvero papà hai detto quelle cose?’. Gli ho detto: ‘Allora non ti ho insegnato proprio niente se ancora credi a quello che scrivono i giornali” (Corriere della Sera, 5 luglio 2000)

“Ho fatto molti errori. Uno in particolare con la stampa estera. Vero è che i direttori dei grandi giornali stranieri mi hanno detto che mandano in Italia quelli di sinistra, non sanno dove mandarli altrimenti” (la Repubblica, 3 settembre 1995)

“Ho già avuto modo di dire che Santoro, Biagi,  Luttazzi hanno fatto un uso della televisione pubblica, pagata con i soldi di tutti, criminoso; credo sia un preciso dovere della nuova dirigenza Rai di non permettere più che questo avvenga” (Ansa, 18 aprile 2002)

“Non perderò un minuto del mio tempo in trasmissioni ignobili, fondate sulla cultura del sospetto, magari accanto a cadaveri eccellenti come certi politici e giornalisti” (la Repubblica, 6 febbraio 1994)

“Il 90% dei giornalisti italiani milita sotto le bandiere del comunismo” (L’espresso, 11 novembre 1994)

(Giovanni Belfiori, Giorgio Santelli, “Berlusconario”, 2010)