Si fa presto
a dire bonus (nido)

Nell’epoca di Fonzie non poteva certo mancare il flipper e l’indotto del suo linguaggio. Per esempio la parola “bonus”, verso cui convergono molti degli sforzi prodotti dai governi negli ultimi anni: bonus ristrutturazioni, bonus docenti, bonus diciottenni, bonus bebé, bonus nido. L’Italia di oggi assomiglia a un flipper impazzito. Politiche strutturali? Ma mi faccia il piacere. È invece precisa caratteristica del bonus il fatto che oggi c’è, il prossimo anno si vedrà se rifinanziarlo, abolirlo o ridurlo. L’importante è la certezza delle regole, che distingue uno stato serio da una proloco.

Ma prendiamo il bonus nido. Annunciato come un contributo di mille euro “all’anno” per i genitori di bambini nati dal 1 gennaio 2017, frequentanti asili nido o per “forme di assistenza domiciliare”. Mille euro erogati in comode rate da 91 euro l’una, per undici mesi. Stanziamento del governo: 144 milioni di euro, come dire 144mila famiglie senza limiti di reddito perché la famiglia è sacra sempre, e di fronte al sacro non c’è limite di reddito che tenga. E cercate di non pensare al fatto che per ipotesi 144mila famiglie potessero anche concentrarsi in una sola grande città, lasciando a secco il resto del paese.

Lo scorso 17 luglio è stato il giorno solenne in cui si doveva iniziare a correre: dalle dieci del mattino era possibile inserire la propria domanda dal sito Inps, almeno per quanti avessero già superato la prova iniziatica di richiedere con barocca procedura il necessario pin (“La realtà è barocca!”, diceva Gadda), e fossero pronti a lanciarsi nel gorgo di un sito bloccato dai troppi accessi simultanei. Manco a dirlo, lo spettro che si aggirava sopra la testa dei genitori famelicissimi era che quei fondi potessero finire già nell’arco della mattinata. Quindi testa bassa e digitare, sgomitando virtualmente con altri genitori aspiranti ai 91 euri a mese che dovevano fornire il classico aiutino a crescere un giovane italico virgulto. Bonus nido o muerte!

Inserita la domanda, seguiva il silenzio del seme che cresce, ovvero della pratica esaminata dall’Inps. Nell’attesa, naturalmente, domanda da integrarsi con le prime ricevute dall’asilo nido: mese di settembre, mese di ottobre, e via di seguito. Non dimenticate cosa fosse il bonus nido: mille euro “all’anno”. Ma ecco la prima doccia gelata (rectius: pec gelata, da parte dell’Inps). Sì, la famiglia è sacra, ma se la domanda era stata inoltrata dal babbo, e la ricevuta del nido era a nome della mamma, eh caro mio! Domanda respinta, perbacco! E poi nella ricevuta è indicato solo il nome del genitore, ma non quello del bambino! La furia dell’Inps non conosce tentennamenti. Dura lex sed lex.

L’è tutto da rifare. Correggere le ricevute, reinserire le ricevute, dal sito Inps. Gli allegati si moltiplicano, si affastellano. Due mesi otto ricevute allegate, telefonate al call center dell’Istituto, visite all’ufficio territoriale, correzioni, aggiustamenti, limature che manco Padoan con l’Unione europea. Ma alla fine ci siamo. O ci dovremmo essere. Il seme dà il suo frutto. È il 15 dicembre, cinque mesi dal via alle domande: pagamento delle prime due rate, settembre e ottobre, «perché non abbiamo la ricevuta di novembre». Si è persa? L’allegato non è partito? Nuovo invio di allegato.

E già che ci sono mando all’Inps la ricevuta del nido di gennaio 2018. Sorpresa! Il bonus era “all’anno”, ma mica “anno scolastico”. Nossignore: “anno solare”. Per il 2018 si dovrà ripresentare domanda, ma la Circolare del ministero ancora non è arrivata. E non si conosce nemmeno lo stanziamento del governo. Arrivederci. E saluti a casa. Sì sì per novembre e dicembre le faremo sapere. Arrivederci. Anzi, ciaone! Bonus! Bonus ristrutturazioni! Bonus insegnanti! Signore, vuole un bonus?