Stop alle armi nucleari, ricordando
Pietro Greco

Il 22 gennaio 2021 è entrato in vigore il Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW). I Paesi aderenti si impegnano a non “sviluppare, testare, produrre, oppure acquisire, possedere o possedere riserve di armi nucleari o altri dispositivi esplosivi nucleari”. Pietro Greco sarebbe stato contento di poter finalmente scrivere un suo bell’articolo sulla conclusione di un cammino che aveva seguito per anni e anni, con la sua passione e il suo rigore.

Ricordando e rimpiangendo Pietro, vediamo molto brevemente e schematicamente come si è arrivati a questo Trattato, tralasciando per il momento tutte le altre questioni concernenti il disarmo e le disastrose conseguenze dell’Amministrazione Trump sul regime di controllo degli armamenti, fortunatamente in via di risanamento con l’Amministrazione Biden.

La storia comincia nel 1970…

Nel 1970 entrò in vigore il Trattato di Non Proliferazione (TNP), pietra miliare per contenere la proliferazione orizzontale delle armi nucleari e promuovere il disarmo, avviando il cammino verso un mondo libero da armi nucleari. Il TNP si fonda su tre pilastri: la non proliferazione orizzontale delle armi nucleari, il disarmo e la cooperazione nel settore nucleare civile. L’Articolo VI del TNP stabilisce che ogni Potenza nucleare “si impegna a concludere in buona fede trattative su misure efficaci per una prossima cessazione della corsa agli armamenti nucleari e per il disarmo nucleare, come pure per un trattato sul disarmo generale e completo sotto stretto ed efficace controllo internazionale”.

Nel 1970 nel mondo erano presenti circa 40.000 armi nucleari, nel 1980 circa 70.000. Sono gli anni della Deterrenza, dell’Equilibrio del Terrore, della MAD (Mutual Assured Destruction, cioè la distruzione reciproca assicurata). Oggi il numero delle armi nucleari nel mondo è di circa 14.000, la maggior parte (circa 90%) in possesso di Stati Uniti e Federazione Russa. Molte di queste sono in “stato di allerta”, cioè “utilizzabili” nel giro di pochi minuti. Quello che può avvenire è che venga segnalato per errore un primo attacco e che venga deciso di scatenare una rappresaglia insostenibile per l’avversario (lancio su allarme). Il tempo a disposizione per decidere se si è davvero sotto attacco è di circa 30 minuti per gli Stati Uniti e di circa 15-20 minuti per la Federazione Russa (questo perché la Russia non ha più “satelliti di allarme precoce” e i suoi sistemi di sorveglianza sono solo basati a terra). Tra le tante dichiarazioni sul rischio di guerra nucleare per errore cito solo quella del Generale George Lee Butler, responsabile di TUTTE le armi nucleari americane durante la presidenza di George H. W. Bush “… abbiamo evitato un olocausto nucleare per una qualche combinazione di abilità, fortuna ed intervento divino, ed io sospetto che quest’ultimo sia stato preponderante” (su “New Yorker” del 26 Dicembre 2016).

Tra i numerosissimi casi nei quali si è sfiorata una guerra nucleare, ne ricordo solo uno: il 26 Settembre 1983 il sistema satellitare di preallarme russo individuò il lancio di un missile intercontinentale dagli Stati Uniti. Il colonnello Stanislav Petrov, che era al comando del sistema di allarme, liquidò il lancio come un errore del sistema e fece lo stesso quando poco dopo il sistema rilevò altri 4 lanci. Era inconcepibile che gli Stati Uniti lanciassero un “primo colpo” con così pochi missili. In effetti era difettoso il sistema di allarme sovietico e solo il coraggio e la saggezza di Petrov evitarono una tragedia globale.
Si stima che i nove paesi dotati di armi nucleari (Stati Uniti, Russia, Francia, Regno Unito, Cina, Israele, India, Pakistan e Corea del Nord) nel 2019 abbiano speso circa 72,9 miliardi di dollari per le loro armi nucleari.

