Sinistra, non farti incastrare nei giochini
di Matteo Salvini

Il ragionamento è talmente semplice, da poter apparire perfino banale. Per una serie di ragioni di ordine economico, sociale e demografico, il fenomeno dell’emigrazione – in particolare dai paesi africani e in misura minore dall’Europa orientale – è destinato a proseguire e a intensificarsi nei prossimi decenni. Fino a che sussisteranno squilibri e storture nella distribuzione delle risorse fra l’Europa affluente e ampie zone del pianeta in cui vivono milioni di esseri umani ai limiti della miseria assoluta, l’esodo alla ricerca della sopravvivenza sarà inesorabile.

 

carola freeL’inganno della destra

Oltre tutto, anche solo guardando al dato dell’incremento della popolazione entro il 2050, con un’Europa ferma a circa 500 milioni di abitanti e un continente africano che raggiungerà gli oltre due miliardi di individui, è elementare dedurre che funzionerà il principio dei vasi comunicanti, e i “vuoti” del nostro continente saranno saturati da arrivi di dimensioni sempre più massicce. Cercare di far credere agli italiani che questo fenomeno possa essere affrontato adeguatamente impedendo ad alcune navi l’accesso ai porti, o costruendo muri o recinzioni di filo spinato, è un vero e proprio inganno, contrario a criteri minimi di buon senso.

D’altra parte, è illusorio pensare di far prevalere nella maggioranza dell’opinione pubblica un atteggiamento diverso facendo appello a considerazioni umanitarie. La solidarietà – se mai vi è stata – è morta col tramonto delle grandi ideologie del Novecento. Ha vinto su tutta la linea il rifiuto della disposizione a istituire relazioni di aiuto e sostegno per chi si trovi in difficoltà. Il disprezzo verso quello che si è chiamato buonismo è diventato senso comune.

Perché la sinistra ha perso

La battaglia culturale e ideale, impostata male e condotta peggio, è stata rovinosamente perduta. E’ perfettamente inutile immaginare di “convincere” la stragrande maggioranza dei nostri concittadini che parole d’ordine come “prima (gli Italiani, i Lombardi, i Romani, ecc.)”, apparentemente innocue, siano in realtà di una ferocia letteralmente disumana. La sinistra ha perso, forse definitivamente, certamente per un lungo periodo, sul piano dei valori e sulla promozione di ciò che può produrre coesione sociale.

Per un periodo non breve, dovremo rassegnarci al trionfo dell’individualismo più sfrenato. E’ da ingenui o da sprovveduti credere di poter rovesciare l’esito del confronto fra principi facendo appello al cuore, ai sentimenti, alla bontà. Il buonismo si è da tempo mangiato ogni possibile inclinazione alla bontà. A partire da questa realistica constatazione, occorrerebbe spostare il piano dello scontro, lavorando su quello stesso egoismo proprietario che è a fondamento del culto pagano tributato a Salvini.

La vera sfida è l’integrazione

Per dirla in slogan: poiché è impossibile “fermare” l’immigrazione, diventa fondamentale e imprescindibile spostare tutta l’attenzione e le risorse su quello che è il vero problema aperto dagli sbarchi e dagli sconfinamenti: l’integrazione di questi nuovi arrivati con la popolazione autoctona. Si dovrebbe pretendere che il nostro ministro degli interni documentasse in maniera non elusiva quanto si sta facendo per evitare l’innesco di altre bombe sociali, analoghe a quelle già esplose finora.

Dovrebbe indicare quali politiche della casa, del lavoro, della scuola, della sanità, della coesistenza religiosa si stano concretamente attuando per salvaguardare i sacrosanti diritti acquisiti della popolazione residente e insieme per tutelare i non alienabili diritti umani dei migranti. Si tratterebbe di non farsi incastrare dal sordido giochino della battaglia navale praticata da Salvini, inchiodandolo alle sue vere responsabilità. Spostare l’attenzione e l’impegno, anche economico, dal falso problema degli arrivi al concretissimo problema dell’integrazione delle centinaia di migliaia di persone già arrivate e dunque presenti sul territorio nazionale.

Se la sinistra, presto o tardi, si deciderà ad uscire dal lungo letargo, su questo terreno prioritario dovrebbe sviluppare la sua iniziativa.