Stato di emergenza,
ma quale attentato
alla democrazia

Ma davvero l’Italia corre di nuovo un rischio autoritario? Davvero l’ipotesi di prorogare lo stato di emergenza, ventilata dal presidente del Consiglio di fronte alla recrudescenza dei contagi da Covid-19, può essere letta come il tentativo di congelare il sistema democratico e sospendere le libertà costituzionali? Davvero siamo sull’orlo di un colpo di mano che imporrebbe nel nostro Paese una “democratura” sulla falsariga di quella ungherese voluta da Orbàn? Come accade di solito in Italia, nel dibattito pubblico si usano parole altisonanti e si lanciano allarmi rossi ad ogni stormir di fronde. Anche questo scontro non è nuovo: segue lo stesso spartito dei mesi tremendi del lockdown quando Conte venne dipinto come un pericoloso dittatore.

Giuseppe Conte

Scelta da compiere con saggezza

Ora, che la proroga dello stato di emergenza sia questione delicatissima dal punto di vista del diritto e delle libertà, e quindi da affrontare con cautela e con saggezza, è fuori di ogni dubbio. Le osservazioni avanzate da alcuni giuristi (Cassese sul Corriere e Galli su Repubblica, solo per fare due esempi) vanno valutate con attenzione senza liquidarle con un’alzata di spalle. Bisogna infatti soppesare ogni passaggio: a quali condizioni, per quanto tempo e in che modo questa decisione drastica può essere assunta. Soprattutto: da chi andrebbe assunta.

Il ministro della Salute Roberto Speranza ha detto più volte negli ultimi giorni che i rischi di una ripresa dei contagi non sono da escludere. In alcuni casi questo è già avvenuto, focolai si sono accesi in diverse parti del Paese (da Vicenza a Fiumicino, da Bologna a Mondragone). E’ possibile quindi che passata l’estate, con la ripresa a pieno regime delle attività e con la riapertura delle scuole, la diffusione dei contagi possa avere un’impennata. E farsi trovare pronti a contrastare il virus sarebbe cosa utile e giusta. A differenza di quello che è accaduto a febbraio, quando siamo stati presi alla sprovvista, questa volta possiamo prepararci bene e per tempo.

La centralità del Parlamento

Se questo è il quadro, allora a che serve gridare al lupo al lupo come fa la parte più estremista della destra con il coro dei giornali di riferimento e come fanno anche alcune aree del mondo progressista sempre più allergici alla presenza di Conte a Palazzo Chigi e all’alleanza tra Pd e M5S? Invece che gridare all’attentato alla democrazia e alla Costituzione, sarebbe più proficuo discutere delle procedure da seguire per arrivare a quella decisione. Da questo punto di vista ha fatto bene Nicola Zingaretti a imporre al premier Conte un dibattito in Parlamento. A differenza di cinque mesi fa, c’è tutto il tempo per coinvolgere pienamente il luogo della rappresentanza popolare evitando scelte fatte nel chiuso di una stanza.

Mattarella e Zingaretti

Sarebbe, questo, un passaggio utile anche a far capire al premier che il momento delle scelte personali, compiute spesso in perfetta solitudine, è passato. Ora è tempo di scelte condivise, soprattutto in vista dell’arrivo dei fondi europei del Recovery Fund e, sperabilmente, del Mes.

Su questo il Pd e Leu dovrebbero dismettere una certa insostenibile timidezza, far sentire di più la loro voce, evitando di apparire troppo spesso a rimorchio di Conte e allo stesso tempo comprensivi delle posizioni (a volte indigeribili) del Movimento Cinque stelle. La paura che possa saltare il governo non può assolutamente diventare un alibi (o una forma di ricatto) per lasciare che tutto scorra come gli altri vogliono nella direzione che preferiscono.