Siamo tutti Gulliver, prigionieri in una Lilliput imprevista in cui comanda il virus

Parliamo spesso di come sarà la nostra vita domani. Ma domani non è sempre un altro giorno, è già oggi. Covid-19 ci ha sbattuti senza troppi complimenti in una macchina in movimento e ci sta portando dove vuole. Generalmente siamo noi esseri umani che trasportiamo i virus, conducendoli in luoghi e mondi che per loro sarebbe impossibile raggiungere, se non gli dessimo noi con i nostri corpi dei passaggi per ogni dove sulla Terra. In realtà, dobbiamo iniziare a pensare che noi con il Coronavirus abbiamo intrapreso un viaggio verso l’infinitamente piccolo che non pensavamo fosse possibile.

Microscopio e cannocchiale

Covid-19Il microscopio è stato inventato molti anni fa, ma non si pensava che, come è stato per il cannocchiale che ci ha proiettato nell’infinitamente grande e distante, anche il microscopio potesse condizionare e rivoluzionare così tanto i nostri comportamenti e modi di vita. E in attesa di andare verso l’infintamente distante con dei viaggi spaziali, abbiamo intrapreso con il Covid-19 un viaggio nella terra dei lillipuziani.

Noi come tanti Gulliver siamo arrivati nella Terra dei virus, i quali ci hanno ben bene legati e ci tengono prigionieri. Noi grandi e grossi, iniziamo a confrontarci e ad entrare nei mondi dell’infinitesimamente piccolo. E con stupore, e ovviamente angoscia, assistiamo a come ci stiamo trasformando. L’infinitamente piccolo ci ha catapultati in un suo mondo ma che è ancora il nostro, però, rovesciato, trasformato.

Un brutto sogno

Il viaggio avrebbe molto dell’incantesimo o del sogno se non fosse che da questo viaggio di sogno alcuni hanno già cominciato a non svegliarsi più. E, quindi, non c’è un dolce risveglio in cui poter dire: “E’ stato solo un brutto sogno”. Siamo diventati, perciò, spaventosamente piccoli, e ci troviamo a dover guardare la realtà non con i nostri occhi ma con altri occhi. Sono gli occhi luminosi dei Termo scanner che ci leggono la temperatura, le analisi del sangue o dei tamponi, che non ci dicono, però, se siamo guariti del tutto o solo temporaneamente guariti.

Ed anche qui dobbiamo constatare come queste microanalisi e valutazioni di salute possono permetterci o meno di spostarci in altre regioni, di prendere un bus o una metropolitana, di andare al lavoro e di poter essere nella condizione di lavorare e, quindi, di guadagnare.

Siamo una car sharing per virus

Non siamo più noi, quelli che eravamo fino a poco tempo fa, ma siamo dei trasportatori di virus, dei potenziali car sharing per virus che salgono e scendono, degli Acheronti di patogeni, degli incoscienti caricatori di autostoppisti. Ma da quando il nostro viaggio è cominciato, abbiamo anche iniziato a capire e a confrontarci con vite talmente piccole che non pensavamo che esistessero, se non per i medici, i ricercatori o chi ha a che fare con la fisica delle particelle.

E così, con stupore constatiamo che mentre ciò che avviene nel mondo delle galassie o degli universi ci è fin troppo lontano per poterne appieno valutare gli effetti su di noi, con l’infinitamente piccolo ci muoviamo un po’ meglio. Perché riusciamo a vederlo, a manovrarlo, a ingegnerizzarlo, per poterci anche difendere e guarire, da chi ci avesse voluto attaccare usando dei mezzi proibiti.

L’infinitamente piccolo ci ridimensiona

Ma proibiti da chi e per chi? Ricerche e guerre batteriologiche sono proibite da esseri umani nei confronti di esseri umani. Ma non tutti li firmano questi trattati, come non tutti firmano quelli sull’ambiente. E c’è chi pensa di poter usare il piccolo senza farsi piccolo a sua volta. Un po’ come accade con i figli: li vediamo piccoli e quando loro non lo saranno più noi diventeremo piccoli ai loro occhi ed anche ai nostri stessi occhi. E su questo aspetto dell’infinitamente piccolo, che ci obbliga a scendere dalle nostre presunte altezze, si crea anche una identità di fondo.

E immaginiamo, quindi, che un africano nero, guarito dal Coronavirus, decida di donare il suo plasma, e che un neonazista, razzista ultra convinto, stia per morire proprio di Coronavirus e che il plasma del “negro” (le virgolette sono uno spostamento di telecamera) potrebbe salvarlo regalandogli l’immunità. Che farebbe quindi il neonazista, accetterebbe di sacrificarsi al Coronavirus pur di non contaminarsi o inizierebbe a pensare che non tutto ciò che è immediatamente visibile decide delle nostre vite?
Siamo appena arrivati a Lilliput ma dobbiamo anche sapere che non possiamo rimpicciolirci o ingrandirci come Alice nel paese delle meraviglie, al momento le nostre dimensioni non mutano, è dentro e fuori di noi che è tutto in subbuglio. Abbiamo appena iniziato ad inforcare, al posto degli occhiali, dei potenti microscopi e dobbiamo cominciare a farci l’occhio.