Se la sinistra
la smettesse
di fare scissioni

È inutile, a sinistra, fare finta di essere pochi ma buoni, sventolando la coppa dei campioni di contorsionismo mentale. Mentre (nei rilevamenti periodici) la nuova Lega dell’ultradestra salviniana raddoppia i consensi con quasi il 35% e il M5S perde poco, restando sul 28, secondo gli ultimi sondaggi i partiti di sinistra, tutti insieme, arrivano poco sopra il 23: il Pd Intorno al 16, tra il 2 e il 2,7 ciascuno Liberi e Uguali, Potere al Popolo e Più Europa di Emma Bonino. E già si vocifera di un nuovo partito renziano, tanto per frammentare ancora un po’ il fronte progressista. La scissione dell’atomo, al confronto, sembra un gioco da ragazzi. Intanto rimontano un po’ Forza Italia e Fratelli d’Italia e – se si votasse ora per le elezioni politiche – il centrodestra potrebbe governare.

Però torniamo alle scissione dell’atomo, perché persino i più ferrati studiosi di sinistrologia italica rischiano di non ricordarsi tutti i protagonisti della propria scomparsa. Forse serve un “bignamino della sinistra” per fare il punto. Dunque, ormai ci sono quasi venti partiti a sinistra o appena a destra di quel che resta dei democratici, tra piccoli, piccolissimi e microscopici. Partiamo dai maggiori. Il Pd ha subito numerose scissioni e pure qualche evasione. Negli ultimi due o tre anni lo hanno lasciato: Civati che ha fondato Possibile; Bersani, D’Alema, Speranza, Epifani che hanno fondato Articolo Uno; Stefano Fassina, già creatore di Futuro a sinistra, passato poi a Sinistra Italiana (partito nato a inizio 2017 con Nicola Fratoianni come segretario, raccoglie anche gli ex Sinistra ecologia e libertà, che fu di Nichi Vendola). Queste tre sigle hanno creato Liberi e Uguali, che è la seconda formazione per rilevanza elettorale della sinistra italiana: con un “bel” 2,5%, secondo le ultime stime. Poi ecco Partito Socialista, Verdi e Bonino. Campo Progressista di Giuliano Pisapia in teoria non esiste più, però potrebbe riemergere qualora Pisapia ribattesse un colpo. È bene ricordare che L’Altra Europa con Tsipras è una coalizione ancora rappresentata nel Parlamento europeo, dopo il 4% ottenuto nelle elezioni del 2014.

Fuori dal Parlamento, tanto per non dimenticarci nessuno (neppure i più all’antica e più microscopici), ci sono almeno più di dieci tra partiti e movimenti che si richiamano alla sinistra, al socialismo o al comunismo. In parte fanno riferimento alla coalizione, traballante, di Potere al Popolo (alle scorse politiche si è fermata all’1,3%, senza ottenere il quorum necessario per avere rappresentanti nelle Camere). Ecco il Partito della Rifondazione Comunista, nato nel 1991 e attualmente guidato da Maurizio Acerbo. Più di recente è sorto il Partito Comunista Italiano, nato nel 2016, con un logo identico a quello del disciolto Pci, nel quale sono confluiti il Partito Comunista d’Italia ed esponenti di Rifondazione Comunista e dell’Associazione per la Ricostruzione del Partito Comunista. il segretario attuale è Mauro Alboresi. Sempre la definizione di “partito” se la attribuiscono altre formazioni, come il Partito Comunista dei Lavoratori (di Marco Ferrando), il Partito Comunista (di Marco Rizzo) e il Partito di Alternativa Comunista.

Nella galassia anticapitalista non usano la formula “partito” Sinistra Anticapitalista (di Franco Turigliatto, nata nel 2013 dopo la fine di Sinistra Critica) e Sinistra Classe Rivoluzione (nata nel 2016 dopo l’uscita da Rifondazione della componente “Falce e Martello”). Esiste da molti anni la Rete dei Comunisti (RdC), attiva soprattutto nel sindacalismo di base. Da non dimenticare i CARC – Comitati di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo, attivi da 26 anni. Poi, Senso Comune (nato nel novembre 2016 “per costituire una rete di cittadini che lavori per portare avanti una proposta di politica nuova al servizio della gente comune”, ha lanciato il “manifesto per un populismo democratico”), DemA (Democrazia e autonomia, fondato dal sindaco di Napoli Luigi de Magistris), Azione Civile (di Antonio Ingroia, che alle politiche si è presentato con la “Lista del Popolo – La mossa del cavallo”) e Risorgimento Socialista, nato nel 2015 da una fronda a sinistra del PSI. Tra i neonati, il Movimento popolare di Liberazione e della Sinistra sovranista (l’ideologo di riferimento è Moreno Pasquinelli).

Quindi – per i più pignoli – ecco due formazioni storiche. Per scelta ideologica non sono mai presentati alle “elezioni borghesi”, però partecipano a manifestazioni politiche e sindacali: il PMLI (Partito Marxista Leninista Italiano), che ha più di 40 anni di storia ed è noto per la bandiera rossa con Marx, Engels, Lenin, Mao e Stalin; Lotta Comunista, dichiaratamente leninista, nota per l’omonimo giornale diffuso da decenni casa per casa, nelle fabbriche e nelle scuole. Infine non si possono trascurare vari gruppi locali, centri sociali e movimenti, che hanno una forma di organizzazione territoriale.

È il quadro della situazione nella galassia di sinistra (forse nell’elenco manca persino qualche piccolo asteroide). Si potrebbe obiettare che anche a destra ci sono varie formazioni, tuttavia sono assai di meno di quelle a sinistra. Chiederebbe Vladimir Il’ič Ul’janov, detto Lenin, se fosse ancora vivo: che fare? In questa società, fluida pure nelle scelte politiche, non si può escludere che un piccolo partito di sinistra (moderata, perché la sinistra-sinistra in Italia difficilmente prenderà percentuali rilevanti) possa di colpo trovare consensi (in fondo a destra la Lega, che pareva in via di estinzione, con Salvini è passata dal 4% al 35% in 5 anni); oppure, come aveva lasciato intravedere il fenomeno Pisapia, un nuovo leader e un nuovo partito potrebbero avere un boom.

Resta da capire con quale programma. Se si vuole marciare a colpi di fuffa, anatemi e slogan, magari potrebbe funzionare, come dimostrano i momentanei (si spera…) successi pentaleghisti. Certo, tutti abbiamo nostalgia di un partito che possa avere almeno il peso del vecchio Pci berlingueriano. Allo scopo di raggiungere questo traguardo, in teoria non impossibile, occorre che i maggiori partiti di sinistra la smettano di occupare i due terzi del proprio tempo a beghe interne oscure ai più (persino ai militanti, figurarsi al cosiddetto “popolo”) e si dedichino a contenuti comprensibili: per dire, morettianamente, “qualcosa di sinistra”. E quel “qualcosa” consiste, in parole povere, nel riuscire a dimostrare di voler rappresentare credibilmente i cittadini più indifesi e più deboli. Tutto il resto è…noia.