Storia di due amiche e una città. Arriva in sala la genialità di Elena Ferrante

Quando si va a vedere un film tratto da un libro c’è sempre il timore di una delusione. E’ un rischio. Specialmente se il libro lo si è molto amato. Le pagine parlano ad ognuno in modo diverso. A seconda della sensibilità, della storia personale, della cultura di chi legge i protagonisti diventano famiglia, amici, amori. Compagni di un’avventura condivisa. A volte nemici di cui però non si riesce a fare a meno. Fino all’ultima pagina. Le facce scelte, i colori, le atmosfere, i luoghi, le parole dette e non scritte possono farti allontanare. E non farti  ritrovare quella storia, quelle pagine.


E’ andata nel migliore dei modi con “L’amica geniale”, il film che Saverio Costanzo, il regista che l’incontro con un libro lo aveva già sperimentato con “La solitudine dei numeri primi”, ha tratto dal primo romanzo della quadrilogia di Elena Ferrante, nom de plume dietro cui poco importa chi si nasconde, donna o uomo che sia, anche se la ricerca dell’identità tenuta nascosta proprio per lasciare il maggiore spazio possibile ai propri personaggi, senza interferenze, è stato uno degli impegni maggiori di questi anni di giornalisti e addetti ai lavori che, risalendo il corso di studi o la denuncia dei redditi di questa o di quella, hanno raggiunto un risultato che li ha soddisfatti. Ben per loro.
Le prime due puntate di una serie di otto, cui l’autrice stessa ha dato il suo prezioso contributo con Francesco Piccolo, Laura Paolucci e lo stesso Costanzo, non tradiscono l’attesa. A Venezia in Sala grande hanno raccolto applausi per dieci minuti e più. Per tutti è stato subito amica geniale. Ora il primo, due e tre ottobre arriveranno nelle sale in attesa che la serie vada in onda su Rai uno, Raiplay e Timvision a novembre.


“Chi ti ha insegnato a leggere?” chiede la maestra Oliviero a Lila che è diversa dai suoi compagni, che è avanti senza darlo a vedere, tenendosi per sé fino a quel momento la sua genialità. “Io” è la risposta rivelatrice. Un guizzo degli occhi scuri. La chiave di lettura. Da quel momento prende il via una storia lunga più di sessanta anni. Una storia personale e di amicizia e anche di ostilità tra Lila e Lenù, intelligente e capace, con le stesse potenzialità ma espresse sottotono, in modo diverso. Ma in certi momenti figura determinate in questo incontro per sempre.
Una bruna e un po’ selvaggia, Lila, nel film Ludovica Nasti. L’altra bionda, delicata ma ostinata, Elena detta Lenù, interpretata da Elisa Del Genio, prendono lo spettatore per mano e lo conducono con sé alla scoperta di una Napoli che si sta risvegliando dalla guerra, di un quartiere periferico così lontano dal mare che per andarlo a vedere, oltre il tunnel, le due ragazzine intraprenderanno un’avventura interrotta quasi subito da un temporale e dalla paura. Avventura solo rimandata. In ben altro modo le due entreranno a fare parte di Napoli, di una città che con loro sarà ostile e amica. Amorevole e dannata. Difficile quinta che fa da sfondo (e partecipa) allo svolgersi delle vite delle protagoniste, intrecciate e separate che siano state, lungo più di sessanta anni.
C’è povertà, dignità e delinquenza spicciola e organizzata in quella fetta di città dove i panni sono sempre stesi. Quasi bandiere di segnalazione di un popolo. Un luogo dove anche solo per mangiare bisogna faticare assai. Figuriamoci per studiare. E delle ragazze, poi. Eppure, anche grazie anche all’intelligenza e la tenacia di una maestra che sa fino in fondo qual è il suo compito e dimostra a genitori sorpresi come l’istruzione possa cambiare i destini, tra quei palazzi già scrostati trova spazio il vento del cambiamento. Del riconoscimento alle donne di pari diritti e dignità con l’altro sesso, anzi di poter essere migliori di quegli uomini che non sanno ancora che si è messo in moto qualcosa che non riusciranno a fermare.

Lila impara a leggere e scrivere da sola. Corre in avanti forte della sua genialità. Correrà avanti per tutta la vita. E Lenù sarà il suo contraltare. Per tutta la vita anche lei. Tra infelicità e amori, successi universitari e scelte di vita privata, crudeltà e crescita. Sullo sfondo sempre Napoli, la città amata e abbandonata, ricercata, che nelle prime puntate appare in lontananza, un luogo da conquistare che ti ha già conquistato.
Un bel film, autonomo ma rispettoso, per raccontare l’inizio di una bella storia. In otto puntate la trasposizione del primo libro della Ferrante in cui Margherita Mazzucco e Gaia Girace interpretano le due protagoniste nell’età dell’adolescenza. Per concludere l’opera ci sono voluti circa otto mesi e centocinquanta attori che hanno agito in ventimila metri quadri di set. In prospettiva arriveranno gli altri tre libri per un totale di 32 episodi. Un’operazione complessa voluta dalla Rai e dall’emittente statunitense HBO con Timvision cui ha contribuito anche Paolo Sorrentino, che raggiungerà tra cinema e tv milioni di spettatori.

Più di dieci milioni sono stati i lettori della quadrilogia in tutto il mondo rendendo la Ferrante, così pare, l’autrice più letta al mondo. Ma, anche perché ormai gli strumenti di lettura sono tanti e numeri come questi non sono verificabili al cento per cento, meglio limitarsi a ricordare che il New York Times ha scritto che L’amica geniale ha avuto più lettori dei Promessi Sposi e il Time ha messo la scrittrice napoletana tra le cento persone più influenti al mondo. All’inglese The Guardian non è parso vero quando Ferrante ha accettato di tenere una rubrica sulle sue pagine.