Striscia lo striscione. Contro Salvini

Cristiano Militello ha fondato una scuola e, forse, nemmeno lo sa. Il suo “Striscia lo striscione”, ha fatto tendenza. Quella dell’attore, cresciuto nel clima della comicità toscana che nutriva “Vernice Fresca”, è una trasmissione cult che contribuisce, dal 2004, al caotico e ironico circo televisivo messo in piedi da Ricci. E sono stati proprio gli striscioni più divertenti delle diverse tifoserie (resta memorabile il duello velenoso tra veronesi e napoletani) raccolti, in vari libri, a rendere godibile la sua trasmissione.
costruita ad arte per chi vuole divertirsi, vedendo giocare il calcio.

Ha fatto tendenza a tal punto che ora un giornale di quelli “seri”, lancia un concorso del tutto simile alla sua strampalata e satirica trasmissione. Cambia il nome del concorso e cambia, ovviamente, il terreno di gioco. La politica prende il posto del calcio. Il gioco a premi lanciato, in queste decisive giornate di campagna elettorale, da “Il Fatto quotidiano” si chiama “Perdi Salvini” e fa da contraltare al perverso gioco (“Vinci Salvini”) inventato dagli strateghi della comunicazione leghista; gioco che fa impazzire i gestori dei social, a partire da Facebook, ma che sta scatenando sulla rete i compulsivi seguaci del leader. Siamo alle varianti digitali del Gratta e Vinci.

Nel grande duello mediatico giallo-verde s’inserisce ora anche la dimensione del gioco. Cercando di dare sfogo – o magari di intitolarsi (ma questo può sembrare un pensiero un po’ cattivo) la fantasiosa ed estesa protesta popolare contro le prepotenze salviniane – il giornale invita i cittadini a inviare “le foto dei vostri o degli altrui balconi con gli striscioni sul capo leghista”. Saranno, naturalmente, pubblicate sul giornale e sul sito. Il vincitore sarà decretato da una commissione composta dai giornalisti e dai lettori e sarà ospite della festa nazionale del Fatto. Aldilà dei cattivi pensieri, va notato come l’iniziativa del Fatto ricalchi modelli che, nel passato, hanno fatto parte della migliore tradizione del giornalismo di sinistra.

I giochi restano giochi e però le soluzioni e i provvedimenti utili al paese restano chiusi nel cassetto, con un governo ormai incapace di gestire anche l’ordinarietà o di far fronte ai veri assilli che travagliano lo stesso sistema dei media. Pensiamo a come si stanno trascinando dietro la vicenda di Radio Radicale, condannandola, così agendo, alla chiusura. Il gioco può consentire di far distogliere l’attenzione dei cittadini da tutto ciò. Può anche creare stereotipi comunicativi divertenti e sfuggevoli. Però la realtà busserà, prima o dopo, alla porta. Inesorabilmente.