Se vi sembra ancora Normale
che all’università comandino i maschi

La Normale di Pisa

Ha il sapore rivoltante di quella che può sembrare normalità, l’attacco sessista alle donne che vengono proposte per una cattedra universitaria, uno sbotto di quella sottocultura machista che si autoconserva in ogni ambito, rafforza il “soffitto di cristallo” che esclude le donne dai ruoli apicali e non usa altra misura che non sia il prezzo di uno scambio sessuale.
La denuncia del rettore della Scuola Normale di Pisa ha incrinato quel tetto che sembrava infrangibile, rivelando come persino in un’eccellenza della cultura e dell’istruzione italiana covino meccanismi discriminatori che scattano anche negli accademici per difendere il loro recinto di potere.

Vincenzo Barone, che dirige la storica istituzione dal 2016, ha scoperchiato la pentola rivelando il “finimondo” che si scatena “ogni volta che si tratta di valutare o proporre il nome di una donna per un posto da docente”, persino con lettere anonime. Non solo le accuse di nepotismo baronale, ma per una donna c’è sempre una prestazione sessuale che giustificherebbe la sua esistenza nella società, piuttosto che il merito, la preparazione, la competenza: «Se per gli uomini in genere il copione è quello di additare il maestro che vuole proteggere l’allievo prediletto”, ha detto il rettore della Normale, “per le donne c’è l’aggiunta di risvolti volgari e riferimenti alla vita privata, del tutto inaccettabili e per di più falsi. Non mi stupirei, visto il clima, di vedere prima o poi anche attacchi magari sulle tendenze omosessuali di qualcuno», ha avvertito allarmato. Bassezze che rivelano una povertà culturale proprio da chi si sente “intellighentia” e invece si comporta come l’automobilista inferocito che scaglia insulti sessisti alle “donne al volante sempre incapaci” o chi, vigliaccamente protetto dall’anonimato nel web, ha perseguitato Laura Boldrini nel suo essere donna in una alta carica dello Stato.

Ma se la denuncia di Barone, anche alla Procura dove ha portato una delle lettere anonime, ha sollevato un caso, la realtà negli atenei e nella società italiana è desolante. Alla stessa Normale, da dove sono usciti premi Nobel come Enrico Fermi e Carlo Rubbia, ci sono soltanto 7 donne su 40 docenti. Solo adesso, per la prima volta dai 208 anni di vita della Scuola Superiore, è stata assegnata la cattedra di Scienze a una professoressa con il ruolo di ordinaria, Annalisa Pastore, laureata in chimica all’Università di Napoli, che ha coperto incarichi al King’s College di Londra e all’Università di Pavia. Ma in generale nelle università il corpo docente maschile fa muro, nelle battaglie per la presentazione di candidati a un concorso non viene neppure in mente il nome di una donna o si fa finta di nulla. Secondo uno studio del Consiglio europeo della Ricerca, del Miur e di altri istituti, al 2017 negli atenei italiani solo il 10 per cento è professore ordinario, mentre il 70% resta inchiodata ai ruoli di ricercatrice o assegnista, eppure il 61% dei laureati è composto da donne. Solo 5 le rettrici di atenei (fa discutere il rifiuto di Cristina Messa, della Bicocca, di non volersi chiamare “rettrice” o “rettora”). E “normalmente” c’è una differenza di retribuzioni in ogni settore, infatti anche manager o accademiche hanno stipendi più bassi dei colleghi uomini.

Ma il “soffitto di vetro” è esteso a tutti gli ambiti, tiene compresse alla base, o tuttalpiù ai piani intermedi, le competenze, la capacità e la creatività femminile. A cominciare dalla politica (basti guardare all’attuale governo e sottogoverno) per passare al giornalismo, dove pochissime donne hanno ruoli dirigenti e ormai nei talk show la parità è un rapporto una a sette. La cosiddetta élite intellettuale della società non evolve, autoalimenta per riflesso condizionato una cultura machista che alza barriere e chiude varchi, alla pari dell’esclusione razzista che sta brutalmente emergendo grazie alle pulsioni governative. Se lo slogan salviniano è “prima gli italiani”, più generalizzato è quello “prima gli uomini”.
Il rettore Vincenzo Barone ha alzato la voce, speriamo combatta quella stessa cultura che inquina nel profondo la Normale; le donne portano avanti una battaglia asprissima per la parità di genere (anche nel linguaggio), ma forse, come per la violenza sulle donne, gli uomini stessi dovrebbero cominciare a mollare il loro bastoncino del potere.