Siamo tutti meticci, e Francesco ricorda
che meticcia fu anche la madre di Gesù

Il meticciamento fra i popoli è una conseguenza delle migrazioni; il meticciato dei popoli è un dato genetico verificato, biologico non solo metaforico. Chi ha studiato il DNA antico ha osservato come già migliaia e migliaia di anni fa i genomi umani fossero risultato di mescolanze e incroci, un mosaico di emigrazioni e immigrazioni, che ci portiamo dietro ovunque andiamo, che arrivano ovunque siamo. Ha fatto dunque molto bene Papa Francesco a inserire il termine in molti suoi discorsi pubblici. Anzi, negli ultimi mesi “meticciato” è divenuta una parola davvero ricorrente nel linguaggio del Papa e ciò ha fatto molto discutere. Non sono mancate critiche severe dentro e fuori la Chiesa, vediamo meglio.

Ho svolto una piccola accurata ricerca sulle tracce esteriori del linguaggio papale. Le parole del papa non hanno obiettivi politici contingenti e vanno inserite sempre nel contesto di un’influenza morale sui credenti (e per molti versi anche sui non credenti). Non riporto tutte le citazioni in materia, i riferimenti sono più orali che scritti. Scandagliando l’Enciclica Laudato sì del 2015 (sulla cura della casa comune) il termine non c’è. Sono le vicende xenofobe accentuatesi nel mondo negli ultimi tempi ad aver suggerito una riflessione tenace e approfondita del Papa sul meticciato. Come anche elaborazioni interne al mondo ecclesiastico. Da più di dieci anni Angelo Scola, cardinale (dal 2003) e arcivescovo di Milano (dal 2011), propone di assumere l’ardita metafora del “meticciato di civiltà e culture”, da intendere come “mescolanza di culture e fatti spirituali che si producono quando civiltà diverse entrano in contatto”; nel 2016 è uscito anche un suo libro per Jaca Book: “Un mondo misto. Il meticciato tra realtà e speranza”. Il Papa ha utilizzato il termine anche negli anni scorsi ma è soprattutto nel 2019 che vi ha fatto riferimento di continuo, in svariati e differenti occasioni e contesti.

Mediterraneo

Nel giugno 2019 a Napoli papa Francesco ha parlato di migranti e accoglienza alla Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale: “Il Mediterraneo è matrice storica, geografica e culturale dell’accoglienza… Il Mediterraneo è il mare del meticciato, se non capiamo il meticciato, non capiremo mai il Mediterraneo, un mare geograficamente chiuso rispetto agli oceani, ma culturalmente sempre aperto all’incontro, al dialogo e alla reciproca inculturazione””. A settembre 2019, durante il viaggio in Mozambico, papa Francesco ha incontrato un gruppo di 24 gesuiti, spiegando: “La xenofobia e l’aporofobia oggi sono parte di una mentalità populista che non lascia sovranità ai popoli… Si vuole bloccare quel processo così importante che dà vita ai popoli e che è il meticciato. Mescolare ti fa crescere, ti dà nuova vita. Sviluppa incroci, mutazioni e conferisce originalità. Il meticciato è quello che abbiamo sperimentato, ad esempio, in America Latina. Da noi c’è tutto: lo spagnolo e l’indio, il missionario e il conquistatore, la stirpe spagnola e il meticciato. Costruire muri significa condannarsi a morte”. A dicembre 2019 a Roma, nel giorno in cui la Chiesa ricorda la Patrona delle Americhe, papa Francesco ha presieduto la celebrazione eucaristica serale in San Pietro, dicendo: “Maria è meticcia, come il volto della Guadalupana. Ha voluto essere meticcia, si è mescolata ma non solo con Juan Diego, è diventata meticcia per essere madre di tutti, si è meticciata con l’umanità”. A gennaio 2020 papa Francesco ha così risposto a una domanda di Scalfari: “il meticciato c’è sempre stato. Si tratta di popoli che cercano in giro nel mondo luoghi e società in grado di ospitarli e addirittura di trasformarli in cittadini del paese nel quale sono arrivati… È il tema delle emigrazioni e delle immigrazioni, sempre stato attuale e non ora soltanto; la popolazione del nostro pianeta è cambiata continuamente nelle sue caratteristiche fisiche, mentali, di personalità.” Infine pochi giorni fa, nell’incontro col Forum internazionale dei popoli indigeni, riunito alla sede della Fao a Roma, papa Francesco ha salutato il personale e, a braccio, ha detto: “chiamare i popoli cosiddetti civilizzati «di prima classe» e i popoli cosiddetti originari o indigeni «di seconda classe» è il grande errore di un progresso sradicato, disancorato dalla terra… Oggi è urgente un meticciato culturale in cui la saggezza dei popoli originari possa dialogare allo stesso livello con la saggezza dei popoli più sviluppati, senza annullarsi, … lavorando per tutelare quanti vivono nelle zone rurali e più povere del pianeta, però più ricche nella saggezza del convivere con la natura”.

Contestazioni

Il papa è stato contestato per aver usato meticciato troppo spesso e soprattutto non come generica metafora. Invece, come già per l’enciclica del maggio 2015, c’è una cura aggiornata del linguaggio papale, che mostra rispetto e comprensione per quanto maturato dalla ricerca in svariate discipline. Come in tutti gli anni del suo Magistero, la ripetizione di alcuni elementi chiave di convivenza pacifica e dialogante garantisce coerenza nell’apprendimento: chiunque ha insegnato sa che le nozioni si acquisiscono meglio solo nella mescolanza antropologica, anagrafica, linguistica, caratteriale, fisica, di genere e di passioni di chi ascolta e si confronta. Il meticciato dei geni e delle culture è infatti un dato oggettivo e innegabile (dovuto anzi spesso purtroppo a violenze e sopraffazioni), dal quale cercare di trarre appena possibile insegnamenti e vantaggi.

Come forse noto, il termine “meticciato” deriva dalla conquista spagnola (e portoghese) dell’America meridionale e in quell’area dunque è stato inventato, sperimentato e nominato, entrando poi in tutte le lingue del mondo, pur descrivendo una mescolanza di geni e culture non limitata a dopo il 1492 e solo a quell’area; era già esistito da prima e altrove. Quel che è in italiano e in spagnolo il meticciato si capisce anche in molte altre lingue (talora nemmeno tradotto), per l’inglese si può fare riferimento anche a mixture. Il meticciato è connesso a emigrazioni e immigrazioni del passato remoto, divenendo permanente in tutti gli ecosistemi umani, qualunque sia la nazionalità avuta e la religione professata. Ogni popolo (e ogni individuo) ha pregi e difetti e porta con sé (ovunque vada) caratteristiche fisiche, mentali, di personalità che si mescolano, sicché nessuno è propriamente un autoctono.

Mosaico originale

Il meticciato dà vita ai popoli del passato e del presente. A essere meticci sono i popoli, noi tutti e non solo come singoli individui. Ciascuno è un mosaico originale di incroci e mutazioni. L’uso metaforico del termine è diffusissimo (anche per caratterizzare ormai tutte le religioni), fin qui però lo abbiamo richiamato come dato di fatto eminentemente biologico e genetico. La morfologia e i genomi, la tecnica e le scienze, la musica e le arti, l’alimentazione e le cucine degli umani sono meticci. Siamo “La specie meticcia”, leggere per credere: http://www.strisciarossa.it/la-specie-meticcia-nel-libro-di-calzolaio-la-necessita-di-una-teoria-delle-migrazioni/.

La rubrica MIGRAZIONI è a cura di Valerio Calzolaio e Pietro Greco