Smog, proposte o solo pannicelli caldi?

Le famigerate Pm10, le polveri sottili incubo degli abitanti delle grandi città sono oggi al centro del vertice europeo che vedrà intorno ad un tavolo i rappresentanti degli 8 Stati europei con l’aria più inquinata, tra i quali l’Italia. Dovranno spiegare quali passi si intende intraprendere, visto che tutti sono sotto procedura d’infrazione, compreso il nostro, rispettivamente da 12 anni per il mancato rispetto dei vincoli sul Pm10 e da 7 anni per il biossido di azoto. E se non ci saranno risposte concrete, è facile il deferimento alla Corte europea di Giustizia. Siamo alle solite, si dirà. Puntualmente i report dell’OMS e in Italia i rapporti di Legambiente misurano quanta aria sporca aleggia sulle nostre città e vi rimane per giorni e giorni, con sforamenti delle centraline sopra i limiti europei. Torino ha l’aria peggiore, un record negativo di 112 giorni l’anno di inquinamento atmosferico, come dice “Mal’Aria” il rapporto di Legambiente. Seguono Cremona con 105; Alessandria con 103; Padova con 102 e Pavia con 101 giorni l’anno di smog oltre il limite. E poi Asti, Milano, Venezia-Mestre, Frosinone, Lodi e Vicenza tra i 90 e i 100 giorni di sforamento. Attorno ai 50 superamenti l’anno per Caserta, Avellino e Napoli.

Torino, record di smog

Degli avvertimenti. Dei campanelli d’allarme che squillano dagli anni ’90 quando, è vero, i gas inquinanti erano molti di più e molto più pericolosi, mortali. Risale proprio all’anno 2000 la prima misura di blocco del traffico in tutte le grandi città italiane, proposta e finanziata dall’allora ministro dell’Ambiente Edo Ronchi, a causa dell’emergenza smog e grazie all’entrata in vigore della direttiva europea sulle micropolveri. Si parlò allora di una misura temporanea, dettata dall’emergenza e che doveva servire soprattutto come promozione istituzionale a tutte le modalità di spostamento alternative all’auto privata: piedi, bici, mezzi pubblici, ecc.
Ma la partecipazione popolare ne decretò il successo, tanto che da misura emergenziale, la domenica a piedi è diventata oggi, il solo e insufficiente, mezzo di contrasto allo smog. Un “pannicello caldo” nell’assenza più totale di azioni di contrasto che liberino l’aria e migliorino la qualità di vita e di salute dei cittadini. Le “domeniche a piedi” che rappresentarono allora, un segnale forte dei governanti , di una presa d’atto istituzionale del problema sanitario dei propri cittadini, oggi sono diventate l’unico modo inefficace e improvvisato, di rispondere al gravissimo problema dell’inquinamento dell’aria e delle sue conseguenze soprattutto sanitarie. E i sindaci sono lasciati soli di fronte ai picchi e alle emergenze.

Noi non sappiamo che cosa oggi, il ministro italiano Galletti andrà a dire a Bruxelles, perché niente è stato fatto o proposto da parte di questo e dei precedenti governi. Eppure è lungo l’elenco di interventi che potrebbero davvero migliorare la qualità dell’aria delle nostre città e che, se da un lato potrebbero trasformare le città, le modalità di trasporto e di spostamento, i servizi e le infrastrutture, dall’altro migliorerebbero la qualità delle nostre vite. Nei programmi elettorali di tutti i partiti che si propongono di voler governare il nostro Paese, c’è il progetto di ridisegnare strade, piazze e spazi pubblici delle città per favorire gli spostamenti a piedi o in bici? Ci sono le reti ciclabili? C’è il progetto di mobilità a emissioni zero? Ci sono piani di ammodernamento dei bus? Ci sono piani di aumento dei treni pendolari, metropolitane, tram e bus elettrici o a bio-metano? Ci sono proposte di riscaldamento non inquinante?

Sono solo alcuni degli indirizzi che potrebbe prendere una seria strategia di abbattimento degli inquinanti che oggi è affidata, come abbiamo detto, a misure utili ma palliative e i cui benefici sono modestissimi. Come cittadini a cui tocca subire le conseguenze, anche sanitarie, di questa situazione, chiediamo di più. Chiediamo di meglio.