Storchi, Confindustria :
dialogo con i sindacati
ed economia civile

Umanesimo industriale. Economia civile. Nuovi modelli che mettano al centro la persona. Con un ispiratore contemporaneo, noto a tutti: papa Francesco. E un altro più antico, sconosciuto ai più: Antonio Genovesi, sacerdote, filosofo ed economista, che visse tre secoli fa. Difficile immaginare che, dopo qualche domanda sulla attualità economica e politica, un dirigente confindustriale di primo piano si avventuri a prefigurare orizzonti così spaziosi, quasi visionari, rispetto alla realtà odierna, purtroppo assai meno alata. Ma Fabio Storchi, presidente (per la seconda volta) di Unindustria Reggio Emilia, già presidente nazionale di Federmeccanica – fu lui a chiudere l’ultimo contratto nazionale con tutti i sindacati di categoria, compresa la firma della Fiom Cgil, che mancava da otto anni – ama volare alto, anche se la situazione, qui ed ora, non induce a facili ottimismi.

Per descriverla, Storchi legge ad alta voce l’ultimo report del Centro Studi Confindustria. Secondo il quale, la produzione industriale italiana è diminuita in aprile del 44,3% e in maggio del 33,8%, rispetto allo stesso mese del 2019. A maggio, c’è stato un “rimbalzo” del 31,4% su aprile, dopo una caduta del 24,2% di aprile su marzo. Ma non si tratta di un dato davvero confortante perché è legato alla riapertura di tante attività che in aprile erano chiuse, quindi anche minimi progressi dei volumi si traducono in significativi incrementi percentuali. Di fatto, il calo previsto per il secondo trimestre 2020 è pari al 27-28% sul primo trimestre, che a sua volta è stato in calo del’8,4% sull’ultimo trimestre 2019. Se anche in giugno si confermasse la lenta ripresa della domanda – sostiene il Centro Studi Confindustria – nella media del secondo trimestre si avrebbe comunque una riduzione di oltre il 20% dell’attività, quasi tre volte la dinamica registrata a inizio anno. Il che comporterebbe un contributo negativo di circa 5 punti percentuali alla diminuzione del Pil nel secondo trimestre.

Tuttavia, Storchi ci tiene a ragionare sul presente in un’ottica di più ampio respiro. Magari anche usando parole inconsuete sulla bocca di un dirigente confindustriale di primo piano. D’altra parte, gli è capitato altre volte, per altri motivi. Un anno fa si dichiarò “non contrario, se finalizzata alla riduzione del debito pubblico” alla proposta di contributo straordinario di solidarietà formulata (senza successo) da Maurizio Landini. Nè, prima ancora, ebbe problemi a considerare positiva l’elezione dello stesso Landini alla guida della Cgil. Nel gennaio scorso, alla vigilia delle elezioni regionali in Emilia Romagna, dichiarò la sua preferenza per “la buona amministrazione” dell’uscente (poi riconfermato) Stefano Bonaccini, Questa volta, le parole inconsuete riguardano temi e toni dichiaratamente riconducibili alla predicazione di papa Francesco.

Serve un nuovo piano di sviluppo

“Il momento di pensare in grande è adesso – dice – abbiamo assolutamente bisogno di un nuovo piano di sviluppo economico. Attenzione, voglio sottolineare: nuovo, cioè diverso da quello del passato, che ha prodotto tante disparità, inaccettabili disuguaglianze”. E che ci azzecca il rispettabile, ma non modernissimo Antonio Genovesi? “Fu un precursore di Adam Smith, teorizzò l’economia civile, lo sviluppo della cultura e della civiltà come motore del benessere sociale. A questi argomenti, come Ucid (Unione cristiana imprenditori dirigenti) dedicheremo un seminario di formazione in autunno”. Intanto, però, in autunno bisogna arrivarci tenendo a galla la barca nel mare in tempesta dell’emergenza sanitaria non ancora conclusa e di quella economica pienamente in corso. Il nuovo presidente nazionale di Confindustria, Carlo Bonomi, più che di Antonio Genovesi, parla (male) del governo Conte, un giorno sì e l’altro pure. Sembra un politico di opposizione. Confindustria si prepara a diventare un partito?

