Se la sinistra vuole smascherare i nuovi falsari

Quando si tornerà a votare, presto o più in là, sicuramente il prossimo anno per le europee, rischiamo – lo ha già scritto Massimo Bordin – di partecipare ad elezioni senza la sinistra. In questi giorni si riuniscono quelli che hanno dato vita a LeU ma che sono divisi dal progetto sul futuro. Viola Carofalo di Potere al Popolo dice cose di sinistra in una intervista a Lettera 43 ma il suo risultato elettorale è stato dell’1% circa e i sondaggi la danno in salita di alcuni decimali. Il Pd è il luogo della disperazione. Ora si fanno insistenti le voci su un distacco di Renzi e di tutto il suo Circo Barnum per fare il partito macroniano. Realisticamente un partito intorno al 2,8% o giù di lì. La sinistra Pd, invece, non è più sola perché molti renziani sono spaventati dalla idea scissionista del Capo ma l’antirenzismo non ha una strategia perché l’antirenzismo non è una strategia.

Oggi peraltro questo variegato mondo che ha vissuto attorno al Pd, provenendo da altre culture politiche, i “nativi”, quelli che sono rimasti, quelli che se ne sono andati senza approdare ai 5 Stelle si trovano di fronte a un problema propagandistico colossale.
Qual è il punto di forza della propaganda grillo-leghista? E’ esattamente quello della giunta Raggi. Prima di noi c’era malaffare, debito, lobbies scatenate, privilegi e cattiva amministrazione. Vi lamentate delle buche, dei topi, dei bus che non ci sono? Prendetevela con le amministrazioni precedenti. Tutte. C’è un’autoassoluzione che ha funzionato per ben due anni e che solo da poco tempo vede scendere in campo nei quartieri i primi movimenti di contestazione.

Il governo Conte-Padre Pio dirà questo e di più. Da Monti a Renzi, e poi indietro fino a D’Alema, Veltroni, Prodi e Amato, è stata una continua gara ad affamare gli italiani da parte di una classe politica cresciuta nei privilegi, sradicata dai quartieri popolari e insediata ai Parioli ma soprattutto che prendeva ordine dal sistema bancario e dalla odiata Europa.
La metteranno giù dura. Esattamente come l’hanno mesa dura i critici di Renzi del suo stesso partito che oggi titubano di fronte agli argomenti di nuovi potenti pensando di non potersi difendere perché figli, spesso involontari, di un passato indicibile. D’altro canto c’è Renzi con i suoi che continua a pensare che la sua migliore azione propagandistica sia elogiare i suoi governi con una sfrontatezza che non ha eguali.

Mi interessa però il primo punto che ho sollevato. Come conciliare l’opposizione che molti nell’ambito della sinistra hanno condotto contro Renzi a quel fare di tutta erba un fascio per cui i grillo-leghisti possano scrivere una storia d’Italia tutta di nefandezze, di malgoverno, di esaltazione di privilegi?
Lo si può fare in tre modi. Si può andargli dietro e dopo ogni loro anatema dire “in effetti è vero”. E’ una linea che porta alla autodistruzione.
Si può tentare non una difesa di tutto il passato ma una valorizzazione di alcuni provvedimenti, quelli sui diritti civili ad esempio, e soprattutto l’idea che tutto si sia svolto in un ambito democratico.

Si può cambiare l’ordine del giorno imponendo soprattutto con una pratica di massa nuove necessità e nuove risposte. Se il copione lo scrive Rocco Casalino siamo destinati a diventare il Paese di Rocco Casalino, cioè più o meno una nuova espressione geografica. Se il copione lo scriviamo noi sulla base di una lettura attenta del paese e nella prospettiva di rovesciare come un guanto il suo sistema di potere allora si riesce meglio a rielaborare anche il passato. Perché la formula secondo cui il nuovo governo esprime la lotta contro l’establishment è un gioco di falsari. Non c’è nessun provvedimento annunciato nel contratto che toglie potere ai forti. Al massimo taglia la pensione a un cardiochirurgo che ha lavorato una vita intera.