Stop alle doppie aste sul cibo che affamano i produttori agricoli

Niente più aste sul cibo: la Camera vota il divieto. Con 369 favorevoli e 60 astenuti, la Camera dei Deputati, infatti, ha approvato ieri la proposta di legge 1549-A, che vieta le aste al doppio ribasso, una pratica utilizzata dalla distribuzione organizzata portare sugli scaffali prodotti a prezzi stracciati. Un testo che l’associazione Terra! ha fortemente promosso con l’obiettivo di cancellare una pratica che strozza tutta la filiera impoverendo l’agricoltura e creando le precondizioni perché si verifichino fenomeni di sfruttamento lavorativo e caporalato.

Una buona legge

Accogliamo con favore questa legge contro le aste al ribasso. Dopo le nostre pressioni finalmente è arrivata la risposta delle istituzioni. Il provvedimento approvato oggi è importante perché giunge alle porte di una nuova stagione di raccolta dei pomodori e manda un chiaro messaggio ai gruppi della grande distribuzione organizzata che utilizzano queste pratiche sleali per rifornirsi di tanti prodotti di largo consumo: d’ora in poi non saranno più tollerate, perché fanno male a tutta la filiera, a cominciare dagli agricoltori e dai braccianti che ancora troppo spesso vengono sfruttati per raccogliere il cibo che mangiamo ogni giorno. Il meccanismo delle aste elettroniche inverse, o al doppio ribasso, viene utilizzato da alcune catene distributive per rifornirsi di diversi prodotti. L’ultima in ordine di tempo è stata fatta sul pecorino romano, proprio nei giorni della eclatante protesta dei pastori che lamentavano la scarsa remunerazione del loro lavoro.

Meccanismo perverso

Come funziona l’asta al doppio ribasso? Ai fornitori, la GDO chiede tramite e-mail ad avanzare un’offerta per la vendita di uno stock di prodotto. Raccolte le proposte, viene lanciata una seconda asta, nuovamente al ribasso, partendo dal prezzo inferiore raggiunto durante la prima. In pochi minuti, su un portale web, il fornitore è chiamato a competere selvaggiamente con altri player che non conosce per aggiudicarsi la commessa. Chi ottiene il contratto, spesso si è spinto talmente al limite che, per garantirsi un esiguo margine, deve rivalersi sui produttori da cui acquista la merce. A loro volta, questi ultimi si possono trovare in difficoltà nel garantire i diritti fondamentali ai lavoratori agricoli. In tal modo, il meccanismo delle aste al doppio ribasso contribuisce a rendere più difficile l’eradicazione dello sfruttamento e del caporalato.

Alcuni esempi sono stati portati alla luce da Terra! lo scorso anno, quando Eurospin ha acquistato 20 milioni di bottiglie di passata di pomodoro con un’asta, spuntando il prezzo finale di 31,5 centesimi a bottiglia. Secondo gli operatori del settore, sommando i costi di materia prima, bottiglia e tappo si arriva a 32 centesimi. Significa che la vendita potrebbe essere avvenuta ai limiti del costo di produzione.

Ora deve passare al Senato

La proposta di legge passata in prima lettura, firmata dall’onorevole Susanna Cenni del PD (relatrice l’onorevole Chiara Gagnarli del M5S), mette un primo veto normativo alle aste, in attesa del passaggio in Senato.

“Il tema dei prezzi troppo bassi praticati al produttore per acquistare prodotti agroalimentari è la ragione per cui ci siamo messi a lavorare per redigere questa proposta di legge”, ha dichiarato Susanna Cenni, vice-presidente della Commissione Agricoltura della Camera, durante la discussione in Aula sulla proposta di legge a sua firma approvata ieri.

Alla Camera il provvedimento ha trovato una maggioranza trasversale (con la sola astensione di Forza Italia): prevede il divieto di utilizzo delle aste, pena sanzioni fra i 2 e i 50 mila euro, cui si aggiunge – nei casi più gravi – il blocco dell’attività commerciale per 20 giorni. Il testo limita anche il sottocosto, utilizzato con troppa disinvoltura da molti soggetti della grande distribuzione e poi scaricato sugli altri anelli della filiera. Se la legge passerà tal quale anche al Senato, vendere sotto il costo di produzione sarà possibile solo in casi ben codificati, programmati e concordati con i fornitori, oppure per evitare gli sprechi in caso di merce che rischia il deperimento.

Come abbiamo dimostrato in questi anni, meccanismi come il sottocosto e le aste al doppio ribasso distruggono l’intera filiera perché se un lato garantiscono un prezzo basso, utilizzato come esca per attrarre il consumatore, dall’altro chiedono sforzi insostenibili all’ambiente e ai produttori, oltre ad aggravare le condizioni di sfruttamento dei lavoratori e il caporalato. È un dovere di tutti mettere fine a queste dinamiche distorte e finalmente la politica ha dato un segnale”.