Si dimette Ricciardi,
cadono i petali
della comunità scientifica

Come fossero petali di una margherita – m’ami, non m’ami? – il governo strappa o lascia cadere le donne e gli uomini di scienza dalle più importanti istituzioni della ricerca pubblica. Ieri è toccato a Walter Ricciardi, medico e presidente dell’Istituto Superiore di Sanità. Ente di ricerca controllato dal Ministero della Sanità, dove siede Giulia Grillo. Medico anche lei. Ma evidentemente incapace di rapportarsi con la comunità scientifica.

Vero è che Walter Ricciardi, lasciando con molti mesi di anticipo la presidenza del nostro massimo istituto di ricerca medico, ha dichiarato che le sue dimissioni non sono in polemica con il ministro. Ma è anche vero che sono in polemica – gentile, ma ferma – con il governo intero perché, secondo il presidente dimissionario, gli sforzi in materia di sanità non sono sufficienti. Dai vaccini agli atteggiamenti nei confronti dei migranti, Walter Ricciardi, già vicepreside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, non ha mai nascosto di voler prendere le distanze dall’esecutivo Lega/M5S.

Certo, nelle ore precedenti le dimissioni il Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità è stato accusato dalla trasmissione televisive Le Iene per un presunto conflitto di interesse. Ma è anche vero che le motivazioni esplicitate sono a carattere politico. Non sono le prime, nell’ambito del settore sanità. A fine agosto era stato Stefano Vella, presidente dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) a lasciare il suo incarico per esplicita protesta sul modo giudicato indifendibile con cui il governo – e nella fattispecie il Ministro dell’Interno, Matteo Salvini – aveva trattato i migranti soccorsi dalla nave Diciotti. Stefano Vella ha dichiarato di non poter avere rapporti di collaborazione con un governo che nega il diritto alla tutela della salute. Perché questo significherebbe abiurare il giuramento di Ippocrate.

Poco più di due settimane fa il ministro Giulia Grillo ha revocato, con un atto senza precedenti e senza neppure averli ricevuti una volta, i trenta membri non di diritto del Consiglio Superiore di Sanità. Unica giustificazione addotta: noi siamo il governo del cambiamento e dunque dobbiamo cambiare. Ora le dimissioni di Walter Ricciardi. Risultato: in pochi mesi la sanità italiana si è ritrovata sostanzialmente sguarnita della sua dirigenza scientifica. Non è un bel vedere. Non accade, di norma, nei paesi avanzati.

Aggiungete a questo ciò che accade negli Enti Pubblici di Ricerca vigilati dal MIUR, il Ministero dell’istruzione, dell’università e, appunto, della ricerca. Ebbene il ministro leghista Marco Bussetti ha prima revocato la nomina del presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Roberto Battiston. E sì che il fisico aveva rilanciato il nostro ente spaziale e riscuoteva unanimi consensi. Poi, con la sua invadenza, ha indotto alle dimissioni quattro dei cinque componenti la commissione che propone la rosa di candidati alla guida degli Enti Pubblici di Ricerca. In aperta polemica col ministero hanno rassegnato le dimissioni dalla commissione persone di grande prestigio internazionale, come Fabiola Gianotti, segretario generale del CERN di Ginevra (il più grande laboratorio di fisica del mondo); Lamberto Maffei, presidente emerito dell’Accademia dei Lincei; Lucia Votano, già direttore dei Laboratori Nazionali del Gran sasso (il più grande laboratorio di fisica sotterranea del mondo); Aldo Sandulli, preside della facoltà di Giurisprudenza dell’università Suor Orsola Benincasa di Napoli.

Se volete, aggiungete a questa la polemica assurda e un po’ razzista montata da Michele Conti, sindaco leghista di Pisa, contro l’idea di sperimentare a Napoli la creazione di una scuola di eccellenza con la guida della Scuola Normale di Pisa, diretta da Vincenzo Barone; l’annuncio di poche ore fa del senatore del M5S, Lello Ciampolillo, di aver eletto a propria residenza parlamentare ufficiale un albero affetto da Xylella in Puglia, il tutto per impedire l’eradicazione ad opera dell’Agenzia regionale pugliese per le attività irrigue e Forestali, come vorrebbero la comunità scientifica italiana e le autorità sanitarie europee; o ancora le antiche e mai sopite polemiche di esponenti pentastellati anche di alto livello sulle scie chimiche, i vaccini e persino la terapia Di Bella;  avrete il quadro del rapporto difficile tra la maggioranza di governo e la comunità scientifica italiana.

Un quadro che non si limita a dare la misura della cultura generale del governo e della maggioranza del cambiamento, ma provoca danni tangibili all’Italia. In tutti i paesi avanzati la comunità scientifica è considerata classe di governo e le viene riconosciuta ampia autonomia. Non è un caso o un atto di pura liberalità. In ogni paese moderno la scienza è (ed è considerata) il fondamento dello sviluppo economico, oltre che culturale. E tutti, persino nei paesi a regime autoritario e dittatoriale, riconoscono che la libertà della scienza e l’autonomia della gestione delle organizzazioni scientifiche, costituiscono una condizione indispensabile per l’efficienza della ricerca.

Staccando o lasciando cadere uno a uno i petali della margherita scientifica, presidente Giuseppe Conte, stiamo rinunciando a una delle poche opportunità che l’Italia ha di uscire dalla spirale di declino che dura da almeno trent’anni. Intervenga almeno lei, che ha buoni studi e frequenta l’università