Siti, se il mondo è ridotto a vetrina
resta solo l’intelligenza artificiale

Quando abbiamo smesso di pagare? Questa potrebbe essere la domanda di un futuro prossimo venturo che ora solo intravediamo dalla soglia del terzo millennio. Smettere di pagare come conseguenza di smettere di essere liberi, di smettere di conquistare spazi di libertà e di diritti.

Walter Siti con Pagare o non pagare (Nottetempo) capovolge radicalmente sia la retorica che l’ansia per un mondo dominato dall’intelligenza artificiale, mostrando come all’uomo verrà sottratto prima ancora che il lavoro la possibilità di pagare, ossia quello che nella seconda metà del Novecento era il principale metodo di uscita dalla povertà, la liberazione possibile dalle cosiddette catene del proletariato e dello sfruttamento.

Una società umana, – questo intravede Walter Siti corredando le sue pagine di casi esemplari capitanati da quello di un mercato del sesso che come da tradizione anticipa mode, gusti e atteggiamenti sociali -, ridotta a vetrina, superficie di una centralità ormai perduta. Una società sotto controllo e totalmente o quasi tranquillizzata attraverso una gratis economy che permette l’accesso a quasi tutto, ma che a nulla e a nessuno garantisce il possesso.

Un dominio transnazionale dentro al quale l’unica necessità è quella di un mercato stabile, tanto che gli stessi detentori del potere economico oggi sono tra i primi a sostenere l’ipotesi di un reddito di cittadinanza: qualsiasi cosa purché non si scateni l’instabilità sui mercati.

Dentro a questo triste ritratto di un futuro di disperante anomia in cui l’uomo è ridotto a vetrina sociale di se stesso, incapace di possesso anche del più elementare desiderio, Walter Siti individua nei giovani non una generazione, ma un ceto vero e proprio sulla cui perenne e a tratti obbligata speranza l’economia agisce come una leva allungandone da un lato i confini e dall’altro rendendo ogni individuo incapace di ogni forma di emancipazione. Uno sgretolamento sociale che arriva fin dentro i rapporti privati riducendoli, delimitandoli all’interno di scatole d’angoscia.

A puntellare una società in rovina arriva però l’intelligenza artificiale che prende spazio dove l’uomo non solo non è più necessario, ma dove la necessità non deve più essere resa tale, o meglio resa pubblica.

Walter Siti scrive un libro agile, intelligente ed ironico anche nella sua malinconia: l’unica speranza è – a detta dello stesso autore – che questa triste visione sia solo l’errore di un vecchio in disarmo. Tuttavia l’impressione di una desolation row in cui il futuro sia ormai del tutto schiantato dal desiderio anestetizzante di un inesistente passato che resiste davanti ai nostri occhi. Pagare o non pagare questo il dilemma.