Se la sinistra si accoda al referendum di Maroni

Il prossimo 22 ottobre i cittadini lombardi saranno chiamati a votare al referendum sull’autonomia della Lombardia. Enormi manifesti bianchi lo annunciano in tutte le piazze lombarde. Questa prova referendaria fortemente voluta dal presidente leghista Roberto Maroni non ha alcun senso: la Lombardia non avrà una più ampia autonomia, non diventerà una regione privilegiata, non otterrà col voto maggiori risorse. Il referendum sull’autonomia della Lombardia è un inganno che costerà ai contribuenti almeno 23 milioni di euro (questo il prezzo complessivo dei tablet acquistati da Maroni per il voto digitale) e sarà utilizzato come campagna propedeutica della destra e dei leghisti per le elezioni regionali del prossimo anno. Nel 2018 Maroni userà il voto referendario per picchiare i pugni sul tavolo di Roma, ripetendo vecchi copioni.

Già Maroni era stato eletto quattro anni fa promettendo ai lombardi di mantenere nella regione il 75% delle tasse. Una balla colossale, improponibile, e in effetti non è successo niente. Adesso cavalca di nuovo la promessa dell’autonomia, riecheggiando i vecchi slogan leghisti di “essere padroni a casa nostra”, assicurando di voler proteggere il portafoglio della regione più ricca d’Italia. Si tratta di un’altra bufala, utilissima, però, per scaldare gli animi degli elettori lombardi.

Ma la cosa più preoccupante è che il referendum ha ricevuto l’appoggio, pur critico e con pacati distinguo, anche del Pd e di esponenti di rilievo del centrosinistra. Il sindaco di Bergamo, l’ex produttore tv, Giorgio Gori, possibile candidato del Pd nella corsa regionale, ha detto che voterà a favore. Inoltre si è lasciato andare pure a un apprezzamento su Roberto Formigoni, portatore “di un’idea forte della politica e della società”. Certo non ha letto le carte della Procura sulle idee forti dell’ex governatore. Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, sostiene che il referendum è inutile, ma non si può lasciare questa bandiera in mano leghista. Così anche il ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina.

Possibile che il Pd, la sinistra tutta, non riescano a distinguersi, a contrastare questa costosa e propagandistica iniziativa, a proporre un programma coerente, un leader capace, una squadra di governo di alto livello per conquistare dopo trent’anni la Lombardia? Certo il compito è difficile, l’impegno è faticoso tanto che il candidato del centrosinistra alle ultime elezioni regionali, Umberto Ambrosoli, già leader del civismo, ha rinunciato al Pirellone e ha scelto il più comodo posto di presidente della Banca popolare di Milano. Però abbracciare il referendum leghista sull’autonomia non sembra un grande passo avanti.