La battaglia delle Ong e della società civile

Ritorniamo all’Articolo VI del TNP e al mancato rispetto delle prescrizioni di questo articolo e al mancato impegno a perseguire il disarmo nucleare da parte delle potenze nucleari. Le preoccupazioni della società civile e di numerose Ong portarono alle Conferenze Internazionali sulle “Conseguenze per l’Umanità di una Guerra Nucleare”. La prima si tenne ad Oslo nel 2013, e a questa seguirono, nel 2014, la Conferenza di Nayarit, in Messico, e quella di Vienna.
Nel 2016 123 Paesi delle Nazioni Unite assegnarono all’ONU il mandato di organizzare una Conferenza che affrontasse il problema e elaborasse un Trattato per l’eliminazione delle armi nucleari.

Nel 2017, per quattro settimane, alle Nazioni Unite venne discusso e elaborato il TPNW. Da sottolineare il ruolo svolto da ICAN (International Campaign to Abolish Nuclear weapons), Premio Nobel per la Pace nel 2017, che aveva mobilitato la società civile e coinvolto le organizzazioni internazionali. Anche quasi 4.000 scienziati di tutto il mondo, tra i quali alcune decine di Premi Nobel, chiesero ai loro Paesi di partecipare al negoziato e sostenere il TPNW. Pietro lavorava per raggiungere questo obiettivo da anni, con i Convegni “Svuotare gli arsenali, costruire la pace”, organizzati prima a Città della Scienza a Napoli, poi a Ischia e a Padova.

Nel Preambolo del TPNW viene sottolineato “il ruolo della coscienza pubblica nell’avanzamento dei princìpi dell’umanità, come dimostrato dalla richiesta di eliminazione totale delle armi nucleari e riconoscendo gli sforzi a tal fine intrapresi dalle Nazioni Unite, dal Movimento internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, da altre organizzazioni internazionali e regionali, organizzazioni non governative, leader religiosi, parlamentari, accademici e dagli hibakusha” (sopravvissuti ai bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki.

I 9 Paesi con armi nucleari e i loro alleati osteggiarono in tutti i modi possibili la Conferenza e, con l’eccezione dell’Olanda (che poi votò contro) non parteciparono nemmeno ai lavori.

Nella primavera del 2017 rappresentanti di diverse Ong (Unione Scienziati per il Disarmo-USPID, Pugwash, Rete Disarmo, senzatomica, rappresentanti del Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale della Santa Sede) incontrarono un gruppo (sparuto, in verità) di Parlamentari e una delegazione del Consiglio Scientifico dell’USPID fu ricevuta dall’allora Sottosegretario agi Esteri, Benedetto Della Vedova (ancora oggi Sottosegretario agli Esteri). Obiettivo di questi incontri era cercare di convincere l’Italia a partecipare almeno al negoziato. Nessun risultato.

Obiettivo del TPNW era ed è delegittimare non solo l’uso o la minaccia di uso, ma addirittura il possesso di armi nucleari, creando così una generalizzata area libera da armi nucleari. Il Trattato fu approvato il 7 Luglio 2017 con 122 voti a favore, 1 voto contrario (Olanda) e 1 astenuto (Singapore). 90 giorni dopo avere superato le 50 ratifiche, il 22 Gennaio 2021 il TPNW è entrato in vigore.

Nonostante l’assenza o l’ostilità dei Paesi nucleari e dei loro alleati, il TPNW è certamente un messaggio politico molto forte, una tappa molto importante di un processo, lungo, che potrà portare ad un mondo libero dalle armi nucleari.
Nel Novembre 2017 la Santa Sede organizzò un Convegno Internazionale “A World Free of Nuclear Weapons”, gli atti del quale sono stati pubblicati dalla Georgetown University Press nel 2020. Al Convegno parteciparono numerose Ong, diplomatici e diversi Premi Nobel per la Pace e, naturalmente, Pietro.
In quell’occasione Papa Francesco, nel suo incontro con i partecipanti, espresse giudizi sul possesso di armi nucleari ripresi poi nel Paragrafo 262 dell’Enciclica Fratelli Tutti: “Neppure le norme saranno sufficienti, se si pensa che la soluzione ai problemi attuali consista nel dissuadere gli altri mediante la paura, minacciandoli con l’uso delle armi nucleari, chimiche o biologiche. ….. Siffatte preoccupazioni assumono ancor più consistenza quando consideriamo le catastrofiche conseguenze umanitarie e ambientali che derivano da qualsiasi utilizzo degli ordigni nucleari con devastanti effetti indiscriminati e incontrollabili nel tempo e nello spazio. …… La pace e la stabilità internazionali non possono essere fondate su un falso senso di sicurezza, sulla minaccia di una distruzione reciproca o di totale annientamento, sul semplice mantenimento di un equilibrio di potere. […] In tale contesto, l’obiettivo finale dell’eliminazione totale delle armi nucleari diventa sia una sfida sia un imperativo morale e umanitario. […]”.

