Tim: bolletta mensile con aumento

Aumento doveva essere e aumento sarà. Dal prossimo 5 aprile Tim abbandonerà le ormai famose bollette “ogni 4 settimane” e tornerà alla fatturazione mensile imposta dall’Agcom. Però manterrà i rincari già decisi a inizio d’anno, che sfiorano il 10% (8,6% per la precisione).

L’azienda ex monopolista ha fatto il primo passo, adeguandosi per prima alle indicazioni dell’Agcom, ma di quel che faranno gli altri gestori telefonici al momento non si sa ancora nulla. Devono comunicare le loro decisioni entro il 5 aprile e questa notizia è fondamentale per i clienti.

Faranno tutte come Tim, con lo stesso aumento? Sarà difficile allora non parlare di “cartello”, come era già apparso evidente con le “4 settimane”. Si decideranno a rompere il fronte, presentando proposte differenti? Allora sarà possibile scegliere la più vantaggiosa, come sarebbe auspicabile e come da anni è stato martellato dagli spot dei vari gestori.

Anche da Sky, in merito ai costi 2018, non si è ancora saputo nulla, eppure l’aumento dell’8,6% c’è già stato. Tornerà indietro o farà finta di niente, continuando per la strada già intrapresa del massimo profitto, giustificato da innovazioni tecnologiche di cui per la verità non si sente un particolare bisogno come nel caso del superdecoder di Q, che può servire anche 5 televisori in una casa senza che se ne capisca la “necessità”?

Comunque – tv satellitare a parte – in attesa di conoscere le decisioni di Wind Tre, Vodafone e Fastweb appare evidente un vuoto nella regolamentazione di un settore che coinvolge la stragrande maggioranza degli italiani.

È possibile decidere aumenti (specie se saranno, come molto probabile, uguali per tutti i gestori) senza entrare nel merito? Entrando nei dettagli: perché un servizio che fino a ieri era offerto a colpi di ribassi e di promozioni (reali o virtuali che fossero) da un giorno all’altro viene imposto a quasi il 10% in più?

Si difendono queste scelte parlando tanto di mercato, ma di che si tratta se l’utente non può scegliere tra analoghe imposizioni?

Sarebbe meglio, in ogni caso, anche per smentire l’ipotesi di concordanze sotterranee, che tutte le aziende venissero invitate a chiarire al più presto le loro offerte dopo il 5 aprile. Vi sarebbe così più tempo per fare confronti e scelte.

A meno che – come temiamo fortemente – non ci sia poco o nulla da confrontare. E allora – semplicemente – continueranno a farci del male