Stacca le mele
e non cantare più

La camera è la più grande dell’appartamento e lui ci sta da solo; ci sono studenti ammassati in due camere più piccole della sua. Angelo, di preferenza, non poteva convivere. E così, visti i suoi ventinove anni, con la complicità della dolcissima Adele, la governante, gli è stato riservato un trattamento di riguardo. Ha dichiarato la pensione accumulativa dei suoi genitori, lo stato di famiglia dice che loro tre sono assieme: mai stati in verità, ma lui ha un posto letto da un suo fratello, dove i due vecchi coniugi sono andati a abitare e allora risulta che, non avendo mai fatto passaggio di residenza, non avendo occupazione fissa, lui ruba il pane di bocca a due pensioni minime. Non avendo rendita, dunque, e vivendo, finché è stato possibile, di risparmi di lavori saltuari, aveva diritto al presalario e al posto letto.

E’ andato già tre volte a Parigi a fare il venditore per George Rech, prêt-à-porter, e per risparmiare sull’albergo s’è comprato un sacco a pelo e ogni volta, per la durata del “Salon”, ha dormito nell’ascensore di servizio di cui ha la chiavetta. Un ascensore di servizio ha tutti i comfort inimmaginabili per la notte, cioè, l’illuminazione. Aveva messo a punto sul piancito altri due esami minori. Al mattino sveglia automatica con prima chiamata del magazziniere. Poi, durante gli altri mesi, è andato qualche volta in Austria per una ditta di zoccoli di legno. Poi più, era come andare a Samo coi vasi.

L’anno prima è andato in Trentino con Abdul a raccogliere le mele, ma per poco. Siccome s’era messo cantare e insieme a lui tutti quelli del suo gruppo – distinti post-sessantottini, poiché gli ex si sono tutti sistemati negli uffici della Croce Rossa, nel Dipartimento Sviluppo Agricolo etcetera – , è venuto il sorvegliante, uno fresco del ’77, che a sentire canzoni tipo Vecchio scarponeRitorneranno i bei colori, etc., ha detto, “cos’è tutto questo baccano, non vi pagano mica per cantare”. E Angelo ha gridato perché tutti sentissero bene, “ma come, ma se ci hai detto che ci davano la paga sindacale, quattromila all’ora, ma informati bene, kapò, sono cinquemila e duecento, e non vuoi neanche lasciarci cantare? mica possiamo staccarle anche con la bocca!”. “C’hai la lingua lunga, te” ha risposto quello “e a me kapò non lo dici, capito? Andare andare! fare andare le mani, staccare staccare”.

E tutto sarebbe andato liscio se Angelo si fosse fermato lì. Invece ha voluto dire a squarciagola, “faremo un corso serale per focomelici, così impariamo a raccoglierle anche coi piedi, va bene?”. E cantando sul camion Bel padrù dele bele braghe bianche, diede per sempre addio a quei lavori concordati con la Regione a sostegno dell’occupazione giovanile. In quell’affare di mele e paradisi occupazionali e alberi della conoscenza, era sempre il serpente a avere la peggio.

(Aldo Busi, “Vita standard di un venditore provvisorio di collant”, 1985)