Siccità, e non solo. Più incendi anche
per l’abolizione del corpo forestale

Una scelta scellerata. Smembrare il Corpo Forestale dello Stato, farlo confluire nell’Arma dei Carabinieri e aspettare l’effetto che fa, è stata una decisione miope e inconsapevole del governo, ignaro sia del ruolo che il Corpo Forestale ha sempre svolto nel tutelare l’esteso patrimonio boschivo italiano e prevenire le gravi conseguenze dell’incuria e della mancanza di controllo, sia di quanta importanza ha la protezione consapevole e attrezzata del nostro territorio naturale.

E gli incendi che ancora, in queste ore, stanno distruggendo vaste aree del sistema naturale alpino, senza riuscire ad essere domati, sono la conseguenza, non solo di gravissimi atti dolosi, ma anche di una situazione fuori controllo a causa della mancanza di quegli uomini e quelle donne che si muovevano, agivano, preservavano, con competenza, conoscenza (anche degli stessi piromani) il territorio boschivo per prevenire qualsiasi focolaio e aggressione dolosa o accidentale.

Questa premessa per ammettere che sì, mi iscrivo totalmente tra coloro che pensano che dietro l’aumento degli incendi dei boschi in questa drammatica estate 2017 (mai finita), c’è l’abolizione del Corpo Forestale dello Stato. E non è un grido di allarme tardivo perché lo denuncio, e non sono sola, da quando questo governo ha avuto l’idea brillante di smantellare il Corpo e farlo confluire nell’Arma dei Carabinieri. Per corroborare la mia convinzione, vorrei citare l’autorevole analisi de Lavoce.info che, nel mese di agosto, quando gli incendi stavano falcidiando la penisola, ha promosso un fact-checking nei confronti del Ministero dell’Interno il quale ha sempre sostenuto pubblicamente che “non c’è alcun nesso di casualità” tra l’aumento degli incendi boschivi e lo smembramento della Forestale. La verifica da parte de Lavoce.info ha prodotto un quadro più chiaro, sconfessando la tesi del governo, sulla base di documenti e dati ufficiali.

Si parte da quanti uomini erano a disposizione per le attività anti-incendio boschivo nel 2016 e quanti nel 2017. Non è facile, come ammettono a Lavoce.info, calcolare, “perché non vi è trasparenza”, quanti dei quasi 8mila forestali statali fossero effettivamente impiegati nelle attività anti-incendio. Comunque, “attraverso le informazioni sui direttori delle operazioni di spegnimento (Dos), vale a dire l’importante figura che negli incendi boschivi particolarmente complessi coordina le operazioni e in particolare dirige i mezzi aerei presenti”, si è appurato che “tale personale, appositamente formato, fino al 2016 era a disposizione degli enti locali e dell’ex Cfs (secondo la legge quadro sugli incendi boschivi 353/2000); dopo il 31 dicembre – ultimo giorno di operatività dei forestali – la competenza dei Dos è passata al corpo dei Vigili del fuoco, che la esercitano in collaborazione con le regioni. Se prima del 31 dicembre “tra i forestali erano 1.056 gli operatori forniti di competenza Dos”, dopo quella data “le unità di personale (nel corpo dei Vigili del fuoco) addette alla funzione di Direttore delle operazioni di spegnimento sono ad oggi 800”.

Una dispersione di competenze acquisite negli anni e “un ammanco di alcune centinaia di uomini e donne con esperienza e formazione nel coordinamento dello spegnimento degli incendi”. Per di più, secondo Lavoce.info “i Dos dei Vigili del Fuoco sono stati formati unicamente per la gestione dell’intervento aereo, mentre mancano della formazione necessaria alla gestione globale dell’incendio, oltre a non conoscere il territorio forestale rurale come invece l’ex personale del Corpo Forestale dello Stato”.

Ma non finisce qui. A tutt’oggi, del Decreto che il Ministero delle Politiche Agricole avrebbe dovuto emanare “entro 60 giorni” per individuare “le risorse finanziarie, i beni immobili in uso ascritti al demanio o al patrimonio indisponibile dello Stato, gli strumenti, i mezzi, gli animali, gli apparati, le infrastrutture e ogni altra pertinenza del Corpo forestale dello Stato che sono trasferiti all’Arma dei carabinieri, al Corpo nazionale dei vigili del fuoco, alla Polizia di Stato e al Corpo della guardia di finanza” non c’è traccia e nessun autorevole legislatore ha “voluto rilasciare commenti in merito ” ammette Lavoce.info.

Non ne avete ancora abbastanza? Ebbene anche sulla flotta aerea a disposizione degli ex Cfs ci sono dei problemi. Secondo alcune denunce a mezzo stampa, dei 32 elicotteri a disposizione, spartiti a metà tra Carabinieri e Corpo Forestale, una gran parte sarebbe ferma negli hangar: “mancanza di fondi, lavori di manutenzione straordinaria, complicazioni burocratiche”. Molte ragioni, tra le quali, una la dichiara il governatore della Sicilia Crocetta in un’audizione al Senato: quest’anno “gli elicotteri appartenenti all’ex Corpo Forestale in funzione nella sua regione nel 2016 non possono ancora essere utilizzati dalla direzione siciliana dei VVf per problemi legati al passaggio dal vecchio al nuovo corpo”.

E questa dichiarazione è confermata dalla “direzione regionale siciliana dei Vigili del fuoco, che fa capo al Dipartimento nazionale e quindi allo stesso ministero dell’Interno” che ha spiegato come sia stato “impossibile firmare la convenzione tra VVf e regione Sicilia per l’utilizzo dei mezzi aerei anti-incendio dei VVF proprio per via di tale ritardo”.

Tutto ci fa pensare che non diversamente da quanto accaduto in Sicilia, i ritardi per l’utilizzo dei mezzi aerei anti-incendi dovuti allo smembramento del Corpo forestale possano essere avvenuti anche in altre regioni italiane, Questo bagaglio di approssimazione e faciloneria con cui il governo si muove nei meandri della sua sbandierata attività “riformatrice”, spiega palesemente l’incapacità di gestione delle fasi di emergenza incendi che stanno funestando la penisola. Ma mettere a rischio la vita di volontari, corpi speciali, e abitanti dei paesi colpiti, solo per incapacità, è terribile.