Una strana perizia
riapre i misteri
sulla strage di Bologna

Ai Prati di Caprara, una vecchia caserma alla periferia di Bologna, sono conservate le macerie della strage avvenuta il 2 Agosto 1980 nella stazione dei treni della città felsinea, in cui morirono 85 persone e 200 rimasero ferite. Una strage di cui ancora oggi, dopo 39 anni, non si conoscono i mandanti. Su quella tragedia le indagini si sono distinte per la particolare laboriosità, come non dovrebbe certamente accadere per quella che rimane ad oggi la maggiore strage di civili del dopoguerrra italiano.

strage di bolognaL’ultima perizia

In questo senso va vista la recente perizia, la quarta in ordine di tempo, disposta dalla Corte di Assise nel corso del processo all’ex Nar Gilberto Cavallini sul materiale esplosivo utilizzato per compiere la strage. All’interno delle 160 pagine consegnate nei giorni scorsi si fa riferimento ad un interruttore elettrico artigianale simile a quelli utilizzati nei tergicristalli per auto. Potrebbe essere stato utilizzato da chi costruì l’ordigno per evitare l’esplosione durante il trasporto.

Un congegno ritenuto dalla perizia difettoso e che proprio per questo sarebbe esploso accidentalmente alle 10.25 di quel sabato nella sala d’attesa della seconda classe della Stazione, in uno dei giorni più caldi e trafficati dell’anno.

Il ritrovamento, tra le macerie esposte alle intemperie di Prati di Caprara, potrebbe quindi non essere banale se si considerassero le dichiarazioni fatte dall’ex Presidente della Repubblica (e Ministro degli Interni) Francesco Cossiga che l’8 luglio 2008 in una intervista rilasciata al Corriere della Sera aveva ipotizzato lo scenario di un “trasporto finito male” attributo in particolare a persone vicine alla resistenza palestinese.

 

strage di bolognaNel campo delle ipotesi

Il Presidente dell’Associazione dei famigliari delle vittime della Strage Paolo Bolognesi parla ad Adnkronos di “una perizia estremamente ipotetica che mette lì alcune cose e fa molte ipotesi”. Quello che manca a questa perizia che avvicinerebbe la strage del 2 Agosto a due attentati compiuti dal terrorista internazionale Carlos Lo Sciacallo (il 31 Dicembre 1983 al treno Marsigilia-Parigi a Tain L’Hermitage e quello stesso giorno alla stazione Saint-Charles di Marsiglia) è un valido motivo perché tutte queste ipotesi possano diventare realtà.

Perché non va dimenticato che quel 2 Agosto 1980 era una giornata torrida ed era anche il giorno in cui, chiuse le fabbriche per il periodo estivo, buona parte degli operai e dei lavoratori si riversava proprio in Stazione a Bologna per prendere il treno diretti alle spiagge della costa romagnola.

Per quale motivo scegliere proprio quel luogo saturo di persone e in una giornata così violentemente afosa per trasportare se non 20-25 kg come da sempre ipotizzato nelle precedenti perizie, per lo meno 11 kg come indica quest’ultima valutazione? E perché trasportare materiale recuperato dalle munizioni della Seconda Guerra Mondiale, di cui tutta Italia ancora oggi è piena? Perché, insomma, trasportare in una giornata così complicata materiale così “facile” da reperire ovunque?

bologna non dimenticaQuella valigia incustodita

E perché nessuna persona riconducibile a quella stagione di terrorismo è rimasta coinvolta nella Strage? Se qualcuno dovesse trasportare una quantità così importante di esplosivo difficilmente lo lascerebbe incustodito in una sala d’attesa. Il 18 giugno 1982, infatti, quando Christa Margot Frolich (legata al gruppo dinamitardo di Carlos Lo Sciacallo e ritenuta dalla Stasi presente a Bologna quel giorno assieme a Thomas Kram) verrà fermata e arrestata all’aeroporto di Fiumicino nel corso di un controllo mentre trasporta una valigia contenente, all’interno di un doppiofondo, 3 chilogrammi e mezzo di miccia gommata verde, oltre a un timer, una sveglietta a batteria marca Emes dalla quale fuoriescono due fili elettrici, due detonatori elettrici in alluminio e una staffa semicurva con un interruttore identico a quello trovato a Prati di Caprara dal perito Danilo Coppe, la valigia appunto è assieme alla donna, non incustodita.

“La cosa importante di questa perizia semmai è che conferma che l’esplosivo era militare. Teniamo conto – sottolinea Bolognesi – che c’è un’indagine sui mandanti della strage, e quella è vera, non è ipotetica, e tutto fa brodo per confondere le idee”. E questa è l’unica certezza, come sono certe le vittime e i feriti, e come è certo il dolore delle famiglie e la volontà di Bologna di non dimenticare quanto è accaduto.

La ricerca della verità muove ancora con forza e diginità questa città, si respira sotto i portici fino nelle aule di tribunale. Non solo “Bologna non dimentica” come si legge ogni anno durante la manifestazione in memoria di quel giorno. Ma è intenzionata a conoscere la verità, finanche dolorosa, che sta dietro a quella giornata e a quell’atto. A quella tragedia collettiva che ha cambiato la nostra storia recente e che in giorni come questi di elevata disumanità va ricordata e tramandata generazione dopo generazione.