Solidarietà e integrazione spiegate da Milo, gatto nero che non sa saltare

C’è un caso letterario dai contorni più che moderni che si aggira in rete e anche in libreria. Nella classifica Ibs dei cento libri più venduti c’è “Storia di Milo, il gatto che non sapeva saltare” scritto per Guanda da Costanza Rizzacasa d’Orsogna, giornalista del Corriere, con illustrazioni di Giacomo Bagnara. E’ un libro di poco più di cento pagine, che apparentemente sembra destinato ai ragazzi ma invece è rivolto a chiunque sia capace di condividere una originale vicenda umana e felina che, da personale, negli anni è diventata l’occasione per indicare a chi non ne ha conoscenza o vuole ignorarla, l’importanza del rispetto per l’altro; a sollecitare l’accoglienza delle diversità da cui trarre tutte le cose positive che da essa derivano; a far capire che non è il colore della pelle che può segnare la differenza e dividere; che l’essere solidali fa bene a chi ne i riceve i benefici ma più ancora a chi decide che aiutare il prossimo è un concreto esercizio di democrazia.


Milo è un micio nero, colore verso cui la stupidità umana ha antichi pregiudizi. Ed è anche disabile perché ha un problema neurologico che lo fa camminare traballante e a zig za e non gli consente di saltare. Che per un gatto è un limite non da poco anche se, industriandosi, ci si può arrampicare, strisciare anche se un po’ all’indietro, ma, comunque raggiungere l’obbiettivo. Il micio in questione è però molto fortunato e a pochi giorni di vita è stato trovato sotto un temporale dal fratello dell’autrice che lo ha salvato e gli ha trovato la mamma umana con cui dividere il resto della vita. Sono passati già più di cinque anni e le vicende di questa famiglia a due e quattro zampe sono note a quanti seguono Rizzacasa e Milo su twitter e facebook, diecimila follower lei, un migliaio lui che è sbarcato anche su instagram. E anche a quanti leggono il Corriere su cui l’uno attraverso l’altra (e viceversa) tengono una rubrica settimanale.


Le amicizie del micio nero di cui veniamo informati leggendo il libro ci indicano un percorso possibile di civiltà e rapporti capaci di andare oltre i luoghi comuni, il disprezzo per il diverso, ci spiegano che non ci sono ostacoli insormontabili se ad aiutarci c’è qualcuno disponibile a collaborare con un altro e non a pensare solo a se stesso. Tempi difficili per queste affermazioni, si dirà. Certo. Ma questo non autorizza a lasciar perdere, Milo non lo fa. E impara a muoversi con più sicurezza aiutato dagli animali che per caso o per scelta si trova ad incontrare, il gabbiano Virgilio, l’amicizia con Pierino lo scorpioncino facilitata dall’essere neri entrambi, l’aiuto a ritrovare la famiglia portato alla riccia Giulia, il gatto Timone senza un occhio e la mucca Arianna con il vitellino Tobia, il micione Valentino e l’astice Cagliostro senza una chela, disabile anche lui ma per sfuggire alla pentola.
Fantasia e fatti reali messi insieme, una sorta di piccolo decalogo della buona convivenza che in troppi continuano ad ignorare e, anche, a disprezzare. Facendo male agli altri. Ma innanzitutto a se stessi.