Siamo libere e uguali
Sbagliata quella foto

Domenica a Roma, in un’assemblea grande e appassionata, con migliaia di persone arrivate da tutta l’Italia, si è aperto un processo nuovo e unitario a sinistra.
Donne e uomini di tutte le generazioni e le provenienze hanno affollato la platea e si sono alternati negli interventi sul palco. Abbiamo ascoltato storie di riscatto e speranza, da quella lavoratrice della Melegatti, che ci ha raccontato come siano riusciti a salvare il lievito madre e a non chiudere la fabbrica, a quella di Bartolo, medico a Lampedusa, che si batte per l’accoglienza dei migranti perché tutti hanno diritto ad una vita degna.


Una donna, responsabile dell’organizzazione, Elettra Pozzilli, ha aperto l’assemblea e molte hanno preso la parola: dalla ricercatrice del Cnr, fino alle presidenti di grandi associazioni come Arci e Legambiente
In questi mesi in tante, sul territorio e nei gruppi parlamentari (peraltro al senato guidati da due donne, Cecilia Guerra e Loredana de Petris), sono state protagoniste di scelte e battaglie impegnative: da quella sulla legge elettorale e sulla riforma costituzionale, fino a quelle per il lavoro, per la scuola pubblica, per il contrasto alla violenza maschile.
Per questo quella foto che ritrae i soli leader uomini è sbagliata. E non ci possiamo rassegnare al fatto che le leadership politiche in Italia siano tutte maschili (con la sola eccezione di Giorgia Meloni).
Una grande manifestazione il 25 novembre ha attraversato Roma per rivendicare lavoro e diritti, per dire che la violenza non è solo un fatto privato. E’ vivo un movimento mondiale che vuole cambiare il rapporto tra i sessi, la disparità di potere, nel lavoro, nelle retribuzioni, nella redistribuzione del lavoro di cura.

Foto di Marcella Ciarnelli

Si tratta di grandi questioni politiche, che se ti assumi il compito di rappresentare i bisogni e le idee di chi non si sente più rappresentato devi tenere al centro del tuo impegno, anche attraverso la condivisione di ruoli e delle responsabilità politiche tra uomini e donne. Ed è una sfida anche per noi donne, quella di lavorare in forme diverse dal passato alla ricostruzione di nuova cultura politica e nuove leadership.
Siamo liberi e uguali, libere e uguali. E questo deve essere riconosciuto pienamente, mi auguro, non solo nelle rappresentazioni simboliche, ma anche e soprattutto nel processo di ridefinizione di proposte e idee e di nuova rappresentanza democratica.
Il nostro percorso è appena cominciato, lo vogliamo aperto alla libertà delle donne, che è autonomia e relazione con l’altro, e ad un’eguaglianza che riconosca le differenze.

 

Qui l’articolo di Silvia Garambois: “Cari maschi di Liberi e uguali, perché avete escluso le donne?”