Se l’estrema destra avanza in Europa

Un ragazzo di 15 anni, allievo del liceo internazionale tedesco-americano di Berlino John F. Kennedy, è stato per mesi tormentato da suoi compagni di scuola perché ebreo. La Berliner Zeitung ha pubblicato la storia mercoledì scorso, raccontando come durante il tragitto da e per la scuola, tutti i giorni, lo studente venisse schernito e umiliato. Sul suo banco poi venivano lasciati fogli con svastiche. Gli è stata premuta una sigaretta spenta in faccia dicendo che doveva ricordare il fumo delle camere a gas. Gli è stato detto che è “un cattivo ebreo” perché ha criticato sia Israele che i palestinesi a proposito del conflitto.

La scuola ha ammesso l’accaduto annunciando nuovi programmi contro la discriminazione. Il sito di informazione britannico The Jewish Daily Edition precisa che “sebbene alcuni recenti episodi di antisemitismo siano stati attribuiti a studenti musulmani, in questo caso non è così”. Joseph Schuster, capo del Consiglio centrale degli ebrei tedeschi ha detto che “Gli ebrei in Germania stanno subendo varie forme di antisemitismo a molti livelli”. Domenica 24 c’è stata a Berlino una manifestazione politica e ciclistica: circa cinquanta persone, ebrei e musulmani, e tra questi rabbini e imam, hanno pedalato su tandem dal Memoriale dell’olocausto fino a Bebelplatz, dove il regime nazista, nel 1933, fece bruciare 20.000 libri. L’imam Ender Cetin pedalava col rabbino Elias Dray. “Siamo noi, imam e rabbini – ha detto Cetin – a dover dare l’esempio. Mandiamo un segnale alla comunità islamica che non tollereremo l’antisemitismo”. Il rabbino Dray ha aggiunto che è importante impedire ai populisti di dividere la società. Cetin e Dray vanno spesso assieme nelle scuole per parlare di tolleranza religiosa. La Germania, accanto a questi casi di fiducia e collaborazione, registra purtroppo un aumento degli attacchi a ebrei e musulmani. In tutta tutta l’Europa del Nord, sondaggi aggiornati a giugno, l’estrema destra avanza.

Da questa settimana tocca all’Austria la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione Europea. Inizia un momento di grande visibilità per il conservatore e capo del Partito Popolare Austriaco Sebastian Kurz, 32 anni. L’anno scorso, con la disfatta dei socialdemocratici, vinse le elezioni. Kurz si è alleato con l’FPÖ, il Partito della Libertà, che conta su rappresentati ed elettori in molti casi filo-nazisti. Il suo leader, Heinz-Christian Strache, è ora vice-cancelliere. Strache ha cercato di “ripulire” in fretta il suo partito dai riferimenti al terzo Reich. L’FPÖ, oltre alla vice-presidenza, ha i ministeri degli affari interni, della difesa e degli esteri. “Adesso – ha scritto l’analista politico Thomas Hofer parlando del cancelliere conservatore– Sebastian Kurz diventerà una specie di ragazzo copertina dell’estrema destra”. Fino a che punto il suo influente vice lo condizionerà? Strache ha definito Angela Merkel “la donna più pericolosa d’Europa”.

Con questo corridoio politico spalancato è stato facile per il primo ministro ungherese Viktor Orban, dell’Unione Civica Ungherese, assicurarsi una vittoria netta e il quarto mandato. La campagna elettorale è stata martellante contro gli immigrati, soprattutto musulmani. Orban li definisce pericolosi perché possono creare “un’Europa con una popolazione mista e senza alcun senso di identità”. C’è un forte dialogo tra Orban e AfD, Alternativa per la Germania. AfD è entrata per la prima volta in parlamento col 12,6 per cento. E’ il terzo partito della Germania, 94 seggi. Alcuni rappresentanti di Alternativa per la Germania hanno negato il genocidio degli ebrei e ripetuto come gli immigrati e gli islamici rovinino “l’identità nazionale tedesca”. In Olanda il Partito della Libertà, PPV, di Geert Wilders, continua a promettere di “deislamizzare la nostra nazione”, forte del 13%. In Danimarca il Partito del Popolo condivide questa visione contro gli immigrati (non su altri temi) e ha il 21%. In Svezia i Democratici Svedesi hanno il 13%. Le loro radici storiche sono nel fascismo e nel movimento neo-nazista di suprematisti bianchi degli anni Novanta.

Nel 2014, in un’intervista al giornale Dagens Nyhter (Le notizie quotidiane), l’allora segretario dei Democratici svedesi Björn Söder, oggi parlamentare, parlò di minoranze come “i lapponi, i finnici o gli ebrei”. Si disse rammaricato dal fatto che, pur riconosciuti come svedesi, mantenessero “una doppia identità, probabilmente fieri di entrambe le loro origini”. Aggiunse di avere dei dubbi sul fatto che questi gruppi si considerassero cittadini svedesi.

Il Consiglio centrale degli ebrei tedeschi e il Consiglio di rappresentanza delle istituzioni ebraiche francesi (CRIF) hanno pubblicato nei mesi scorsi un documento intitolato “Nessuna cooperazione con i populisti di estrema destra”. Si riferiscono ad Alternativa per la Germania e al Front National. Gli ebrei tedeschi e francesi affermano che “C’è già stato in Germania un partito che presumeva di definire ciò che era da ritenersi tedesco e cosa no, chi poteva vivere e chi non poteva. Non permetteremo mai più uno sviluppo degli eventi di questo tipo, non importa quale minoranza venga colpita!”.