Suicidio assistito, sì del Comitato di bioetica,
ora serve una legge

Con una nota lunga 27 pagine più 3 postille e con un voto a stretta maggioranza (13 contro 11) il Comitato Nazionale di Bioetica (Cnb) ha varato lo scorso 18 luglio un documento intitolato Riflessioni bioetiche sul suicidio medicalmente assistito. Il documento è stato reso noto ieri, 30 luglio.
Si tratta di un documento importante, ancorché non decisivo. D’altra parte il Cnb è un organo consultivo. La decisione finale verrà presa entro il 30 settembre prossimo dal Parlamento o, in casa di sua latitanza, dalla Corte Costituzionale.

In prima battuta, possiamo dire che il Cnb si è espresso a favore del suicidio medicalmente assistito (dove l’avverbio, medicalmente, non può e non deve essere trascurato).pillole
Di cosa si tratta? In una decisione di morte volontaria si possono distinguere tre diverse tipologie.

  1.  L’interruzione dei trattamenti. Il malato decide di non bere e di non cibarsi più. Anche in caso di un preesistente aiuto meccanico (tipo tubi), che viene interrotto con l’aiuto del medico. In passato si è parlato dell’interruzione dei trattamenti come di eutanasia passiva, ma questa locuzione è del tutto errata. L’atto di interrompere i trattamenti vitali (come appunto bere e mangiare) è assolutamente costituzionale. Qualche problema nasce quando il paziente è intubato e non può, da solo, “staccare i tubi”. In questo caso deve intervenire un terzo, il medico. È stato il caso di Piergiorgio Welby. C’è un’ulteriore possibilità: il paziente non è in grado di esprimersi. E allora, se si è espresso con chiarezza in passato, a decidere di “staccare la spina” può essere in sua vece un familiare. È stato il caso di Eluana Englaro. Il 31 gennaio 2018 è entrata in vigore la legge n. 219 del 22 dicembre 2017, contenente le Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento. Molti ritengono che la piena attuazione della legge sia ancora lontana da venire.
  2.  L’eutanasia. Anche detta, eutanasia attiva. È quando un paziente chiede che gli venga inoculata una sostanza che ponga fine alla sua vita in maniera la più rapida e indolore possibile. L’inoculazione avviene a opera di un terzo. In molti paesi, per esempio in Svizzera o in Olanda, questo tipo di intervento, se medicalmente assistito, è lecito. In Italia è proibito. Lucio Magri decise di porre fine in questo modo alla sua vita a Bellinzona (in una clinica Svizzera, appunto) il 28 novembre 2011. Né la risoluzione del Cnb né il prossimo intervento del Parlamento/Consulta riguardano questo tipo di intervento. Che è e resta proibito in Italia.
  3.  Il suicidio medicalmente assistito. Si verifica quando il paziente è intenzionato a porre fine alla sua vita – per gravi e irreversibili problemi di salute – vorrebbe suicidarsi in maniera attiva (assumendo una sostanza apposita) e non può fisicamente farlo. Allora interviene una terza persona che aiuta il malato a realizzare il suo desiderato. Nell’esempio di prima: la terza persona (il medico) non inocula direttamente il farmaco ma fa in modo che il paziente lo possa assumere. È il caso del dj Fabo (Fabiano Antoniani) che è stato aiutato, in maniera indiretta dal radicale Marco Cappato a ottenere in Svizzera il suicidio medicalmente assistito. Cappato si è autodenunciato nel tentativo di ottenere una legge ed è ancora sotto processo.

pilloleLa questione ha raggiunto la Corte Costituzionale che ha richiesto al Parlamento di riempire un vuoto di legge entro e non oltre il 30 settembre prossimo. Per ora il Parlamento non è intervenuto. È molto probabile che, ancora una volta, lascerà che a decidere siano dei giudici. Intanto però è intervenuto il Cnb con il suo parere consultivo a favore del suicidio medicalmente assistito.

Un parere contrastato. La gran parte dei membri cattolici si è espressa contro, ritenendo la vita un bene indisponibile a chiunque, compreso il diretto interessato. La maggioranza del Cnb ritiene, ovviamente, elevatissimo il valore della vita. Ma altrettanto se non più rilevante il diritto a una vita dignitosa e all’autodeterminazione.
Al netto di altri distinguo, questa è la posizione di maggioranza degli esperti di bioetica. Sarebbe bene che fosse il parlamento eletto dai cittadini italiani ad assumersi le sue responsabilità e a decidere. Nel modo più laico possibile.

Un paese civile non può più a lungo sopportare un vuoto legislativo. Anche per evitare che accadano tragiche spaccature nelle famiglie, come quella che ha visto opposti per dieci anni i genitori alla moglie e ai fratelli di Vincent Lambert in Francia.