C’è anche un caso italiano

Vediamo adesso una questione che riguarda molto da vicino il nostro Paese.
L’Articolo 1, comma (g), del TPNW proibisce esplicitamente di ospitare armi nucleari di un altro paese sul proprio territorio nazionale. È una delle novità più importanti di questo trattato ed è un elemento assente nel Trattato di Non Proliferazione nucleare del 1970. Vale la pena notare che soltanto gli Stati Uniti hanno armi nucleari fuori dai loro confini.

Oggi in Europa sono schierate circa 100 armi nucleari tattiche americane (bombe a gravità B61, da sostituire con le più moderne B61-12 entro il 2022): 15 in Belgio 15 in Germania, 15 in Olanda, 20 in Turchia e 35 in Italia (15 a Ghedi e 20 ad Aviano). Le 20 bombe di Aviano e di Incirlik in Turchia sono a “singola chiave” (armi e sistemi di lancio statunitensi), tutte le altre sono a “doppia chiave” (armi statunitensi ma sistemi di lancio del paese ospite, nuclear sharing)
Queste armi americane in Europa oggi non hanno un valore strategico-militare, ma solo simbolico-politico. Il rischio è che se non si smantella il sistema di nuclear sharing della NATO anche gli altri Stati nucleari vorranno avere il diritto di stanziare le loro armi in altri Stati raggirando anche loro il TNP. Il rischio di proliferazione, quindi, diventa molto alto.

E’ vero che la Russia ha schierato armi nucleari tattiche che possono colpire l’Europa e che sono quindi una minaccia per il continente, ma è anche vero che la Russia ha sempre sostenuto che in primo luogo bisogna arrivare ad una situazione in cui tutte le bombe devono essere sui territori nazionali di chi li possiede. Per la Russia le bombe nucleari americane in Europa hanno un significato strategico molto importante e non sono considerate solo tattiche come sostengono gli americani.

Già nel 2008 l’USPID-Unione Scienziati Per Il Disarmo aveva pubblicato un documento nel quale veniva motivata l’opportunità di eliminare le armi di Aviano e Ghedi. Oggi ancor di più l’Italia, auspicabilmente assieme a Germania, Olanda, Belgio e Turchia, potrebbe/dovrebbe richiedere il ritiro delle armi nucleari tattiche americane. Questa decisione non metterebbe assolutamente in discussione la collocazione nella NATO e potrebbe costituire un piccolo, ma significativo, passo verso un mondo libero da armi nucleari. Il Belgio già nell’ottobre scorso auspicava l’impegno di tutti i Paesi NATO a sostenere il TPNW per dare “un nuovo impulso al disarmo nucleare multilaterale”.

Penso che Pietro sarebbe d’accordo a concludere con questa citazione: “Ogni ordigno prodotto, ogni nave da guerra varata, ogni missile lanciato significa, infine, un furto ai danni di coloro che sono affamati e non sono nutriti, di coloro che sono nudi e hanno freddo. Questo mondo in armi non sta solo spendendo denaro. Sta spendendo il sudore dei suoi operai, il genio dei suoi scienziati, le speranze dei suoi giovani. […] Questo non è un modo di vivere che abbia un qualsiasi senso. Dietro le nubi di guerra c’è l’umanità appesa a una croce di ferro”. Non sono parole di Papa Francesco, ma del Presidente degli Stati Uniti, Generale Dwight D. Eisenhower nell’aprile del 1953.

(Francesco Lenci, che rimpiange Pietro, amico fraterno e prezioso compagno di strada)