Ruspa e mutande
l’epifania casareccia
dell’arruffapopoli

Il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini, leghista ex nordista approdato a posizioni nazionaliste fascistoidi, ha impostato il suo protagonismo politico non solo su frasi e iniziative politiche ad effetto, che fanno presa sui pregiudizi razzisti di tanti italiani. Lo sta legando anche all’esibizione fisica di se stesso per sottolineare quelle frasi e iniziative. Guida ruspe che dovrebbero spianare più o meno metaforicamente campi rom; si esibisce in boxer sulla spiaggia di turno; si fa riprendere mentre nuota nella piscina di una villa sequestrata ai boss (non da lui); mostra se stesso in mutande e cravatta su un settimanale popolare; fa esibire su un settimanale di gossip la sua compagna vip mentre gli stira le camicie, sottomettendosi al capobranco; indossa e sbandiera felpe col nome della località in cui fa irruzione; si fotografa nelle piazze immerso in un luogo comune (cioè il mitico “bagno di folla”); si presenta con la mascella volitiva e i denti stretti davanti ai centri che ospitano i migranti; si fa continuamente selfie. Eccetera eccetera.

Certo, in Italia Salvini non è l’inventore dell’uso del corpo come metafora del potere. Il capostipite è stato il Duce, che riuscì ad aggregare attorno al suo movimento una fabbrica del consenso: ecco il Mussolini della “gente comune”, nonché “giustiziere” per conto del “popolo”; ecco la retorica, piena di frasi pompose e aggressive, tipo “Spezzeremo le reni alla Grecia”, “Vincere e vinceremo” e bufale varie; ecco la mimica facciale assunta durante i discorsi: lo strabuzzare degli occhi , le smorfie e, appunto, la volitiva mascella esibita virilmente.

Negli ultimi 25 anni Silvio Berlusconi è stato una star dell’esibizionismo politico. Lui – ora apparentemente più pacato – la metteva soprattutto sul ludico. Nel 2010, rispondendo alle domande dei giornalisti sul caso di Ruby (l’allora ragazzina di 17 anni che frequentava le sue feste nella villa di Arcore e dintorni), disse al termine di un Consiglio europeo: «Amo la vita e amo le donne. Nessuno può farmi cambiare stile di vita». Per poi vantarsi del fatto che «quando si ha una certa età si ricordano i concetti ma si fa più fatica a ricordare i nomi… Tranne quelli delle ragazze».

Berlusconi piaceva anche per questo suo atteggiamento da Pierino miliardario. Le storie che ruotano intorno alla sua “simpatia” sono state, al di là delle vicende in se stesse, un fenomeno che ha radicalmente cambiato la nostra società. Il fenomeno è stato reso ancora più esplosivo dal modo in cui Berlusconi ha usato (vantandosene) il suo corpo per fare politica e per ottenere consensi.
Otto anni dopo Salvini ruba la scena a un premier pentaleghista evanescente (infatti non è facile ricordarsi come si chiama) proponendosi non tanto come sex symbol (il che conforta sul fatto che sia almeno in grado di guardarsi allo specchio più di quanto lo fosse Berlusconi), quanto come “maschio Alfa”: quello che non si spezza e tantomeno si piega. Si esibisce come un sovrano quasi assoluto che batte lo spadone contro lo scudo incitando gli adepti ad andare alla carica contro i “nemici del popolo”.

A proposito di sovrani, facciamo un passo indietro, molto indietro. Nel libro “I due corpi del Re” (1957) lo storico medievista Ernst Kantorowicz spiegò che il sovrano è fornito di un doppio corpo: quello naturale (fisico, individuale, perituro, fragile, mortale) e quello mistico (dato da Dio, universale, immortale, imperituro). Lo storico si riferiva al Medioevo, quando il corpo del re acquisiva un carattere rappresentativo diverso e separato dal corpo politico, che simboleggiava l’invisibile corporeità del corpo dello Stato.

Questa suddivisione, concepita filosoficamente a tutela dello Stato, è durata a lungo. Ed è stata mandata in frantumi soprattutto negli ultimi decenni: prima di tutto dalla società dei consumi, così come si è andata costruendo dalla seconda metà del Novecento in poi. D’altra parte Pier Paolo Pasolini già 50 anni fa scriveva: «La società dei consumi riduce i corpi, sia quelli degli individui d’eccezione che quelli degli uomini comuni, a segni indistinti, contenitori vuoti».

La politica basata sul mondo dei mass-media e dell’immagine, partorita dal berlusconismo è usata ora dal salvinismo anche grazie al web, ha definitivamente sovrapposto e fuso i due corpi del re. Corpo privato e corpo pubblico sono la stessa cosa: sono “il corpo mediale del leader”, come ha scritto Federico Boni nel suo libro intitolato proprio come la frase appena citata tra virgolette (Meltemi, 2002). Boni spiega che il cortocircuito tra i due corpi ha contraddistinto, ad esempio, il Sexgate che a suo tempo coinvolse il presidente degli Usa Clinton. Il corpo di Clinton era già quel corpo mediale del leader, che, quando – e se – compie reati o atti eticamente discutibili, macchia anche la nazione intera.

Tuttavia negli Usa, ai tempi del Sexgate, il collasso dei due corpi di Clinton si verificò senza che “il re” fosse ancora consapevole del modo in cui la figura del “sovrano mediale” era percepita nella società di massa. Silvio Berlusconi invece ha contribuito consapevolmente – attraverso la sua visione della politica e dell’uso dei mass-media – a sovrapporre i suoi due corpi: costruendo un rapporto con la gente che fino a qualche anno fa l’ha premiato. Oggi Salvini mischia con furbizia e perizia lo stile “virile” con quello “piacione” di Silvio. E fa scomparire nel limbo mediale del “non pervenuto” lo stile dell’altro vicepremier, l’incravattato grillino Di Maio.

Il tempo ci farà presto sapere se l’iperattivismo del “corpo naturale” del vicepremier sta rischiando di ricordare alla gente che un “corpo mistico” del re deve comunque essere tutelato, se non si vuole correre il rischio che il primo cannibalizzi e distrugga, definitivamente, il secondo. Con imprevedibili contraccolpi sulla stessa ossatura politica e civile del nostro Paese, già duramente provato da una sfilata di leader – come Berlusconi e Renzi – innamorati ciecamente di se stessi.