Europa

Ayesha ha nove anni. Da due settimane non ha aperto gli occhi. Non ha parlato. Non ha camminato. Il solo segno di vita è il respiro che le solleva il torace ritmicamente nella clinica pediatrica di Medici senza frontiere, al campo di Moria dove 9000 migranti si accalcano in uno spazio destinato a 3000 persone. Ayesha ha sopportato la morte del fratello sotto le bombe in Afghanistan, una grave ferita, il viaggio, la paura. Ma non la vista di un ragazzo accoltellato a morte nel campo. Da allora si è chiusa in un bozzolo impenetrabile. I medici pensano che sia il primo caso di sindrome da rassegnazione registrato a Moria. Ayesha non crede più che il mondo intorno a lei meriti il suo sguardo.

dalla testimonianza di Jules Montague neurologo