Sì, la crisi era evitabile. Ora la sinistra pensi a iniziative emergenziali

Trovo molto sensato il ragionamento di Bruno Ugolini e lo condivido in pieno. Anche se dubito, ad esempio, che l’aver “ceduto” su Savona da parte del Presidente avrebbe cambiato la situazione perché era evidente che Salvini aveva deciso comunque di fare saltare tutto e che Di Maio, ubriacato dalla sua stessa retorica vuota del “a me il governo”, sarebbe stato travolto dimostrando la inconsistenza di un progetto politico tenuto in piedi dagli stregoni incompetenti della Casaleggio.

E sono totalmente d’accordo che il Pd avrebbe dovuto accogliere la sfida del confronto con i grillini. Ho avuto fin da subito l’impressione che Mattarella avesse indicato quella strada come il possibile grimaldello democratico e costituzionale che avrebbe potuto disinnescare la crisi in cui siamo precipitati non inaspettatamente e non per caso, non per una qualche inevitabilità del destino, non perché gli dei avevano deciso così. Ma perché quella parte della politica che avrebbe dovuto trovare le parole per reagire e ricostruire si è invece chiusa sempre di più nel gioco del risentimento e del “vedrete adesso”.

Non è solo il Renzi dell’aprés moi le déluge, ma tutti i tristi saltimbanchi che gli stavano e stanno attorno. Senza dimenticare la pulsione suicida del resto della sinistra italiana che ormai da troppi anni ha scelto l’irrilevanza come comoda condizione esistenziale. L’esperienza di Liberi e Uguali, alla quale io avevo dato il mio voto non per convinzione ma per disperazione della mancanza di alternative alla pura e semplice astensione, è fallita perché è stata un’operazione verticistica che non ha saputo parlare ai cuori e alle pance.

La gente oggi ha fame di verità e concretezza. Nonostante la trappola dei social che ci fanno credere ci interessi invece la Ferragni e suo figlio Leone. Ma è ovvio che di fronte a spettacoli indecorosi come quello dell’Ilva i poveri, cioè ormai la maggioranza del Paese, trovino rassicurante rifugiarsi nel libro dei sogni del reddito di cittadinanza, che oggi crea consenso reale come un tempo il pacco di pasta di Lauro ai napoletani.

Naturalmente ognuno di noi dovrebbe essere capace di assumersi la propria quota di responsabilità e di iniziativa emergenziale perché credo sia necessario chiudere con il tempo del mantra montaliano così caro a sinistra del “ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”.