Fabio Storchi

“Ma no – risponde Storchi – Bonomi è un uomo giovane, determinato, Ha assunto la presidenza dopo una fase già di suo delicata per la nostra associazione e, soprattutto, nel pieno di una crisi senza precedenti a livello nazionale e mondiale. Ha detto cose vere con nettezza, magari un po’ rudemente, rivolgendosi alla politica nel suo insieme, non semplicemente al governo in carica. Perché in Italia, pandemia a parte, non c’è crescita economica da almeno vent’anni, a causa delle debolezze strutturali che la ostacolano: la pesantezza della burocrazia, i tempi lunghissimi della giustizia…”. Veramente Bonomi ha detto anche altro: ad esempio, che i sindacati vivono nel passato, particolarmente quel Landini, ora segretario generale della Cgil, per il quale lei ha invece espresso più volte un giudizio positivo. “Sulla base della mia esperienza, lo confermo. Quando io ero presidente di Federmeccanica e lui era segretario della Fiom abbiamo collaborato costruttivamente a un contratto che, a mio avviso, rimane tuttora un modello di relazioni sindacali., di partecipazione, di innovazione. La mia parola d’ordine, allora come adesso, è: fare insieme. Vale nei confronti dei sindacati, delle organizzazioni economiche e sociali, delle amministrazioni pubbliche”.

Poi Bonomi ha detto che il governo, invece di distribuire soldi a pioggia, dovrebbe concentrare gli aiuti sulle imprese. “Sicuramente è indispensabile un grande piano strategico, che al momento non c’è. Navigare a vista, giorno per giorno, non può bastare. Temo nemmeno per ottenere realmente dall’Europa le grandi risorse di cui si sta parlando, se prima non sono chiari il modo, gli scopi, la visione con i quali le useremo”. I cosiddetti Stati Generali promossi dal governo non sono stati un passo in questo senso? “Me lo auguro. Devo dire che non ho condiviso certe stroncature che li hanno liquidati come semplice passerella. Io nel metodo li ho apprezzati, vedremo se ci sarà un seguito concreto. L’obiettivo da raggiungere è, appunto, un piano strategico: Confindustria presenterà il proprio entro settembre. Per quanto mi riguarda personalmente, sto anche partecipando a un gruppo di lavoro autonomo, insieme a operatori economici, docenti universitari, personalità della cultura. Metteremo i risultati a disposizione di chiunque li richiederà. Io ho sempre cercato di contribuire a progetti strategici, anche in tempi normali e sul piano locale: ad esempio, l’anno scorso, Unindustria Reggio Emilia ne ha proposto uno alla amministrazione comunale”.

Il conguaglio Irap

Confindustria ha preteso dal governo l’eliminazione del conguaglio Irap sul 2019 e dell’acconto sul 2020 per tutte le imprese, comprese quelle il cui fatturato non ha risentito della crisi. Questa non è distribuzione a pioggia di risorse? “E’ una richiesta giustificata dalla situazione in cui ci troviamo, molte aziende hanno problemi di liquidità. Ricordo che quasi tutte hanno dovuto anticipare ai dipendenti la cassa integrazione, per i tempi lunghi di erogazione da parte dell’Inps”. La quale Inps, tuttavia, ha reso noto di aver completato, al 31 maggio, undici milioni di prestazioni. Compreso quelle che riguardano la cassa integrazione a Vimi Fasteners, azienda della meccanica di alta precisione, con duecento dipendenti, di cui Storchi è titolare: “Siamo rientrati dagli anticipi attraverso la compensazione degli oneri contributivi”.

E dunque, a dispetto di certe narrazioni catastrofiste, non è vero che nessuno riceve nulla… “Io sono critico nei confronti di questo governo già per l’ultima legge finanziaria, che secondo me non ha messo al centro l’economia reale, lo sviluppo attraverso un piano di investimenti straordinari per ridare spinta alla crescita. Di critiche se ne possono fare anche in riferimento alla attuale fase di emergenza, ma il punto essenziale è la visione strategica. E questo, lo ripeto, è un punto dolente che riguarda tutta la politica, da molti anni e da vari governi”.