Maryam, star della matematica sconfitta da un tumore

I quotidiani governativi per renderle omaggio hanno infranto la regola ferrea dell’Iran riguardo all’abbigliamento femminile: su tutte le prime pagine di domenica 16 luglio campeggiava la foto di lei con il capo scoperto. I capelli neri tagliati corti, il viso regolare, gli occhi grigio-azzurri allo stesso tempo dolci e fermi, un sorriso sereno, è uno degli ultimi ritratti di Maryam Mirzakhani, matematica, 40 anni, morta sabato 15 luglio per un tumore al seno contro cui stava combattendo da anni.

Del resto, Maryam aveva dato prestigio al suo Paese. Era stata la prima (e unica) donna e la prima (e unica) persona nata di Iran a vincere la Medaglia Fields, il più ambito riconoscimento di ogni matematico. La medaglia Fields, creata nel 1936, attribuita ogni 4 anni, di solito viene definita il premio Nobel della matematica. Tuttavia, diversamente dal Nobel, questo riconoscimento va a persone che abbiano meno di quarant’anni. Non si tratta tanto di un tributo al lavoro passato, ma in qualche modo di una scommessa sul futuro di menti brillanti. E sicuramente brillante era la mente di Maryam che il premio l’aveva vinto nel 2014, a 37 anni d’età. In quell’occasione però i giornali iraniani avevano ritoccato la sua fotografia, mettendole in testa un velo che lei non portava.

Maryam Mirzakhani era nata a Teheran nel 1977, quando ancora il Paese era in guerra con l’Iraq, ma il conflitto finì quando Maryam terminò le scuole elementari: “Credo di appartenere a una generazione fortunata – disse anni dopo – perché ero una teenager quando le cose divennero più stabili”. Da piccola non amava particolarmente la matematica, amava invece leggere e sognava di diventare una scrittrice. A scuola però esplose la sua abilità con i numeri. La pace e la maggiore stabilità del Paese, le consentirono di partecipare alle olimpiadi internazionali della matematica e di vincerle per due anni di seguito quando ancora era al liceo. Dopo la laurea alla Sharif University of Technology di Teheran, Maryam si trasferì ad Harvard per un dottorato. La sua tesi scritta negli Stati Uniti fruttò tre importantissimi articoli pubblicati sulle principali riviste matematiche e nel giro di pochi anni le venne offerto un posto da docente prima a Princeton e poi, nel 2008, a Stanford.

Fu a Harvard che conobbe uno studente del Massachusetts Institute of Technology, JanVondrak, che la invitò a correre insieme a lui. “Lei era piccolina – raccontò Vondrak qualche anno dopo, quando già era diventato suo marito – e io ero in ottima forma, così pensavo di batterla facilmente. E all’inizio effettivamente ero davanti, ma lei non rallentava. Dopo mezz’ora io ero cotto, mentre lei correva allo stesso ritmo di prima”.

Come nella corsa, anche nella ricerca, Maryam non mollava. Sono lenta, diceva di sé. Poteva rimuginare su un problema per mesi, anni. “Dopo mesi o anni vedi aspetti che prima non avevi notato”, raccontava in un’intervista rilasciata a Quanta Magazine in occasione della medaglia (https://www.quantamagazine.org/maryam-mirzakhani-is-first-woman-fields-medalist-20140812/). Ma, nello stesso tempo, non si dava mai per vinta: era sempre fiduciosa di trovare la soluzione.

All’inizio la matematica iraniana fu attratta dalle superfici iperboliche, i tori, ciambelle con due o più buchi che non rispondono alla geometria tradizionale. La medaglia Fields arrivò proprio per “i suoi contributi alla dinamica e alla geometria delle superfici di Riemann e dei loro spazi di moduli”. Le “ciambelle” su cui Maryam lavorava sono infatti superfici di Riemann che prendono il loro nome dal noto matematico tedesco. Poi, nel 2006 cominciò a collaborare con Alex Eskin dell’università di Chicago su un problema ancora aperto: i diversi comportamenti di una palla che rimbalza su un tavolo da biliardo che assume le forme di diversi poligoni. I biliardi sono un esempio di sistemi dinamici, ovvero sistemi che evolvono nel tempo secondo un insieme dato di regole, ma il comportamento delle palle che scorrono sul tavolo da biliardo si è dimostrato estremamente difficile da definire con precisione. Il loro lavoro, con le parole di Alex Wright, ricercatore di Stanford, segna l’inizio di una nuova era per chi si occupa di questi temi.

Terence Tao, un matematico australiano vincitore della Medaglia Fields nel 2006, ricorda quanto sia difficile gestire la popolarità dopo aver vino il premio e immagina la pressione cui doveva essere stata sottoposta Maryam che, non solo aveva vinto la medaglia, non solo era la prima donna ad aver ottenuto quel riconoscimento, ma nello stesso periodo aveva una bambina da crescere e un tumore da combattere. Eppure – dice Tao – è incredibile quanto sia stata produttiva anche negli ultimi anni (https://terrytao.wordpress.com/2017/07/15/maryam-mirzakhani/).

Ci sono molte immagini che la ritraggono seduta a terra davanti a grandi fogli di carta sparsi sul pavimento su cui Maryam Mirzakhani era solita disegnare figure geometriche e annotare calcoli: era il suo metodo di lavoro, tanto che per sua figlia Anahita la mamma dipingeva. Lo studio della matematica – diceva – “è come perdersi in una giungla, raccogliere tutte le conoscenze a tua disposizione e cercare di usarle per inventarti qualche trucchetto. Con un po’ di fortuna, te la puoi cavare”.