Se l’urbanistica la fa una femminista

Bei tempi, si dirà: la Città ideale, silenzioso e notissimo dipinto custodito nella Galleria Nazionale delle Marche, misteriosa l’attribuzione, è da sempre simbolo di armonia, una bellezza urbana che coincide con la lungimiranza di chi governa. Eurocities, il network di grandi città europee a trazione nordica, non cessa di inseguire questo sogno, colto nella tela di Urbino sotto un cielo che imita nei colori, dall’azzurro al bianco, i pittori del nord. Fondata a Rottardam, nei Paesi Bassi, nel 1986, Eurocities ha una nuova presidente, la sindaca di Stoccolma Anna König Jerlmyr. Che interpreta, con azioni concrete, l’umanesimo necessario alle città. Sta dando il via nella sua Stoccolma a una pianificazione urbana femminista, prendendo come pietra di paragone un ideale posto per donne, sicuro, innervato di tecnologie per spostarsi meno e meglio, basato su un’economia di condivisione piuttosto che di mercato: prestare, scambiare, regalare se non serve più, concedere, utilizzare in gruppo. Tutto questo sta creando vicinato, reti informali, aiuto e fiducia reciproci.


L’idea del 1986 era di aumentare il peso delle “capitali morali”, le eterne seconde che generano benessere e che qualcosa all’Europa possono suggerire. Tre anni dopo, nel 1989, Francoforte, Rotterdam, Lione, Birmingham, Milano e Barcellona decisero di unire gli sforzi e di aprire un ufficio a Bruxelles, proprio per dare un loro contributo ed essere ascoltate dall’Unione. Oggi le città di Eurocities sono 140 e hanno un peso politico notevole nei processi decisionali europei, anche se non in modo così appariscente. L’esempio più recente viene ad Amburgo, dove i cittadini hanno votato per le tre soluzioni ambientali da sostenere subito, vincolando tutti i Paesi membri dell’UE ad adottarle. Le proposte verranno presentate il 20 e il 21 marzo prossimi al secondo summit dei sindaci di Eurocities e poi in Commissione europea per l’adozione.
La prima indicazione è un’etichettatura trasparente e appropriata degli abiti. I prezzi reali dovranno menzionare i costi di produzione interna, ma anche i costi di produzione esterna, compresi l’impatto ambientale e il costo sociale. Secondo l’agenzia danese per la protezione ambientale una t-shirt costa 3 euro in termini di acqua, fertilizzanti ed energie. Accanto a questo bisogna considerare l’enorme quantità di pesticidi nei campi di cotone. Tutto ciò non è indicato nel prezzo. Così come non è indicato il costo sociale dello sfruttamento subito dalle lavoratrici e dai lavoratori nei Paesi sub-fornitori. Essere consapevolmente eleganti, il giusto decoro per ogni borsellino, è la tendenza che parte dal Nord Europa: la riscoperta del lavoro sartoriale e lo scambio di abiti prende piede.
La seconda indicazione stringente della consultazione di Amburgo è un’equa politica dei prezzi per il trasporto pubblico. I governi dovrebbero stabilire un modico prezzo unitario per cittadino. Accade già Vienna, dove chi sceglie la GO-Card può viaggiare illimitatamente su qualsiasi treno, metro o bus per 365 euro all’anno, 1 euro al giorno circa, prezzo ulteriormente scontato per alcune categorie.

Eurocities a Stoccolma

Infine Eurocities, su proposta di Amburgo, sosterrà un nuovo criterio nel dare sussidi agli agricoltori europei. Solo le aziende agricole con pratiche ecologiche e sostenibili (ad oggi già fortemente incoraggiate con finanziamenti speciali) potranno avere accesso ai fondi europei. Il principio di commisurare i sussidi alla dimensione delle superfici coltivate dovrà essere contemperato dal principio di sostenere le piccole e medie aziende agricole con prodotti tipici locali.
Altre città sono state coinvolte in consultazioni ampie che hanno generato il Pilastro per i diritti Sociali, provvedimenti per promuovere la condizione dei cittadini più poveri e/o più fragili. Per gli immigrati e le loro famiglie sedici città del circuito sono impegnate in un progetto di accoglienza, inserimento e lavoro. Le metropoli, che sono i grandi contribuenti del Fondo sociale europeo, hanno confermato alla conferenza di Ghent l’impegno a “influenzare e collaborare” con l’Unione Europea. Non si tratta di realizzazioni facili: i passaggi tecnici, la costruzione di un consenso prima e di una collaborazione poi richiedono tempo e molte competenze professionali.


A poche settimane dalle elezioni europee Eurocities si impegna a non tradire l’armonia immortalata nella Città ideale. La presidente del network e sindaca di Stoccolma Ann König Jerlmyr sottolinea anche come molte aziende, e in particolare il quartier generale di Spotify, la società di servizio di streaming musicale fondata da Daniel Ek e da Martin Lorentzon, oggi fra i più ricchi contribuenti svedesi, possa attrarre programmatori che in altri Paesi subiscono discriminazioni. “Stoccolma punta a essere un approdo interessante per professionisti e talenti gay, lesbiche, bisessuali e transgender che vengono da culture meno aperte o tolleranti. Voglio una Stoccolma sempre più inclusiva”.